Letture condivise

Lettura condivisa di Novembre: i commenti dei lettori a “L’eredità degli Sforza”

Conclusa la lettura condivisa del mese di Novembre abbiamo raccolto come di consueto i commenti dei partecipanti! Il libro in questione è “L’eredità degli Sforza” di G.L. Barone! Andiamo a leggere cosa ne pensano i lettori!

Emilia Milucci Guido

1494. Cosa lega Ludovico il Moro ad una barca, un rascona, che esplode mentre risale il fiume verso Milano? Quali segreti nascondeva don Domenico, l’arcidiacono che resta ucciso nell”esplosione? Sono tutti elementi di una trama collegata ai problemi di salute di Gian Galeazzo Visconti? A questi ed altri interrogativi cercano risposte i protagonisti: don Isacco, il bargello Salvo Lecce e la marchesa Marianna Tomaino Zandemaria.

Un thriller avvincente, ricco di intrecci e colpi di scena, con eventi e soggetti inventati ben inseriti in un corretto contesto storico e amalgamati armoniosamente a personaggi reali, più o meno famosi.

Ho trovato il romanzo appassionante e ricco di spunti per gli interessanti approfondimenti condivisi. Decisamente una lettura piacevole.

Laura Pitzalis

Un libro che pone, fin dall’inizio, mille domande: “Chi è stato?”, “Cosa è successo?”, “Perché?” e alla fine della lettura, “E se fosse davvero andata così?”

Al centro della trama, ricca e articolata, la morte del duca Gian Galeazzo Sforza forse per avvelenamento dalla quale si originano due tesi, quella che vede Ludovico il Moro colpevole della morte del nipote e quella che lo vede vittima di un complotto. Il tutto ben condito con intrighi, lotte di potere, gelosie, enigmi, omicidi, fughe rocambolesche.

Non c’è un unico vero protagonista attorno a cui ruota la storia ma parecchi, tutti ben contestualizzati, tutti fondamentali e ben caratterizzati, alcuni frutto della straordinaria fantasia dell’autore, come Marianna Tomaino Zandemaria, il bargello del podestà Salvo Lecce e il giovane curato don Isacco; altri personaggi storici realmente esistiti come Gian Galeazzo Maria Sforza, Bona di Savoia, Ludovico il Moro, Beatrice d’Este, Leonardo da Vinci vera e propria guest star del romanzo con la sua partecipazione tanto defilata quanto decisiva!

L’ambientazione temporale fine XV inizio XVI con l’Italia in pieno fermento politico e culturale, quella spaziale la Milano degli Sforza in continuo sviluppo. Ambientazioni ben descritte e ben caratterizzate dove la situazione socioculturale emerge in tutti suoi aspetti ed evoluzioni. Un affresco della città della quale Barone ci fa cogliere ogni sfumatura sia che riguardi le nostre percezioni sensoriali, suoni, odori, colori, sia le atmosfere che la circondano.

Un libro dove c’è un’equa combinazione tra la realtà, il plausibile e l’immaginazione ovvero tra i fatti che ci tramanda la Storia, quelli che sarebbero potuti capitare e ciò che è frutto della fantasia dell’autore, regalandoci in questo modo un’esperienza di lettura di grande impatto emotivo.

Lo stile è fluido e trascinante, ottima la ricostruzione storica, la trama intrigante dal ritmo serrato grazie ai capitoli brevi dove si alternano più storie tra loro, destinate poi ad intrecciarsi. Questo alternarsi delle storie può inizialmente creare un po’ di confusione, a me è successo, ma poi entrati nella dinamica della trama, tutto diventa più chiaro.

“L’eredità degli Sforza” è, quindi, un bel thriller dove Barone riesce brillantemente ad amalgamare la Storia con le vicende umane dei protagonisti che la vivono, sorprendendoci con la sua personale ricostruzione dei fatti. Inoltre, è abile a utilizzare le migliori tattiche narratologiche, perfette per catturare il lettore, interessarlo, incuriosirlo spingendolo a conoscere di più, ad approfondire i temi trattati per verificare se siano una realtà storica o immaginaria. E la cultura ringrazia.

