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Mese Storico – Le donne di potere: Cleopatra

Cleopatra l’immortale: Regina dissoluta o vittima della macchina del fango?

A cura di Laura Pitzalis

Cleopatra Tea Filopatore è considerata una delle icone più importanti nella Storia, ultima regina del Regno tolemaico d’Egitto e ultima sovrana dell’età ellenistica, che terminerà con la sua morte nel 30 a.C.

A più di duemila anni dalla sua scomparsa, la personalità di Cleopatra non ha perduto affatto la sua malia tanto da incarnare simbolicamente il grande e misterioso fascino dell’antico Egitto meglio dei Faraoni di maggior rilievo storico.

Poche regine della storia hanno suscitato tanto interesse quanto lei alimentando un mito imbrigliato in una figura stereotipata e fissa: quella della seduttrice senza scrupoli, crudele opportunista, dal fascino sensuale e dal grande carisma. Una regina orientale capace, con arti magiche, di far capitolare ai suoi piedi, non uno ma due degli uomini più potenti del suo tempo, Giulio Cesare e Marco Antonio. Insomma, una vera e propria “femme fatale”, che nell’immaginario collettivo ha l’aspetto di un’irresistibile Elizabeth Taylor.

La sua esistenza ha alimentato miti, leggende e ispirato opere ai più famosi scrittori della storia che si sono rifatti, però, al giudizio degli autori antichi del suo periodo come Plinio il Vecchio, (Naturalis historia 9.58.1), e Dione Cassio, (Storia Romana), (che scrive però nel III secolo d.C. e dunque a grande distanza dai fatti), secondo i quali Cleopatra non era altro che “una regina meretrice”, dedita alla prostituzione e senza la minima moralità.

Per questo Dante nel V libro dell’Inferno la definisce con l’appellativo di “Cleopatras lussuriosa“, mentre Boccaccio, nel capitolo LXXXVI dell’opera “De claris mulieribus”, come una donna bella ma anche famosa per la sua crudeltà e avidità, raffigurandola in modo del tutto negativo.

Viene riscattata, ma solo in parte e solo sul piano personale, da alcune opere teatrali come “ Antonio e Cleopatra” di William Shakespeare e “Cesare e Cleopatra” di George Bernard Shaw.

Cleopatra, quindi, come il “Don Giovanni” di Wolfgang Amadeus Mozart, passata alla storia per la sua abilità nella seduzione, ricordata solo per le sue vicende sentimentali, per il suo fascino, per la sua personalità enigmatica e il suo sguardo magnetico.

Eppure sulla sua vita mancano quasi del tutto fonti contemporanee per cui la sua figura storica è ancora in parte poco conosciuta e non priva, per i pochi dati certi, di aspetti ambigui e di difficile interpretazione che la riguardano. La sua persona, le sue vicende, la fine tragica e misteriosa hanno alimentato il mito per cui è difficile separare i fatti storici dalla finzione. Questo rende la sua biografia alquanto incerta. Ciò che abbiamo su di lei è il punto di vista di alcuni storici, in particolare di Plutarco che però scrisse in tempi molto distanti dalla cronologia dei fatti.

Chi era veramente Cleopatra?

Sicuramente non quella descritta dagli storici e poeti che vissero sotto gli imperatori romani del periodo, soprattutto sotto Ottaviano che lanciò una delle più terribili campagne d’odio della storia contro quella donna che appariva una minaccia per Roma, una propaganda così feroce che ancora oggi si chiacchiera sulla sua figura, in bene e in male.

La sua più grande colpa è stata quella di essere una donna, non solo venuta in contatto con il mondo romano in un momento in cui nessun ruolo ufficiale era riconosciuto alla figura femminile, ma anche di aver attratto nella sua orbita personaggi del calibro di Giulio Cesare e Marco Antonio. E poiché è risaputo che la Storia la scrivono i vincitori, va da sé che l’immagine che ci hanno consegnato fosse quella di una donna venefica, capace di stregare un uomo col solo suo sguardo, refrattaria a qualsiasi valore morale.

Tutto questo livore, purtroppo, ha oscurato l’opera di abile statista della regina d’Egitto che, invece, si è rivelata un’ottima stratega: le scelte da lei prese, in molti casi, non furono dettate dal sentimento e dalla lussuria, ma dalla volontà di proteggere l’integrità del suo regno dal sempre più invadente espansionismo romano. Cleopatra, quindi, sembra piuttosto una donna che ha utilizzato le capacità e il fascino femminile in suo possesso per mantenere il proprio ruolo di sovrana e garantire l’indipendenza del propriopaese.

Era una donna molto curiosa, intelligente e colta, impressionava chi le stava intorno per il suo spirito, il suo fascino e la sua facilità di parola. Lo storico greco Plutarco scriveva, (Vita di Antonio, 27):

Cleopatra era un’intellettuale sofisticata ed erudita. La sua conversazione aveva un fascino irresistibile”.

e altri cronisti antichi parlano di una donna “piccola, esile e spregiudicata, splendida da vedere e da udire”.

La sua passione erano le tragedie e le commedie greche, conosceva le basi dell’astronomia, della geometria, dell’aritmetica e della medicina. Era abilissima nella retorica e dotata di una straordinaria conoscenza delle lingue e solo per pochissimi dialetti aveva bisogno di un interprete, una novità nell’ambito di una dinastia in cui nessuno sapeva parlare l’egiziano e tutti avevano quasi totalmente dimenticato il macedone, la lingua degli antenati e, soprattutto, di Alessandro.

