Narrativa recensioni

Il Cremulatore. Storia banale e perciò straordinaria di Pëtr Nesterenko – Saša Filipenko

Recensione a cura di Ivana Tomasetti

Già il titolo ci pone domande. A quale lettura ci dobbiamo preparare? Cremulatore è il termine che si riferisce a un macchinario usato per l’incenerimento dei cadaveri. Non solo li brucia, ma riduce anche i residui ossei, separa i metalli, prepara le ceneri al miglior modo…

Immaginiamo subito che il personaggio si dedicherà a un’attività inusuale.

“Se Blochin le potesse comprare nei negozi, quelle belle cose, le ruberebbe forse ai cadaveri per regalarle alla moglie? A questo si deve, però, che ogni tanto, in una qualche stradina tranquilla di Mosca, i parenti di un giustiziato riconoscano addosso a un passante gli oggetti più preziosi del proprio caro scomparso…Va da sé che sono i momenti in cui Blochin, gli altri esecutori e ancor più le loro mogli innocenti si sentono a disagio. … Chi ha riconosciuto gli effetti personali dei propri cari va arrestato. Il segreto deve rimanere tale.”

Affrontando la lettura conosciamo Pëtr, un uomo accusato di spionaggio politico, assistiamo all’interrogatorio che lui stesso racconta. Il libro è strutturato in tre parti: la prima racconta della vita del nobile Pëtr, ufficiale dello zar e poi nell’Armata Bianca, la seconda parla del verdetto e la terza di una ipotetica riabilitazione, il tutto contornato da camion camuffati con la scritta “spumante” che trasportano cadaveri in quantità considerevole che il protagonista e i suoi collaboratori devono bruciare.

“Ogni sera o quasi, di ritorno dal teatro, andavo al crematorio; lì, seduto accanto al forno, aspettavo che arrivasse il camion con la scritta SPUMANTE (oppure PANE). Me l’immaginavo che sbucava da vicolo Varsonofev e si avviava lentamente verso il monastero.

Saranno sette chilometri: neanche troppo lunga, come scia di sangue. Notte dopo notte, col suo carico di decine di cadaveri.”

La trama è fatta di parole che l’inquirente e l’arrestato si scambiano, dialoghi che diventano il nucleo del romanzo; ci sono i ricordi di una vita passata che ognuno dei due analizza a proprio modo, la rapida descrizione di una realtà carceraria in cui il protagonista vive il suo presente.

Il ritmo è talvolta lento, pieno di vissuti che sono lo stimolo per uno scambio di odio tra i due. Il finale è quasi scontato.

Conosciamo il cremulatore, il protagonista che racconta le sue scelte e i suoi viaggi per l’Europa. Importante e decisivo è il tono del suo linguaggio. Egli si trova in una situazione a rischio della vita, eppure è ironico, spavaldo, ricco di spiritosaggini, come è mai possibile? Dobbiamo forse pensare che per la sua funzione di capo del crematorio si senta al di sopra delle parti? Oppure pensa di scampare alla morte anche questa volta. Non dimostra alcuna paura, mentre lancia le sue provocazioni. Il lettore è coinvolto perché nel proseguo delle pagine comprende che Pëtr vive in un sogno, che lui stesso si è creato per sopravvivere.

L’inquirente, esponente del regime, non demorde, controbatte colpo su colpo, lo accusa di essere una spia con dettagli di luoghi e date, non sappiamo se questa sia la verità; cominciamo a chiederci se sapere questo sia davvero necessario.

Un’altra figura è la donna che Pëtr ha amato: a lei si rivolge nel suo diario e anche nei suoi pensieri. Sembra una figura che vive di luce riflessa, il rapporto tra i due resta sospeso, ci chiediamo se Vera lo contraccambi.

