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Le due mogli di Manzoni – Marina Marazza

Recensione a cura di Raffaelina Di Palma

«Non siete da solo, don Alessandro» mormorai, prendendogli la mano tra le mie che tremavano. «Ci sono i vostri figli, i vostri amici cari, tutti gli ammiratori della vostra penna che voi nemmeno conoscete, ma che vi amano. Cercate di sentire il nostro calore, che vi scaldi un po’ il cuore in questo momento terribile» .Mi mancò la voce. […] «Terribile» ripeté, annuendo, e le sue dita strinsero forte le mie attraverso i guanti spessi.

Per Alessandro e Teresa, quello fu il primo incontro “ravvicinato”, in quel fatale Natale del 1833,
ai funerali di Enrichetta Blondel: la fragile e timida prima moglie. Sposata a sedici anni, non si era di certo risparmiata. Dopo quindici gravidanze, troppe per una donna, soprattutto se già di salute cagionevole.
Negli anni che seguirono la morte dell’amatissima Enrichetta, il mondo di Manzoni si oscura, si incrina, sprofonda in un abisso irraggiungibile, non sentiva più interesse per risalire da quel fondo. Lei morì proprio il giorno di Natale del 1833, quando Alessandro aspettava che Gesù Bambino gli portasse in dono la guarigione di lei.

Lapide Enrichetta Blondel

Enrichetta e Teresa: pur completamente diverse, furono due donne importanti per Manzoni, come mette in risalto l’autrice, Marina Marazza. Amate in maniera diversa, ma diversi erano anche gli anni in cui entrarono in casa Manzoni, diverso innanzitutto quell’Alessandro che le chiese in sposa. Diverse, ma non si può dire che l’una sia stata amata più o meno dell’altra, perché entrambe le unioni, secondo gli studiosi del Manzoni, vennero definite riuscite, vissute in modo completo.

Conseguenza del suo stile di vita estremamente riservato, non è facile immaginare l’uomo che si cela dietro lo scrittore. Eccettuata la frequentazione del salotto intellettuale di Clara Maffei, era lontano dagli eventi mondani della città e lontano dall’impegno politico dei moti nazionalistici che stavano sconvolgendo l’Italia, nel pieno fervore risorgimentale: restando comunque nel convincimento personale, culturale e morale, favorevole alla causa dell’Unità.

Nel 2023 ricorre l’anniversario dei 150 anni dalla sua morte. Di recente uscita, edito da Solferino, il romanzo, “Le due mogli di Manzoni” di Marina Marazza. Il titolo può sembrare curioso, ma è appropriato, in quanto la prima consorte Enrichetta aleggia ancora tra le mura della casa e nella vita matrimoniale di Teresa Borri, seconda moglie. L’autrice, con questo romanzo, apre uno spiraglio sulla vita privata di Alessandro Manzoni.

Nelle solenni cerimonie che, sicuramente ci saranno, ridondanti e ampollose, comunque, sarà commemorato il Manzoni più conosciuto cioè, l’autore dei “I Promessi Sposi”. Il nuovo romanzo, di Marina Marazza, invece, vuole essere una straordinaria occasione per scoprire e capire l’essere umano che c’è dietro lo scrittore, ne emerge un uomo diverso e, posso assicurare, con molte sorprese.

Teresa Borri

Teresa incontrò virtualmente, come diremmo oggi, Alessandro, attraverso il suo romanzo: si innamorò prima che dell’uomo della sua opera. Scrisse alla madre parole entusiasmanti dicendole che quell’uomo le piaceva moltissimo, aveva tutte le qualità che potevano piacere a una donna, ma risaltando l’uomo non il libro.
Ma quando presa dal fervore del momento, scrisse quelle parole appassionate, Alessandro, era ancora sposato con Enrichetta Blondel. Teresa invece era vedova da molti anni del suo primo marito, il conte Decio Stampa, morto giovanissimo.

Fu Tommaso Grossi, uno dei migliori amici di Manzoni a presentargli la donna che sarebbe diventata la sua seconda moglie.
Insieme con altri amici una sera riuscirono a trascinarlo al teatro alla Scala, ben sapendo che ci sarebbe stata anche lei. Alessandro, rimase colpito dalla bellezza e dal fascino sobrio di Teresa. Dopo pochi mesi le chiese di sposarlo.
Teresa all’inizio era felicissima: aveva sposato l’uomo che amava di nascosto da anni, ma
quell’amore spirituale e intellettuale cambiò con la convivenza quotidiana. Le sue emozioni si scontrarono nel contesto di quella famiglia, se vogliamo un po’ anomala, il suo carattere ribelle finì per causarle ulteriore disagio e sofferenza.
La suocera Giulia non sopportava di esser sostituita dalla nuora Teresa, che non aveva la docilità di Enrichetta: la rivalità tra le due signore rendeva il clima famigliare molto teso.

