Recensione a cura di Antonio Tenisci
Cosa accomuna due personaggi così diversi come Kant e Casanova?
Da una parte Immanuel Kant il grande filosofo, con tutte le sue intuizioni affascinanti, con la fama che cresce in tutta la nazione, ma triste e insoddisfatto. Dall’altra il principe dei seduttori, Giacomo Casanova, già famoso in tutta Europa, ma sempre alla ricerca di finanziatori che possano assicurargli l’importante tenore di vita a cui è abituato.
“La verità era che Kant era afflitto da diversi mesi da una profonda melanconia. C’erano momenti in cui non riusciva a darsene ragione: la sua vita scorreva su un solido tracciato, i suoi scritti iniziavano a essere letti e diffusi in tutta la Germania, era circondato da amici e colleghi affettuosi e premurosi, i suoi stessi allievi lo riempivano di attenzioni e non gli lesinavano soddisfazioni. Eppure, nulla di tutto ciò lo appagava.”

Due personalità diverse e complesse. La razionalità del primo e la mondanità spavalda di fronte alla realtà della vita che scorre non sempre come si desidera del secondo. Il romanzo si svolge a Königsberg, la città natale di Kant, la città dove tutti lo conoscono, sanno dei suoi studi, leggono i suoi libri e in molti lo giudicano, non sempre in modo positivo, ma che comunque rappresenta il posto dove si sente al sicuro.
Eppure l’isolamento affettivo di Kant dovuto a una filosofia critica, limite di una coscienza regolata dalla ragione si scontra all’improvviso dalle esperienze concrete – e di certo amplificate – dall’ego smisurato di Casanova. E Kant, a suo modo, ne rimane prima bloccato, riconoscendo di non essere all’altezza di una così dilagante personalità, e poi affascinato e travolto. Casanova, a sua volta, sembra non rendersene conto, almeno all’inizio, così lo asseconda.
“Più si andava al Nord e più faceva freddo! E lui no, Casanova non era un patito del freddo. Ma gli dispiaceva ancora di più andare a letto con lo stomaco vuoto, o essere umiliato da nobili da strapazzo. Se Federico a Berlino non aveva risposto alle sue aspettative, poteva sperare che Caterina si dimostrasse più generosa e più lungimirante. Non aveva sempre avuto fortuna con le donne?”

Così i due personaggi si rimbalzano la scena come in un’attenta partita a scacchi. Un gioco che mette in risalto personalità decise che si scoprono all’improvviso deboli e sofferenti come pedoni che devono essere sacrificati davanti alle vite dei più potenti padroni. E questa debolezza che sembra imbattibile la scoprono scavando nelle proprie vite. Una debolezza che li unisce, loro così agli antipodi, in un vortice inaspettato.
Due personalità incredibili che finalmente trovano un punto in comune. Due modi di intendere la vita che ancora oggi, nel presente, sono oggetto di discussione e dibattito, in una ricostruzione storica che si rispecchia anche nella fiction.
E infine le figure femminili che saranno catalizzatori del pensiero di entrambi, seppure diverse, si legheranno al futuro che aspetta entrambi, perché la vita e la sorte di Kant e Casanova si fonderanno per una notte. Poche ore, che cambieranno per sempre le loro vite.
I PRO
Romanzo che spinge il lettore a scoprire due personalità importanti del secolo scorso.
I CONTRO
In alcuni tratti si sarebbe potuto accrescere concetti filosofici solo accennati.

La notte brava di Kant e Casanova – Edizione e-book
Trama
Da quando è stato trasferito da Berlino a Königsberg, il governatore Hans von Lehwaldt ha cercato ogni possibile pregio in quella cittadina severa affacciata sul mar Baltico. In fondo la sua vita scorre serena tra le passeggiate al porto e le visite dei notabili della città. Però c’è l’inverno pressoché perenne, e quel tedio infernale. Per questo, quando un giorno di fine estate del 1764 gli viene riferito che è in arrivo Giacomo Casanova, preceduto dalla fama di gran seduttore e spirito illuminato, il governatore decide di invitarlo nella propria casa. Per irretire e divertire il celebre ospite, von Lehwaldt invita i cittadini più in vista, tra i quali il filosofo Immanuel Kant, destinato a diventare la «gloria di Königsberg». I due non potrebbero essere più diversi: Casanova è fuggito dal carcere di Venezia e vaga tra le corti d’Europa seducendo giovanette bellissime e nobili azzimati. Kant, invece, non ha mai lasciato la sua città natale e ha dedicato la vita al sapere, alla carriera accademica e ai suoi studenti, senza mai concedersi distrazioni, meno che mai sentimentali. Sarà l’enigma di Eulero, che ammanta di mistero la città di Königsberg e i suoi sette ponti, a trasformare la serata in un’indimenticabile sfida tra le due anime del Settecento. Attraverso una rigorosa ricostruzione storica, che gioca anche con l’immaginazione, Daniele Archibugi ci permette di scorgere, nel breve spazio di una notte romanzesca, gli uomini nascosti dietro al loro mito.


