Recensione a cura di Costanza Marzucchi
Cari lettori, è per me un grande onore di presentarvi la recensione del romanzo La grande sete, scritto dall’autrice esordiente Erica Cassano, pubblicato da Garzanti nel 2025 e già oggetto di particolare attenzione nel panorama editoriale per la sua originalità. Il racconto si inserisce sul filone del romanzo storico, nel periodo della Seconda Guerra Mondiale.
Nel 1943 Napoli riesce a liberarsi dall’occupazione nazifascista ed attende l’arrivo degli Alleati. I tedeschi, poco prima di lasciare la città, tuttavia, effettuano delle azioni di rappresaglia, sulle quali spicca la distruzione dell’acquedotto cittadino. Su Napoli cala la siccità, soprannominata La grande sete. Solo una casa sembra essere sfuggita a questa calamità, un edificio dimesso dove è ancora possibile utilizzare l’acqua corrente e che viene soprannominato La casa dell’acqua.

Da qui cominciano le peripezie della protagonista, Anna. Anna è una giovane di origini genovesi che, insieme alla famiglia, è stata costretta ad abbandonare il capoluogo ligure per motivi politici. Il padre, infatti, è un uomo che, per le sue opinioni critiche nei confronti dei fascisti, si è reso sgradito al governo, qualità che gli ha fatto guadagnare il trasferimento forzato a Napoli. Si tratta di una figura molto importante per la formazione di Anna che, grazie a lui, riceve un’educazione articolata e anticonformista. Tale scelta educativa aprirà nel corso del tempo molte possibilità alla protagonista ma, allo stesso tempo, la renderà diversa, isolata, schiacciata dalle convenzioni e dalle ipocrisie del contesto in cui si muove, tradizionale e opportunista al tempo stesso. Anna sconta la sua condizione di straniera in terra campana, la sua formazione antifascista e il segreto della sua casa, unico edificio ad avere ancora l’acqua corrente: una serie di fattori che influiscono sul suo atteggiamento, inizialmente votato a nascondere le sue qualità agli altri e a se stessa.
“Fino a quel momento non avevo mai saputo di avere delle idee. Solo pensieri, che non avevo mai esposto. Per questo mi erano rimasti dentro la testa a girare, girare. Fu in quella stanzetta umida, male illuminata, che mi resi conto che c’era un modo di dare forma a quello che pensavo, dargli concretezza con le parole. Mi sembrò di essere stata per tutta la vita sconosciuta a me stessa; ma in quel momento mi vedevo, mi riconoscevo. Avevo un corpo e una testa, e, dentro la testa, cose che nelle altre teste non c’erano.”
Due eventi, come la scomparsa del padre e il suo incontro con gli Alleati, presso i quali sarà assunta per la sua conoscenza dell’inglese, spingeranno Anna a mettere da parte le sue insicurezze ma non a sconfiggere la paura di non essere abbastanza, elemento che condizionerà non poco le sue azioni. Sotto questo aspetto, La grande sete riprende uno degli elementi cardine del romanzo di formazione: la crescita emotiva e il cammino verso la maturità del personaggio.

Le azioni di Anna, che non si sente capita dalla famiglia e che proviene da un ambiente diverso dal contesto umile del quartiere in cui si trova a risiedere nel corso del romanzo, sono inizialmente mosse da fattori esterni. Se la decisione di diventare segretaria presso la base americana è mossa agli inizi dalla presa di coscienza che è la sola abbastanza forte da occuparsi della madre, della sorella e dei nipoti, subentrando al genitore, successivamente e involontariamente tale atto avrà delle ricadute sulla sua vita. Sarà giudicata, biasimata e in parte compatita, ma finirà con diventare il riferimento per la madre e la sorella che, almeno agli inizi, hanno involontariamente escluso la protagonista dalle dinamiche familiari.
Il lavoro porterà Anna a scoprire in se stessa qualità che non pensava di possedere, acquistando nuova fiducia.
“Per la prima volta da quando avevo cominciato il mio lavoro alla base, mi sembrò di aver fatto per davvero qualcosa di importante. Di quante cose avevo avuto paura, all’inizio. Del buio in cui finiva la Cumana nel primo tratto. Di non ottenere il lavoro. Di non capire l’inglese. Di non essere all’altezza di una macchina da scrivere. Tutto, poi, era diventato normalità. Non significava che non avevo più paure, ma solo che, alle vecchie, si erano sostituite le nuove. Forse era quello, crescere.”
La caratterizzazione di una protagonista tutt’altro che perfetta e priva di incertezze mi è piaciuta molto poiché favorisce l’immedesimazione del lettore nelle vicende del personaggio, percorrendo con lui la sua evoluzione che si intreccia con un contesto ricco di contraddizioni, luci e ombre, come lo è il capoluogo partenopeo ed i suoi abitanti. Le descrizioni dei luoghi sono quasi espressioniste nella loro presentazione ed è una scelta che, inizialmente, mi ha disorientato, salvo poi conquistarmi perché offre scorci insoliti di una città che è davvero difficile da inquadrare per la sua natura multiforme.
La scelta della narrazione in prima persona sicuramente contribuisce a offrire un punto di vista non obiettivo ma non per questo non veritiero. La lettura di questo romanzo è una vera e propria immersione a più livelli all’interno di varie storie: la storia di Anna, la storia della famiglia di Anna, la storia della Casa dell’Acqua, la storia di Napoli e la storia di una nazione che si sta gradualmente liberando da un’occupazione oppressiva. L’effetto finale è simile a quello di una struttura a matrioska, elemento che emerge al termine della lettura e che ho trovato molto particolare e interessante.
I personaggi apparentemente sembrano abbozzati ma questa impressione è frutto della scelta narrativa dell’autrice. Accanto ad Anna ruota una serie eterogenea di personaggi che si manifestano al lettore man mano che interagiscono con la protagonista. Ognuno di loro contribuisce in qualche modo a plasmare l’identità di Anna, dandole gli strumenti per prendere in mano la sua esistenza.
Per quanto riguarda la loro caratterizzazione, posso dire che, eccezion fatta per alcune figure negative, non esiste una suddivisione netta tra i buoni e i cattivi. Ogni personaggio è imperfetto e muta nel corso della narrazione, contribuendo a questa narrazione multiforme che non è altro che lo specchio di Napoli.
“Anna, questa è la vita. Ci possiamo volere bene assai, ma non sempre ci possiamo aiutare”
Pur essendo un’opera di esordio, La grande sete non presenta molti di quei tratti tipici delle opere prime, ovvero una tendenza alla rigida suddivisione dei personaggi e dei loro ruoli. L’estrema fluidità della storia, che si intreccia alle grandi vicende della seconda guerra mondiale, si accompagna ad una estrema duttilità dei personaggi stessi che si modellano nel contesto lungo il percorso di maturazione di Anna.