Molto probabilmente quella di donna Giulia era una rappresaglia nei miei confronti, perché non mi ero mostrata sufficientemente entusiasta dell’ultimo regalo che mia suocera aveva voluto farmi, un libro di preghiere consunto dalle mani di Enrichetta, con delle sue note su ogni pagina.

Il fantasma di Enrichetta aleggiava ancora in quelle stanze e, qualunque cosa facesse, Teresa, si ritrovava paragonata a lei. All’interno del romanzo l’autrice fa anche una bellissima esposizione di quegli eventi straordinari del 1848, con le celebri “cinque giornate”, 18-22 marzo, che toccarono da vicino Manzoni negli affetti più cari che lo tennero in ansia: Filippo, suo figlio, partecipò fin dalle prime ore alla rivolta milanese, combattendo sui tetti del vicolo San Dalmazio. Fu arrestato dagli austriaci e imprigionato. Fu portato via come ostaggio al seguito delle truppe austriache in fuga, ma poi fu liberato grazie a uno scambio di prigionieri.

Famiglia Manzoni

Marina Marazza rimette insieme la storia della famiglia Manzoni. Ma senza esprimere commenti, si limita a una nuda e semplice sequenza di accadimenti.
Ognuno dei suoi componenti viene messo, di volta in volta, in luce o riportato nell’ombra.
Una storia che resterà per sempre nella memoria: un’incancellabile e preziosa retrospettiva sulla vita di una famiglia borghese lombarda del 1800, che porta con se un’ eco dolorosa di giovani vite spezzate da malattie, oggi curabili. Ci mostra un Alessandro Manzoni, padre onnipresente a volte ingombrante per la sua notorietà, ma in grado di cedere l’essenzialità della scena alla compattezza della sua famiglia.
Tutte le figlie di Manzoni, tranne Vittoria, morirono giovanissime, forse di tubercolosi.

L’autrice non vuole che egli abbia più spazio degli altri, vuole che sia visto di scorcio, mescolato tra gli altri, confuso nel leggero velo di nebbia della quotidianità . Eppure, egli dominava la scena; era il capo famiglia e gli altri non erano alla sua altezza.
Con il Romanticismo italiano emerse l’esigenza di una lingua più semplice che consentisse di arrivare al popolo: Manzoni fu uno degli esponenti più importanti di quel periodo storico.
La voce narrante di Teresa dà alla lettura contemporaneità e spontaneità ; è come vivere catapultati in quel contesto. Teresa: la donna che si innamorò prima che dell’uomo, della sua scrittura e questo è un frammento di tempo che compose la loro vita.

Trama
Un colpo di fulmine letterario. Una famiglia che pare felice. Ma in amore c’è chi ama sempre di più. Teresa non si sarebbe mai aspettata di innamorarsi di Alessandro Manzoni ancora prima di incontrarlo di persona. Eppure, non è tipo da perdere la testa facilmente : è una giovane vedova benestante con un figlio, una posizione sociale, una cultura che le permette di brillare nei salotti della Milano ottocentesca. Così quando anche lui rimane vedovo della prima moglie Enrichetta, stroncata dall’ennesima gravidanza, un amico devoto combina un incontro galeotto durante una prima della Scala. Le nozze si celebrano nel gennaio del 1837 ed è un matrimonio fin da subito pieno di passione, ma Teresa si ritrova matrigna di sette difficili figli di primo letto, nuora di una suocera impossibile e moglie di un uomo diverso da quello che si aspettava : pieno do nevrosi, problematico e incapace di amare. Un anno dopo l’altro, una delusione dopo l’altra, mentre intorno si compiono gli avventurosi destini dell’Italia da unificare, persino il sentimento forte che la lega ad Alessandro rischia di vacillare. La voce di Teresa che racconta la sua storia è la voce di ogni donna che ama troppo e queste pagine, impeccabili nella ricostruzione storica, trasportano la sua vicenda nella dimensione universale dell’amore che esalta ma che può anche distruggere. Manzoni, svelato in una luce intima e nuova, scende dal piedistallo e ci appare umano, con le sue tenerezze e le sue miserie. Così che in questo romanzo si incontrano e si riconoscono, come una vertigine, il tempo dei protagonisti e il nostro, la vita e la letteratura.

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