Milena Lecca

Partendo da un sospetto ai tempi condiviso da molti ma mai veramente provato, l’avvelenamento del duca di Milano Gian Galeazzo Maria Sforza, nella trama di questo libro si intrecciano le azioni di diversi personaggi realmente esistiti e di altrettanti personaggi di fantasia.

Tra i primi ovviamente ci sono lo stesso Gian Galeazzo, Ludovico il Moro, Bona di Savoia, Isabella d’Aragona, ma anche il cancelliere Calco, il medico Ambrogio da Rosate, l’arcivescovo di Milano Guidantonio Arcimboldi e pure Leonardo da Vinci.

Tra i secondi spiccano i tre attorno ai quali si muovono i fili della narrazione: il curato don Isacco Colombini, il bargello Salvatore Lecce e la marchesa Marianna Tomaino Zandemaria, che finiscono loro malgrado per essere i protagonisti di una storia dalle molteplici domande: il duca Gian Galeazzo viene davvero avvelenato come sostengono sua madre e sua moglie e come sospettano in molti? E nel caso da chi? Dal reggente Ludovico, che già da tempo amministra il ducato per conto del nipote? O si tratta di un complotto proprio contro Ludovico? Quali informazioni in merito deve recuperare la marchesa Tomaino Zandemaria per conto della duchessa Isabella? E don Domenico cosa c’entra in questa storia? Perché la barca dove viaggiavano lui e don Isacco è saltata in aria? Perché l’indagine su questa esplosione è stata commissionata proprio a Salvo Lecce, bargello del podestà, e non al capitano di giustizia Bernardo Pusterla?

La storia che si dipana da tutti questi elementi viene raccontata dall’autore in maniera abilmente articolata, con un continuo rincorrersi di colpi di scena pieni di intrighi, di omicidi, di fughe, sempre in bilico tra fatti e personaggi reali e la pura fantasia, tutto per poter arrivare alla fine a dare risposta all’unica vera incognita: a seguito della morte di Gian Galeazzo, a chi andrà l’eredità degli Sforza?

Ecco, questo è proprio il genere di libri che preferisco: quello che consente di riguardare a eventi, personaggi e luoghi storici attraverso trame che invece sono solo frutto della fantasia (forse). Se poi queste sono ben articolate e ricche di suspence ancora meglio. Il mio giudizio su questo libro dunque non può che essere pienamente positivo.

Daniele Chiari

Una storia ben scritta, capitoli brevi con precise indicazioni (chi, dove e quando) per riuscire a collegare facilmente le diverse vicende, continui colpi di scena, giusta miscela di eventi e personaggi reali con vicende e soggetti di fantasia, molteplici stimoli per approfondimenti, trama leggera e godibile che consente di calarsi senza fatica in atmosfere e periodi storici complessi.

Questi e molti altri gli ingredienti per cui ho davvero apprezzato questa lettura, uno svago intelligente e stimolante, sinceri complimenti a G.L. Barone.

Ivana Tomasetti

Ducato di Milano 1494. Strani personaggi apparentemente lontani uno dall’altro si intrecciano in questo thriller che ha per fulcro l’avvelenamento, vero o presunto di Gian Galeazzo Sforza. Quale sarà la sua eredità? Il giovane don Isacco, nominato curato della parrocchia di San Sisto a Milano, il bargello Salvo Lecce, che indaga su un incidente, la marchesa Marianna Tomaino Zandemaria, che fugge dal castello con una missione importante, una bibbia che contiene un messaggio misterioso: tutto concorre a una lettura coinvolgente che tiene il lettore attaccato alle pagine. Non necessariamente verità storica, il racconto diventa un pretesto per condurci attraverso i meandri dei rapporti umani tra i vari personaggi, reali o inventati, che lottano per la propria vita, cercando la verità, restando però in superficie.