Il libro tocca molti temi, non ultimo la condizione della donna. L’autrice non manca di presentare la condizione subordinata delle donne nel corso degli anni Quaranta, attraverso una serie di figure piuttosto incisive. Lo fa senza indulgere troppo nelle descrizioni, ma solo tramite dei cenni ed un sapiente uso dello show don’t tell che non appesantisce una trama estremamente articolata. La diversità di Anna, grazie a questa tecnica e alla scelta di focalizzare l’attenzione sulla sua crescita senza fare un esempio, garantisce una rappresentazione realistica e coinvolge il lettore perché offre una storia che sa essere vera, sia pure con tutte le licenze narrative del caso.
Ultimo ma non meno importante è il titolo. Anch’esso ha varie spiegazioni, varie interpretazioni che emergono nel corso della storia. La Sete non è solo quella dovuta alla distruzione dell’acquedotto e alla scarsità d’acqua conseguente, ma è anche la sete che spinge Anna e suo padre a non accontentarsi, a scegliere strade nuove, lontane da vie già tracciate, anche se questo li porterà a dover rinunciare necessariamente a qualcosa come spesso capita nel corso della crescita di ognuno di noi.
Qualche attimo prima mio padre aveva detto che fare una scelta comporta abbandonare qualcosa. Per questo, dopo, in gola resta sempre un po’di sete. Era chiaro che una delle strade che avevo davanti me ne avrebbe lasciata più dell’altra. Dovevo scegliere la mia Grande Sete.
In conclusione, La grande sete è un’opera di grande qualità perché tocca numerose tematiche, senza banalizzarle, e offre una rappresentazione storica non convenzionale che lascia comunque il segno.
È un libro che consiglio e, se l’inizio può un po’ spiazzare, invito gli incerti a proseguire nella lettura che diventa sempre più avvincente con lo scorrere degli eventi. Sono certa che la maggior parte di voi non si pentirà di questo viaggio.
«Non era quella la sete che dovevo soddisfare.
A me non era mai mancata l’acqua.
Ecco quello che veramente mi mancava.
Leggere, studiare. Vivere.»
I PRO
La caratterizzazione dei personaggi
L’evoluzione della protagonista
La descrizione inedita dei luoghi
I CONTRO
Nessuno

La grande sete – Edizione e-book
Trama
Anna ha sete. Tutta la città ha sete, da settimane. C’è chi li chiamerà i giorni della Grande Sete, e chi le ricorderà come le Quattro Giornate di Napoli. È il 1943 e l’acqua manca ovunque, tranne che nella casa in cui Anna vive con la sua famiglia. Mentre davanti alla Casa del Miracolo si snoda una fila di donne che chiede quanto basta per dissetarsi, lei si domanda come mai la sua sete le paia così insaziabile. Perché quella che Anna sente è diversa: è una sete di vita e di un futuro di riscatto. A vent’anni vorrebbe seguire le lezioni alla facoltà di Lettere, leggere, vivere in un mondo senza macerie, senza l’agguato continuo delle sirene antiaeree. Ma non c’è tempo per i sogni. Il padre è scomparso, la madre si è chiusa in sé stessa, la sorella e il nipote si sono ammalati. Il loro futuro dipende da lei. Così, quando ne ha l’opportunità, Anna accetta un impiego come segretaria presso la base americana di Bagnoli. Entra in un mondo che non conosce, incontra persone che provengono da una terra lontana, piena di promesse, che incanta e atterrisce allo stesso tempo, come tutte le promesse. La cosa più semplice sarebbe scappare, lasciarsi alle spalle gli anni dolorosi della guerra. Ma Anna non vuole che qualcun altro la salvi. Come Napoli si è liberata da sola, anche Anna deve trovare da sola la sua via di salvezza. La grande sete non è facile da soddisfare. Viene da dentro e parla di indipendenza e di amore per il sapere e, soprattutto, parla del coraggio necessario per farsi sentire in un mondo che non sa ascoltare.
Erica Cassano esordisce con una voce potente e profonda, capace di stupire e commuovere, rincuorare e ispirare. La Grande Sete è il racconto di un piccolo grande mondo, dei suoi silenzi e dei suoi rumori, di un anelito verso qualcosa di più grande che risiede in ognuno di noi.



