Recensione a cura di Matilde Titone
“Questo era St. James. Il quartiere dei club. Gli uomini che attraversavano queste strade camminavano con il portamento sicuro che deriva dall’appartenere a una classe privilegiata… Nell’influente quartiere di St.James, semplicemente sapevano di essere l’Impero”
Siamo a Londra negli anni ’20 in un club molto elitario, frequentato da uomini e solo uomini dell’aristocrazia e l’alta borghesia londinese che hanno prestato servizio per l’Impero durante la Grande Guerra. Una Londra glamour, elegante, altezzosa in aperto contrasto con i danni lasciati dalla guerra appena finita e la miseria dei quartieri di periferia. In tale contesto si verifica un omicidio e tutto il club rischia di essere devastato dalla notizia. Un tenente si appassiona al caso e lo risolve dopo tante peripezie cerebrali più che di azione, con colpi di scena e suspence sempre garantita.

Certo di un romanzo giallo si può dire poco avendo poi la certezza di non spoilerare o lasciare traccia di indizi non richiesti dal lettore. Io in verità non sono un’esperta di romanzi gialli, così ho iniziato questo libro dalla nota dell’autore scoprendo un mondo a me ignoto sulla Golden Age del romanzo giallo inglese, nota anche come “Golden Age of Detective Fiction” che va approssimativamente dal 1920 al 1940. Questo periodo è caratterizzato da un’elevata qualità narrativa e da un’attenzione particolare alla risoluzione dei misteri attraverso la logica e la deduzione. Tra gli autori più importanti di questo periodo, troviamo Agatha Christie, Arthur Conan Doyle, Freeman Wills Crofts e Ronald Arbuthnott Knox che ha stilato un decalogo di 10 regole per scrivere un buon romanzo giallo. Eppure ho letto tutta la produzione di Agata Christie e qualcosa di Conan Doyle ma tutto questo mi sfuggiva.
Non starò qui a riportarvi le 10 regole ma vi assicuro che sono molto interessanti, ne riporterò solo una: non devono esserci mai personaggi cinesi. Strana regola.
Andiamo per ordine. Lo scrittore di questo romanzo è un cinese di Singapore emigrato in Canada, laureatosi in architettura e vive a Montreal. Decide di scrivere un giallo ispirandosi proprio agli autori della Golden Age e al decalogo di Knox in cui viene riportata la regola del “no personaggi cinesi” e ne spiega il motivo. Gli orientali, ma i cinesi in particolare, erano considerati in Gran Bretagna “individui legati alla criminalità e al traffico di stupefacenti” senza spirito critico, solo per pregiudizio radicato nel tessuto sociale. Il personaggio investigativo del romanzo è il Tenente Eric Peterkin, a tutti gli effetti inglese ma con una piccola particolarità: padre inglese importante generale dell’esercito e di nobili origini, madre cinese. Questo nel suo club viene tollerato ma non accettato. È stato ammesso al Britannia club per suo padre e la nobile famiglia di provenienza e per aver prestato servizio militare durante la Grande Guerra nelle Fiandre.

Nota dell’autore: “ Io volevo un detective amatoriale, volevo qualcuno che rappresentasse il lettore, qualcuno che potesse portare il procedimento delle indagini all’interno del regno di possibilità a disposizione di una persona comune”
In questo aristocratico contesto il tenente Peterkin subisce battutine non tanto gradevoli sulla sua origine orientale. In un’atmosfera ovattata dove sembra che una volta chiuse le porte del club si svolga una vita parallela a quella dei comuni mortali non ammessi in quelle stanze, una vita di uomini dai comportamenti molto British o molto stravaganti, o rigidissimi ufficiali al servizio dell’Impero, tra whisky e suono di posate d’argento che arrivano dal ristorante per gli ufficiali, un omicidio è spiazzante e rischia di rovinare la reputazione di uno stimatissimo ed esclusivissimo club. Nasce così un classico giallo fatto di deduzione e logica, moralità e buon gusto, sulla base delle 10 regole di cui sopra: un investigatore per caso e un amico che lo supporta come il buon vecchio caro Watson.
Gli ingredienti ci sono tutti, il lettore è informato step by step delle deduzione dell’improvvisato detective e arriva con lui in un crescendo di intuizioni e flop e poi di nuovo scoperte allettanti, alti e bassi fino alla fine.
Più di questo non posso dire.

“Le perdite britanniche sono stimate tra settecentomila e ottocentomila uomini, più o meno cinquecento soldati al giorno durante i più di quattro anni di durata della guerra.”
Vorrei invece evidenziare l’aspetto che più mi ha colpito in un romanzo di intrattenimento, e cioè le dissertazioni interessanti e anche sconvolgenti sulla Grande Guerra, quella che doveva mettere fine a tutte le guerre. I quasi tre milioni di morti divennero noti col nome collettivo di “lost generation”, fatto che lasciò sicuramente segnata la società dell’epoca. Peterkin e i membri del suo club avevano combattuto nelle Fiandre e soprattutto nelle trincee, luoghi di orrore, di cui ciascuno aveva riportato il ricordo a fine guerra. Si scoprì in quel periodo, agli albori della psicanalisi, la cosiddetta “malattia del soldato” o meglio Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD).
Gran parte del romanzo ruota intorno ai disastri psicologici provocati nei soldati come negli ufficiali dall’orrore della disumanità della guerra.
“Era eccitato…Povero ragazzo! Tre ore dopo era morto”
PRO
Un giallo avvincente, interessante, ben scritto. Deve piacere il genere ovviamente. Come dico sempre, tuttavia, anche i libri che non ci piacciono come genere hanno delle interessanti perle da darci. La descrizione delle trincee, del dolore e delle cure di esso, la scelta di tante donne di curare i feriti e tanto altro rendono il libro non solo di gioco e intrattenimento ma anche di riflessione profonda. Consiglio vivamente la lettura attenta della poesia di John McCrae, nei campi di Fiandra posta all’inizio del libro dopo una citazione di Agatha Christie. Le Fiandre, situate nel nord del Belgio e in parte nel nord della Francia, furono una zona chiave del Fronte Occidentale. Ad alleggerire i ricordi di guerra c’è l’amico Avery, il Watson della situazione, che legge i tarocchi con poca fiducia in essi ma con una buona interpretazione del simbolismo delle famose carte.
CONTRO
Nessun contro tranne il fatto che se non ami questo genere di letteratura può non piacere. n.b.: ci sono piccoli errori grammaticali ma spero siano solo refusi, non voglio fare la pignola che non mi appartiene ma non vorrei neppure sembrare poco attenta alla scrittura.

L’assassinio di un gentiluomo – Edizione e-book
Trama
1924. A pochi anni di distanza dalle trincee delle Fiandre, il tenente Eric Peterkin è appena diventato membro del più prestigioso club riservato ai veterani della città: il Britannia. Ma quando una scommessa tra gentiluomini si conclude con un omicidio, le ultime parole della vittima risuonano nella sua mente. Eric sospetta che l’assassino sia uno degli altri membri del club, ma chi? Il capitano Mortimer Wolfe? Il brillante decifratore di codici, il sottotenente Oliver Saxon? O forse il glaciale capitano Edward Aldershott, nonché presidente del club? L’indagine porterà Eric ben oltre i corridoi di marmo del Britannia, fino ai resti di un ospedale militare in rovina e ai covi di oppio di Limehouse. A mano a mano che la maschera di rispettabilità dei gentiluomini si sgretola, Eric si troverà di fronte a una spirale di omicidi, vizi e segreti che puntano non solo agli ufficiali del suo club, ma anche all’investigatore stesso incaricato da Scotland Yard.