Una trama ricca e articolata, tra intrighi, omicidi, fughe e colpi di scena, fino all’epilogo, tutt’altro che scontato. Lo stacco di scene brevi anche in uno stesso capitolo, rende il ritmo della narrazione incalzante, ma è difficile l’immedesimazione con questo o quel personaggio, poiché il lettore è costretto a saltare velocemente da una situazione all’altra, riprendendo i fili da un quadro precedente. È una tecnica che tiene in sospeso, ma non sempre si rivela del tutto efficace, specie se ripetuta troppo spesso, a parer mio. L’ambiente è la Milano rinascimentale, dove si muovono personaggi, nessuno dei quali possiamo definire protagonista, è piuttosto la vicenda che li cattura e che li fa vivere dentro di sé. In tal senso la caratterizzazione dei personaggi è rapida e poco approfondita. Uno stile semplice, diretto, chiaro, scorrevole. Una piacevole lettura.

Isabella Novelli

Un romanzo molto interessante con personaggi ben caratterizzati e una Milano molto suggestiva narrata in tutti i suoi anfratti con protagonista Leonardo da Vinci e le sue invenzioni. L’avvelenamento di Gian Galeazzo Maria Sforza ed il mistero su chi ha voluto ucciderlo, una vicenda dove si intrecciano personaggi di fantasia, come il bargello del podestà Salvo Lecce e protagonisti realmente esistiti, come Ludovico il Moro, uomo dalla personalità discutibile che sembrerebbe essere il vero colpevole della morte del nipote.

Un libro scorrevole che ci trasporta alla fine del 1400 cogliendo tutte le mille sfumature dell’epoca, un thriller molto ben scritto che si legge in fretta e che attira sino al suo bel finale. Un libro molto piacevole che sono contenta di aver letto in questa bella lettura condivisa.

Mara Altomare

Per la prima volta ho letto un libro di questo autore e senz’altro sono curiosa di scoprire altri suoi romanzi. L’ambientazione storica in Italia, nella Milano di fine 1400, che assiste alla fabbrica del Duomo, è sempre un contesto coinvolgente e stimolante: ogni pagina è una finestra sulla storia, talmente ben amalgamata con la fantasia, che si riesce a leggere trasportati dentro al thriller e alla realtà dell’epoca, senza distinguerne il confine.

Storia, scacchiera politica, religione, mistero, indagini: sono tutti gli ingredienti pesati al punto giusto per un romanzo che tiene sempre in equilibrio l’attenzione, con una trama articolata, ma facile da leggere, per la sapiente maniera in cui è scritta.

Ho avuto il piacere di ristudiare l’affascinante vita personale e politica di Ludovico il Moro, grazie a lui questo libro è ricco e importante!

Ho fatto il tifo per Salvatore Lecce, che ho apprezzato per la sua intelligenza e umanità! Grazie a lui questo libro è avvincente!

Mi sono inchinata all’incontro con Leonardo da Vinci, un vero tocco di classe! Grazie a lui questo libro è prezioso!

E ho adorato sopra ogni cosa il sorriso sdentato di Armandino… grazie a lui questo libro è anche divertente!

Daniela  Castagnino

Il romanzo è ambientato nel ducato di Milano nell’anno 1494. La trama ruota attorno alla misteriosa morte di Gian Galeazzo Maria Sforza ed al dubbio che non sia morto in seguito a problemi legati al suo precario stato di salute ma a causa di un lento avvelenamento.

Bello l’intreccio narrativo, il coinvolgimento che deriva dalla lettura ed il modo in cui la storia è raccontata.

Un romanzo ben costruito, che coniuga alla perfezione avvenimenti storici e finzione narrativa attraverso una efficace combinazione tra personaggi realmente esistiti e personaggi inventati.

