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Il pittore maledetto e la Natività

Articolo a cura di Annalisa Stancanelli

Caravaggio è la mia passione, forse, anche la mia ossessione. Da più di quindici anni studio la vita e l’opera del pittore e, soprattutto, indago. Mi sento un po’ il “detective” dei misteri di Caravaggio e le mie scene del crimine sono i documenti.
Annalisa Stancanelli

Cari amici e amiche di TSD ci risiamo! Roberto Orsi mi coinvolge e io, come sempre, con grande piacere mi metto a scrivere, tentando di non perdermi in qualche nuova trama gialla. Si avvicina il Natale e nonostante Caravaggio sia  sempre descritto come il pittore ombroso, aggressivo, furioso e disperato (ma non era proprio come oggi vogliamo narrarlo) anche il Merisi, perduto nei contrasti buio/luce, affascinato dalla drammaticità dei Santi e dei martiri, inghiottito dalla vita disperata dei poveri e dall’angoscia dello sbarcare il lunario degli artisti emergenti, ha dipinto scene di Natività.

L’Annunciazione

Tra i dipinti con la presenza della Madonna e di Gesù io amo il dolcissimo “Riposo durante la fuga in Egitto“ (Galleria Doria Pamphili, Roma) che sembrerebbe lontano dal mondo chiaroscurale di Caravaggio ma invece è proprio un suo capolavoro. Altro quadro legato a Maria e alla Madonna, “L’Annunciazione” oggi a Nancy (non per tutti autografo) ed anche un’opera che io ho ritrovato descritto in un epigramma latino, un quadro “Maria fa visita ad Elisabetta” che, se il frate teatino G.Silos che ne parla in un libro del XVII secolo  non erra, vedendolo nella collezione Giustiniani, doveva essere davvero stupendo ( trovate la storia di questo dipinto ignoto  in Forse non tutti sanno che, citato…).

La nascita di Gesù narrata da Caravaggio e il tema della natività.

Sono due i dipinti che si possono riferire al tema della nascita, del Natale. Il primo è ancora possibile ammirarlo ed oggi si trova al MUME di Messina. In questo Museo è esposta una tela immensa che porta il nome “Adorazione dei pastori” ma in realtà nei documenti del XVII secolo è registrata con un altro titolo appunto “La Madonna del parto”.

Chi lo aveva commissionato?
“La Madonna del Parto” è un dipinto straordinario che Caravaggio realizzò fra il 1608 e il 1609, nel periodo del soggiorno siciliano fra Siracusa e Messina. Per Francesco Susinno, storico che racconta del Caravaggio in Sicilia un secolo dopo il suo soggiorno (1724),  ma anche per molti contemporanei che ne fecero realizzare diverse copie, l’ “Adorazione dei pastori” era il capolavoro del pittore. A Messina in quel periodo era presente il potente Girolamo Errante, ispettore per le tre Custodie cappuccine di Sicilia (Messina, Palermo e Siracusa) , che potrebbe esser stato il tramite per  “l’Adorazione dei Pastori”, dipinto commissionato dal Senato e donato alla Chiesa di Santa Maria la Concezione annessa al Convento dei Frati Cappuccini. Quest’opera fu pagata mille scudi e venne molto lodata. Il primo a parlarne fu Padre Samperi in un testo del 1644  (Iconologia della gloriosa Vergine Maria Madre di Dio protettrice di Messina) che registrò che “su l’altare maggiore della devota chiesa dei Frati Cappuccini sta l’artificioso quadro della Madonna del parto, opera dell’eccellente pittore Michelangiolo da Caravaggio” e ne pubblicò un’incisione di Placido Donia intitolata “La Madonna del Parto”. Si tratta della più antica indicazione del quadro e come Padre Samperi anche  Caio Domenico Gallo , nel secolo successivo,  indicò  nei suoi “Annali di Messina”(1756), “questa Natività col nome di Madonna del Parto”, mentre nelle biografie e nei repertori anche dai principali studiosi a decorrere da Roberto Longhi (1951), verrà chiamata  “Adorazione dei pastori”. Giovanni Pietro Bellori ricordò: “vi figura la Vergine con il bambino fuori la capanna rotta e disfatta d’assi e travi; e vi è San Giuseppe appoggiato al bastone con alcuni pastori in adorazione”. Longhi  (1951)nel quadro individuò la genesi lombarda nella natura morta con il cesto bianco, posta in basso a destra nel dipinto: una specie di “natura morta dei poveri” con tovagliolo, pagnotta e pialla da falegname.

L’Adorazione dei Pastori è un’opera immensa che riempie una parete del Museo interdisciplinare di Messina e che cattura lo spettatore all’interno di una scena teatrale. L’attenzione è focalizzata sulla Madonna e il bambino. Un dipinto pieno di dolcezza e di santità nella semplicità degli abiti e appunto degli oggetti. Un capolavoro che riprende la tematica dell’umiltà, e anche degli elementi frequenti in Caravaggio come il caratteristico apparire di manti rossi e i contrasti buio-luce con in evidenza massima i volti vicini di Maria e Gesù. Stefania Macioce scrive: “la soave immagine di Maria che stringe il neonato, accompagnata dall’apprensione dei pastori che la circondano e la vegliano rispettosamente, definisce la profondità introspettiva della pittura caravaggesca che in assenza di esplosioni di luce e di colori, e con la trattazione del fatto quotidiano, è in grado di elevare il racconto sacro oltre le parole e le evidenze formali.”