L’ambiente è la Russia della Rivoluzione del 1917 fino alla formazione dell’Unione Sovietica, la morte di Lenin e l’avvento di Stalin. Gli ambienti vengono descritti attraverso il loro nome: le città, i paesi: la Serbia dove è sfollato, la Francia dove frequenta gli emigrati dell’Armata Bianca sconfitta, infine in Unione Sovietica dove gli offrono il posto al crematorio di Donskoe a Mosca. Non vi sono descrizioni analitiche, l’importanza è data ai fatti che le domande rievocano, tralasciando le emozioni. Sulle pagine aleggia un’ironia sottile e crudele che avvolge tutti, anche il protagonista.

Alla fine della lettura dobbiamo riflettere, non sugli avvenimenti in sé, che la storia ci riporta più in dettaglio dello stesso romanzo, ma sul messaggio che l’autore ci ha voluto trasmettere.

Se dovessimo restare all’analisi storica toglieremmo al racconto la sua peculiarità, che, a parer mio, sta tutta nell’analisi della voce narrante. Una voce graffiante, piena di disprezzo e sfida che ci dice come anche nel peggio, l’animo umano possa trovare scappatoie per non cedere, per non farsi sopraffare. È proprio questo atteggiamento che crea nell’aguzzino la rabbia e l’impotenza di non riuscire a far capitolare l’accusato.

Prima di essere sconfitti del tutto, ci dice Nesterenko, abbiamo ancora un modo per resistere, perché siamo esseri intelligenti. La nostra arma è l’ironia feroce, con cui possiamo infliggere umiliazioni al nemico, combatterlo fino all’ultimo respiro. La parola dunque è la modalità attraverso la quale possiamo restare esseri umani autentici, la vera arma di cui tutti dispongono.

L’originalità del romanzo è qui.

L’io narrante parla a molteplici persone, riflette su se stesso, parla nel pensiero al suo aguzzino, scrive il diario, parla alla sua donna… senza soluzione di continuità: è una voce che vive di vita propria che non sappiamo se sia reale o nel sogno, se descriva fatti accaduti o solo immaginati.

“Il mio nemico non è né bianco né rosso, il mio nemico non è né nero né grigio né giallo. Il mio nemico è uno soltanto ed è sempre lo stesso: il mio nemico è l’essere umano. Fin da bambino mi hanno ripetuto di comportarmi onestamente, ma come faccio, se questa virtù di cui ora nessuno ha bisogno mi porta a morte certa?”

Dentro l’incertezza dapprima ci dibattiamo per trovare un ancoraggio, poi ci lasciamo andare per gustare la qualità della lettura.

Saša Filipenko, è uno scrittore bielorusso che vive in Svizzera.

PRO

Un libro che resta nella memoria per l’impatto che il linguaggio ironico e ribelle produce sul lettore.

CONTRO

La tensione narrativa talvolta cede e diventa ripetitiva.

Il cremulatore – Edizione cartacea
Il cremulatore – Edizione e-book

Trama

Pëtr Nesterenko ha una certa familiarità con la morte. Come direttore del primo crematorio di Mosca durante l’era di Stalin, ha letteralmente «ridotto in cenere» dissidenti, presunte spie, ex eroi rivoluzionari vittime del terrore rosso e delle grandi purghe staliniane. Cremulatore: questa la sua professione – se avesse un nome – che poi coincide con il macchinario che si utilizza per polverizzare ciò che resta di un individuo dopo la cremazione. Tante volte Nesterenko è scampato alla morte per un soffio, fino a convincersi di esserne immune. Finché, nel 1941, il secondo giorno dell’invasione nazista in URSS, arriva il momento del suo arresto. Dovrà rispondere adesso dell’accusa di spionaggio, e delle giravolte della sua vita tumultuosa. Ufficiale dell’Armata Rossa e poi di quella Bianca, fuggito dai bolscevichi in Ucraina, sopravvissuto allo schianto del suo aereo, rifugiatosi a Istanbul e a Parigi… Riuscirà a cavarsela anche questa volta? Tra il commissario inquirente e Nesterenko inizia una caccia del gatto al topo in cui ben presto si confondono le acque tra carnefice e vittima, giustizia e menzogna, bene e male. Saša Filipenko intreccia con virtuosismo verità storiche e fiction, raccontando la storia sovietica con un’ironia agghiacciante.

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