Un thriller storico dal ritmo incalzante ed avvincente, convincente ed intrigante come i suoi personaggi.

Maria Giacomotti

Ducato di Milano, fine del 1400, la misteriosa morte del duca Gian Galeazzo Maria Sforza che secondo le dicerie sarebbe stato avvelenato dallo zio reggente Ludovico il Moro e la conseguente successione al potere, sono gli eventi da cui G.L. Barone parte per intrecciare un romanzo dalla trama avvincente e piena di colpi di scena. I personaggi in parte storici ed in parte di fantasia si muovono tra intrighi politici, misteriosi incidenti ed omicidi, enigmi e fughe avventurose, allo scopo di svelare il complotto e scoprire la verità.

L’ autore sa calibrare bene Storia e finzione e le vicende di corte in cui figurano la madre Bona di Savoia ed Isabella d’Aragona moglie di Gian Galeazzo, Ludovico il Moro e la moglie Beatrice d’ Este, si alternano alle rocambolesche indagini del giovane curato Don Isacco, del bargello Salvo Lecce e della marchesa Marianna.

All’inizio I capitoli brevi con il veloce passaggio da un personaggio all’ altro hanno creato un po’ di confusione nel seguire la trama ma man mano l’intreccio si schiarisce e la lettura prosegue sciolta.

Senza dubbio l’autore e’ molto abile nel ricreare l’ambiente storico della Milano degli Sforza ai tempi della discesa di Carlo VIII in Italia ed ai tempi del tribunale dell’Inquisizione. In particolare, mi sono piaciute le minuziose descrizioni degli indumenti e delle calzature dell’epoca che hanno suscitato la curiosità di diversi lettori.

Devo dire che non conoscevo l’autore e la piacevole e scorrevole lettura di questo suo romanzo sara’ senza dubbio seguita dalla lettura di altre sue opere.

Maria  Bellus

Bello! un romanzo che dall’inizio mi ha preso, la lettura è scorrevole non annoia mai per il continuo susseguirsi di omicidi, colpi di scena e la presenza di moltissimi personaggi che amo .

Il contesto storico è molto accurato, realtà e fantasia si mescolano molto bene. Bellissimo e realistico lo sfondo di una Milano di fine 1400.

I capitoli corti e le tante storie che si intrecciano tra loro, creano inizialmente un pò di confusione che ha bisogno di più attenzione ma poco dopo l’inizio tutto scorre più facile .

Martina Sartor

La trama di questo libro, che più che un romanzo vuole essere un giallo storico, è concentrata soprattutto sull’intrigo volto a scoprire chi ha voluto o determinato la morte del duca di Milano Gian Galeazzo Sforza. Sullo sfondo delle indagini c’è la storia del ducato, il cui dominio è conteso fra eredi diretti e indiretti. Fra quest’ultimi spicca Ludovico Sforza, detto il Moro, che, almeno da quanto lascia intendere il romanzo, è disposto a tutto pur di impadronirsi dell’eredità degli Sforza, appunto come dice il titolo. Nel complesso una buona storia per ore di piacevole lettura, immersi nell’affascinante Milano di fine ‘400.

Donatella Palli

L’autore G.L.Barone con una narrativa fluida e ben circostanziata, con capitoli brevi dalla localizzazione precisa ,direi cinematografica, ci presenta il caso della morte prematura del duca Gian Galeazzo Maria Sforza e i dubbi mai chiariti di un suo lento avvelenamento.

Su questo fatto incontrovertibile ecco la fantasia dello scrittore che miscela con arguzia personaggi realmente esistiti ed altri di fantasia con lo scopo di creare un thriller mozzafiato.