L’altro dipinto, quello commissionato con il tema che ci interessa, “La Natività” oggi noi non lo possiamo ammirare, al suo posto c’è una raffigurazione in 3d (Palermo). Nessuno sa se esiste ancora o se è stato diviso in parti, come racconto nel mio thriller, o distrutto. Si tratta della “Natività” nota nel mondo per essere stata rubata nel mese di ottobre del 1969 dall’Oratorio di San Lorenzo a Palermo. Sul quadro sono stati spesi anni e anni di indagini, finora senza esito, scritti libri e saggi, realizzati film.  Il primo mistero, però, non è il furto, chi l’ha rubata? Dov’è? Ma se fu realizzata a Palermo, come si è sempre pensato fino a cinque anni fa, o a Roma.

Il dipinto, secondo alcuni biografi, era attribuibile al periodo siciliano di Caravaggio, dunque, al 1608-1609 ma secondo alcuni studiosi il quadro perduto forse è stato commissionato a Roma nel 1600 e poi portato a Palermo. Nel 1600, anno in cui il pittore entrò nel circuito degli artisti celebri, infatti, arrivò  a Caravaggio anche la commissione di Fabio Nuti per un quadro con figure.

Il quadro “cum figuris” commissionato da Nuti è “La Natività con i Santi Francesco e Lorenzo” rubato a Palermo nel 1969?
Secondo alcuni studiosi la risposta è affermativa.

Di recente Maurizio Calvesi, Giovanni Mendola e altri hanno ripreso con nuove prove un’ipotesi formulata negli anni ‘80, secondo cui il dipinto sarebbe da ricondurre alla produzione romana di Merisi e alla commissione diretta, nell’anno 1600, del mercante Fabio Nuti; questi richiese al pittore un dipinto specificandone solo le misure, nelle quali la Natività vi rientra. L’ipotesi di cronologia romana è confermata anzitutto dallo stile (pennellata accurata, colori accesi), dalla composizione (con una sorta di horror vacui), dai confronti iconografici (stringenti con le pitture della cappella Contarelli) e dalle caratteristiche tecniche del telo (un unico, grande brano di tessuto) – tutti elementi che avvicinano la “Natività” più ai dipinti di Roma che non a quelli di Siracusa e Messina. Inoltre importanti ritrovamenti documentari hanno fatto luce sulla rete di relazioni che legava Caravaggio, Nuti e soci, Palermo e nello specifico l’oratorio. Senza contare che la modella che vestì i panni della Vergine sembra la stessa che posò nel 1602 nella “Giuditta e Oloferne”.
E ora un altro interrogativo.
Il quadro, rubato a Palermo nel 1969 da alcuni ladruncoli e poi finito in mano alla mafia, esiste ancora?
Non lo sappiamo con certezza così come non si è certi che la teoria della commissione Nuti sia fondata. Non c’è il dipinto sul quale poter effettuare studi e analisi!

Che fine ha fatto il capolavoro?
Tante le leggende circolanti sulla sorte del dipinto. Si è detto di tutto sulla tela: utilizzata come stendardo nei summit di Cosa nostra, al centro di una trattativa Stato-Mafia, mangiata da topi e maiali in una stalla, o ancora distrutta nel terremoto dell’Irpinia.  Le ultime notizie assegnavano l’opera a un trafficante svizzero, dalle parti di Lugano (ed è da lì che io inizio il mio romanzo Il mistero Caravaggio).

Ma torniamo al Natale, alla natività, alla nascita, al tema commissionato al pittore.

Il dipinto presenta alcune somiglianze con “L’adorazione dei pastori” che abbiamo raccontato, come la capanna umile e povera, ma esplode al centro con l’entrata in scena dell’angelo di Dio con il cartiglio “Gloria in Excelsis Deo”. Scrive Stefania Macioce, accennando a un ennesimo mistero che riguarda le figure attorno alla Madonna. “Dal punto di vista iconografico si è aperta un’annosa questione circa l’individuazione della figura di San Giuseppe, del pastore con il bastone e di San Francesco, la cui veste non corrisponderebbe con esattezza ai canoni della veste del Frati Conventuali di Palermo”:
Che Caravaggio si sia divertito a far impazzire i committenti con uno scherzo? Chi è San Giuseppe dei quattro uomini presenti?
Secondo me con Caravaggio tutto è possibile!


Alcuni suggerimenti di lettura e approfondimento per le storie e i dipinti di  questo piccolo Focus su Caravaggio e “la natività”:
S. Macioce. Caravaggio, luci e ombre di un genio (White Star);
Per l’enigma del quadro rubato, il Most wanted nel mondo del mercato dell’arte, ovvero “La Natività con i Santi Lorenzo e Francesco”:
Riccardo Lo Verso La tela dei boss (Novantacento editore), e il mio thriller che racconta la sorte del quadro maledetto “Il mistero Caravaggio. Per un quadro si può uccidere” (Mursia);
per i dipinti perduti, il mio saggio: “Forse non tutti sanno che Caravaggio. La vita di un genio” (Newton Compton).

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