Il risultato è piacevole per il lettore ma non superficiale poiché la Milano della fine del ‘ 400 è ricostruita con dovizia di particolari, la vita dell’epoca ben documentata, insomma una lettura da consigliare

Raffaellina Di Palma

L’autore dei bestseller “L’alchimista di Venezia” e “La chiave di Dante” ci appassiona con un altro thriller storico, “L’eredità degli Sforza”, nel quale ci racconta il mistero che si cela dietro la morte del duca di Milano; Gian Galeazzo Maria Sforza. 

Pavia, 1494. La narrazione ha inizio con la fuga dal castello di Pavia della marchesa Marianna Tomaino Zandemaria verso Milano, mentre sono in corso i preparativi per l’arrivo di Carlo VIII re di Francia, scortato da Ludovico il Moro reggente del ducato di Milano per la visita al nipote Gian Galeazzo malato da tempo. I destini della marchesa Marianna e del bargello Salvo Lecce si incrociano con quello del giovane curato don Isacco, che finirà insieme con loro in una intricata rete di raggiri, di cospirazioni e avvelenamenti. Il duca Gian Galeazzo è stato davvero avvelenato? Ludovico il Moro avvelenò il nipote per diventare duca di Milano? Un avvelenamento lento, accurato, controllato: un’ombra nera cala sulla sua figura.

La prima accusatrice è proprio la madre del duca, Bona di Savoia, infatti, sia lei che la moglie Isabella d’Aragona sospettano che dietro il protrarsi della misteriosa malattia di Gian Galeazzo ci sia Ludovico il Moro. Il bargello, Salvo Lecce, viene incaricato di risolvere il mistero. Le molte domande danno al romanzo un ritmo serrato, grazie anche ai capitoli brevi e all’intreccio delle vicende nelle quali i personaggi vengono coinvolti. L’autore è bravissimo nel coinvolgere e avvincere il lettore con colpi di scena, lo trascina nelle atmosfere della storia facendone apprezzare ogni piccola sfumatura. Molto accurata la documentazione storica nella quale sono ben inseriti anche i personaggi di fantasia: muovono con sicurezza reale i loro passi, come il bargello Lecce e il piccolo Armando. Mi è piaciuto molto il rapporto che l’autore ha immaginato si sia instaurato tra loro due. Ogni romanzo storico è un tassello che va ad inserirsi nella nostra memoria; accende la curiosità che spinge all’approfondimento dei temi trattati e avere conferma di ciò che è vero e ciò che è falso. Nozioni che arricchiscono sia la cultura, sia la conoscenza della Storia. Un romanzo stimolante, avvincente e storicamente scrupoloso. Una condivisa molto accattivante. A tutti voi, compagni di viaggio e a TSD, grazie!

Patrizia Martellini

Comincerò col dire che questo non è un romanzo storico, ma un giallo ambientato a Milano a fine ‘400. Infatti, gli errori storici abbondano, ne citerò uno per tutti … Leonardo non aveva Bottega a lato del Duomo, ma in una vigna in periferia!

Le descrizioni dei personaggi storici sono a dir poco fantasiose, ad esempio Ludovico il Moro, alto 1,90 m è così delineato … “Ludovico non era particolarmente avvenente: alto ma tarchiato, con un addome prominente e il doppio mento, era soprannominato il Moro …..”

Ma fin qui può andare … ricordo lo sceneggiato dedicato a Leonardo, dove Il Moro era biondo, con i boccoli, e Leonardo con i capelli neri.

Inoltre l’Autore mette frasi in vernacolo milanese, che però non è milanese: perle come …

“on frecc de biss” o “La tròpa cunfidensa la fa pèrt la réerènsa”

Veniamo ora alla trama: si tratta di scoprire se il giovane Duca Gian Galeazzo Maria Sforza, sia morto di morte naturale o avvelenato e da chi.

Il romanzo è gradevole ed ha un buon ritmo; inoltre, i personaggi non storici sono simpatici come il bargello Salvo Lecce, Don Isacco e il piccolo Armando. Interessanti e documentate le armi costruite da Leonardo.

Mi rimane un unico dubbio, che spero l’Autore ci chiarirà … qua e là nel testo vi sono dei Cammei che citano i Promessi Sposi, come: “La verità era che, pur ritenendosi una brava persona, si era sempre sentito come un vaso di coccio in mezzo a tanti vasi di ferro.” Qual è il loro significato?

Alfio Virzi

Tipico racconto Newton-style: facile, veloce, godibile per qualche ora di relax senza troppo impegno…ma il fatto che sia ambientato nel ‘400 non ne fa un romanzo “storico”. Mio modestissimo parere.

Marina Viganò

Trama interessante come anche i personaggi. Ambientazione molto fedele. Unica cosa che non ho capito: il titolo del libro, ovvero in che senso “Eredità degli Sforza”?

Costanza Marzucchi

Il romanzo è un thriller storico dalla trama molto scorrevole, che offre una chiave di lettura circa il mistero della morte del signore di Milano, il figlio di Gian Galeazzo Maria Sforza, su cui circolarono numerose voci. La storia è scritta con particolare fluidità, con una narrazione dinamica che lascia il lettore con il fiato sospeso fino alla fine. I personaggi inventati si sposano con l’ambientazione storica con grande naturalezza, motivo per il quale la storia risulta avvincente e particolarmente accattivante, anche per chi non conosce molto il periodo storico in cui è ambientato il romanzo.

Eliana Corrado

Un thriller storico di discreto livello: capitoli brevi che rendono la lettura molto veloce e agile, ritmo sostenuto, poche descrizioni e tanta narrazione incalzante. Tutto ruota attorno alla morte di Gian Galeazzo Sforza, morte secondo alcuni avvenuta per avvelenamento, un avvelenamento lungo, perpetrato per anni. Ma da chi? Pare che qualcuno abbia le prove di ciò, ma misteriosamente queste prove sfuggono di mano, passano di custode in custode e le morti si susseguono.

Personalmente, una lettura che non ho gradito molto: l’ho trovato spezzettato, troppi pezzi sparsi sulla tela, una narrazione che mi sembrava procedere a singhiozzi senza che riuscissi mai ad appassionarmi, a entrare in sintonia con nessuno dei personaggi (e ne sono tanti, forse troppi) sulla scena che, secondo me, restano sempre abbozzati, mai tridimensionali. Non un romanzo corale, ma nemmeno un romanzo con un protagonista. Una lettura che ho portato a termine con curiosità, senza dubbio, ma che non mi ha convinto. E pure della vicenda storica, che resta forse la più interessante (rispetto al solito cliché libro-Bibbia da trovare) da leggere, alla fine mi è rimasto poco. Nel complesso, non mi ha convinta.

Giovanni Nocella

L’ambientazione storica e l’episodio che fa da sondo (la morte sospetta di Gian Galeazzo Sforza) al romanzo sono interessanti e coinvolgenti e anche ben descritti. La narrazione è scorrevole ed è abbastanza veloce, forse per il susseguirsi di capitoli e paragrafi brevi che puntano spesso sulla descrizione quasi in contemporanea dei fatti.

Sinceramente però non ho individuato chi sia l’effettivo protagonista, i punti di vista infatti sono diversi e a volte variano all’interno dello stesso capitolo, per cui alla fine non riesci a percepire il tema di fondo. Tutto sommato una buona lettura.

Patty  Bra

Lettura molto scorrevole, veloce e ricca di personaggi storici e no, ritmo sempre incalzante grazie a capitoli brevi e al continuo cambio di prospettiva, prosa fluida e, secondo me, un po’ contemporanea nella scelta stilistica. L’autore ha creato una buona storia sostenuta da una ricostruzione storica veritiera, i personaggi inventati si intrecciano perfettamente con quelli storici e ne rubano la scena, essendo poi i veri protagonisti. Sulla scia dei pettegolezzi sull’avvelenamento di Gian Galeazzo Maria Sforza da parte dello zio Ludovico il Moro l’autore ha intessuto un giallo storico, ricco di spunti interessanti e supportato da figure reali e dal loro ingegno che catturano l’attenzione. Diciamo che il finale è da interpretare, inoltre alcune dinamiche al fine narrativo, soprattutto all’inizio, non sono state completate e mi hanno lasciato un po’ perplessa. Una lettura piacevole da godersi alla sera sul divano sotto una coperta.

Matilde Titone

Un thriller troppo arrotolato, non saprei come altro dire. C’è un centro ed è Ludovico detto il Moro, e Gian Galeazzo, suo nipote, la moglie di quest’ultimo che tenta di far incolpare il Moro della morte di suo marito, e poi mille personaggi che si dimenano in vari modi per dar contro o ragione a tale tesi. Non mi ha preso, non sono proprio riuscita ad entrare nel l’intreccio, troppa confusione. I capitoli brevi che cambiano continuamente la scena non mi attraggono particolarmente, dovrebbero dare ritmo, invece incastrano la storia in piccole narrazioni che sembrano essere ognuna a se stante e distraggono, non compattano il racconto. Però devo dire mi ha stimolato l’utilizzo di molti termini a me sconosciuti per cui ne ho dovuto cercare il significato, arricchendo così il mio vocabolario, pertanto ringrazio comunque l’autore, cui va inoltre il merito di aver saputo creare scenografie ricche di particolari al pari di bei quadri fiamminghi. Si sente lo studio, la ricerca minuziosa e il lavoro di ricostruzione del periodo storico e per questo, potrei dire non male, ma non mi ha proprio coinvolta.

Luigia Amico

Ottimo thriller storico le cui vicende ruotano intorno alla morte di Gian Galeazzo Maria Sforza.

Lettura che all’inizio mi ha lasciato un po’ perplessa e titubante ma, con lo scorrere dei capitoli, mi ha poi coinvolto e catturato. Molti sono i quesiti che l’autore semina durante la narrazione, domande plausibili e dubbi inverosimili che lasciano al lettore la curiosità di voler approfondire una storia che ha del misterioso.

La struttura del romanzo è ben congegnata, i passaggi di scena sono rapidi e repentini, cosa che, in un primo momento, potrebbe creare qualche difficoltà ma, familiarizzando con la scrittura dell’autore, si riesce a seguire il filo narrativo senza grandi problematiche.

Cosa aspettarsi dalla lettura del libro in questione? Ritmo serrato, colpi di scena, contesto storico ben delineato, descrizioni accurate e scene dal sapore adrenalinico.

In parole povere, un romanzo intricato e intrigante come il periodo storico in cui si svolgono le vicende narrate.

Maria Marques

Il duca Gian Galeazzo Maria Sforza morì nel 1494 in circostanze poco chiare. Il dubbio che fosse stato avvelenato aleggiò lungamente sul principale indiziato, lo zio, Ludovico il Moro. Fu davvero lui che ordì di e tirò le fila di questa uccisione? Secondo la madre del defunto duca di Milano, Bona di Savoia, egli sarebbe stato avvelenato lentamente da anni. Oppure si tratterebbe di un complotto contro Ludovico? Perché questi avrebbe dovuto eliminare il nipote se di fatto, anche se non di nome, era proprio lui a guidare il ducato milanese? Tanti interrogativi cui questo romanzo cercherà di dare una risposta coinvolgendo una serie di personaggi di fantasia che in vari modi si troveranno a collaborare con chi per incarico, chi per dovere, chi per curiosità.

La trama del romanzo si sviluppa a ritmi serrati, in cui non mancano colpi di scena enfatizzati da capitoli brevi. Romanzo che si legge rapidamente ma che, tuttavia, non mi ha coinvolto particolarmente a partire dai personaggi di fantasia poco delineati né mi ha appassionato con quelle curiosità da approfondire che rimangono alla fine di una lettura interessante.

Roberto Orsi

Siamo in quella fase iniziale del Rinascimento italiano allorquando il ducato di Milano vede il passaggio da Gian Galeazzo Maria Sforza a lo zio Ludovico il Moro. Gian Galeazzo è rinchiuso, volente o nolente, nel castello di Pavia. Una sorta di prigionia che probabilmente non gli va troppo stretta anzi… Nessun impegno politico o responsabilità, la possibilità di godersi la vita da nobile senza doversi preoccupare delle sorti della città di Milano. Ludovico il Moro, allontanati uno a uno i suoi detrattori, governa de facto la città con il suo sapere e acume politico. Alle porte della penisola italiana, Carlo VIII con il suo esercito pronto alla conquista del regno di Napoli.

All’ombra di uno scenario politico decisamente intricato, qualcuno trama alle spalle del duca Gian Galeazzo. A cosa è dovuto il suo stato di salute precaria? Qualcuno lo avvelena di nascosto? Se sì, chi?

Nel contempo, Salvo Lecce, il bargello del podestà, è chiamato a indagare su un misterioso incidente che ha visto protagonista Don Isacco, vittima di un attentato mentre risaliva il fiume su una rascona in compagnia di Don Domenico Arcidiacono da Cremona, del quale avrebbe dovuto prendere le redini della parrocchia guidata fino a quel momento.

Don Domenico perde la vita, ma non così Don Isacco, rimasto miracolosamente illeso dopo l’esplosione. Quale arma è stata usata per questo attacco? E quale obiettivo avevano gli assassini?

Nel ducato di Milano si gioca una partita molto importante, senza esclusione di colpi e senza remore nel perseguire un determinato scopo.

Un romanzo adrenalinico e dal ritmo implacabile. Uno stile a cui l’autore ci ha abituati, con cambi di scena repentini, intrecci tra i personaggi che puntano a sviare e confondere l’idea che il lettore si può fare del colpevole. Personaggi reali si alternano sulla scena a personaggi di fantasia, tutti perfettamente calati nel contesto della narrazione in un thriller storico che non perde ritmo dall’inizio alla fine.

Anna Maria Viola

Lettura molto piacevole e coinvolgente. Occorre sempre stare attenti ai continui cambi di scenario, ma questo non è un ostacolo anzi contribuisce ad aumentare la curiosità del lettore. Inoltre parzialmente ambientato a Pavia, la mia città. Sono molto contenta di aver partecipato a questa condivisa.

Editore ‏ : ‎ Newton Compton Editori (9 settembre 2022)
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Copertina flessibile ‏ : ‎ 352 pagine
ISBN-10 ‏ : ‎ 8822770455
ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8822770455
Link d’acquisto cartaceo: L’eredità degli Sforza
Link d’acquisto e-book: L’eredità degli Sforza

Trama

Ducato di Milano, 1494. È una fredda sera d’autunno quando la marchesa Marianna Tomaino Zandemaria fugge dal castello di Pavia, diretta a Milano. La sua missione è incontrare in segreto un certo Hermes. Da quell’incontro potrebbe dipendere il destino stesso del ducato. Nello stesso momento Salvo Lecce, il rude bargello del podestà, comincia a indagare su uno strano incidente, che sembra avere a che fare con una misteriosa quanto micidiale arma sperimentale. Nella Milano di Leonardo da Vinci al massimo del suo splendore, le sorti di Marianna e Lecce si intrecciano con quella del giovane curato don Isacco, che verrà catapultato insieme a loro in una fitta rete di intrighi che ha al centro la morte del duca Gian Galeazzo Sforza: il giovane nobile è stato avvelenato? E se è così, il mandante dell’omicidio è davvero Ludovico il Moro? Mentre l’esercito del re di Francia Carlo VIII attraversa il ducato, per i tre protagonisti la ricerca della verità diventerà anche una lotta per salvare la loro stessa vita…

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