Per Plutarco ne conosceva perfettamente almeno otto, incluso il copto, l’egizio, che aveva voluto studiare alla perfezione consapevole dell’importanza di conoscere la lingua del suo popolo per meglio governare, e naturalmente il greco, la sua lingua madre. E sì, perché Cleopatra non era egizia ma macedone, discendente da uno dei generali di Alessandro Magno che alla morte del condottiero si erano spartiti il suo regno. Era nata nel 69 a.C. da una concubina del faraone Tolomeo XII, e apparteneva quindi alla dinastia dei Tolomei. Forse l’unica della famiglia dotata di vere capacità politiche tanto che sale al potere a 18 anni e mantiene il suo posto per un ventennio circa.

L’Egitto che la giovane si trova a governare non è, però, che l’ombra della grande potenza del III sec. a.C. e la regina si preoccupa subito della stabilità interna del regno, di risollevarne le finanze e di attuare una serie di riforme tra cui un progetto edilizio di restauri e programmi di assistenza pubblica che resero Alessandria una città potente, ricca e rinomata.

Riforme ed opere che ebbero un grande influenza su Roma e sull’intera cultura occidentale, come, per esempio, la riforma del calendario promossa da Giulio Cesare, riforma che venne attuata sotto la guida dell’astronomo alessandrino Sosigene che faceva parte del seguito della regina.

Cleopatra era una donna multiforme in grado di cambiare a seconda della persona che aveva davanti o a seconda della situazione in cui si trovava.

Non era una “mangia-uomini”, come si voleva far credere, non ci sono note altre relazioni oltre a quelle con Giulio Cesare e Marco Antonio. Non si sa se con loro fu solo amore sincero, sicuramente seppe sfruttare con intelligenza le proprie qualità: quelle politiche e intellettuali, come pure la padronanza delle lingue per Cesare mentre per Antonio, dalla personalità esuberante e vivace , avrebbe saputo inventare divertimenti assecondandolo in scherzi e avventure per le strade di Alessandria. Senza dimenticare che tutti e tre erano politici e che quindi queste storie d’amore hanno implicato anche un interesse personale: Cesare doveva assicurarsi il controllo dell’Egitto; Antonio puntava ad ottenere il supporto economico del ricco stato egiziano; Cleopatra con il primo sperava di riconquistare Alessandria e il potere usurpato dal fratello Tolomeo XIII, con il secondo di aumentare il proprio potere sia in Egitto sia a Roma.

Cleopatra la bella

Quando si pensa a Cleopatra la nostra mente visualizza una donna bellissima, affascinante retaggio della più recente filmografia che ci ha proposto come icone della regina le attrici più belle: Claudette Colbert, Vivien Leigh, Elizabeth Taylor. Sembrerebbe, invece, che non fosse dotata di una bellezza fuori dal comune: l’immagine della donna fatale le fu cucita addosso nel Rinascimento quando, ahimè, fu persino immaginata bionda come una svedese! Lo stesso Plutarco, lo storico greco che ne ha tracciato il ritratto più fedele, non ne descrive tanto la bellezza quanto l’intelligenza e la simpatia.

Purtroppo la ritrattistica che è giunta fino a noi è piuttosto rara: un ritratto marmoreo, considerato il più attendibile, ritrovato nel 1784 presso la via Appia e ora conservato nei Musei Vaticani, il cosiddetto “Nahman” e alcune monete che ci rimandano un’immagine di Cleopatra meno avvenente di quanto ci aspettiamo: naso aquilino, mento pronunciato, sopracciglia folte. Una donna non brutta ma, come diremo oggi, “carina”. La sua bellezza, quindi, non stava tanto nel suo aspetto fisico ma nel suo spirito, nel suo carattere e nel suo irresistibile carisma, che, evidentemente, colpirono non poco gli interlocutori.

Sicuramente molto attenta al suo corpo, sapeva coccolarsi e sentirsi bella e doveva aver avuto una grande esperienza nell’usare i cosmetici per aumentare il proprio fascino, tanto che ancora oggi è ricordata come depositaria di mille segreti di bellezza. Si disse che scrisse anche un trattato dal titolo “Kosmeticon”, ma Galeno ci informa che il vero autore era Tito Statilio Critone, medico dell’imperatore Traiano, che adoperò il nome della regina per assicurarsi una maggiore diffusione dell’opera.

Quello che più ci colpisce guardando le immagini di Cleopatra sono senza dubbio i suoi occhi, in particolare il suo trucco: un ombretto blu intenso fatto di lapislazzuli ed arricchito da frammenti dorati di pirite e il kohl che incorniciava gli occhi di nero portando il colore verso lo zigomo con un effetto allungante.

Questo trucco però non era solo un fattore estetico ma anche una protezione per gli occhi: analizzandone il contenuto si è trovata la presenza di piccole quantità di piombo. Il piombo a basse concentrazioni è responsabile del potenziamento del sistema immunitario perché produce l’ossido nitrico che aiuta a prevenire le infezioni agli occhi. Le ciglia lunghe, poi, proteggevano dalla polvere e dalla luce forte del sole. Se poi aggiungiamo il fatto che nell’Antico Egitto si riteneva il trucco una difesa contro il malocchio, possiamo capire come la perspicacia e l’intuito non erano degli optional in questa grande donna.

Il mistero della sua morte

Il suicidio di Cleopatra è storia, il “come” è ancora oggi oggetto di dibattito.

Plutarco, e sì sempre lui, riferisce, (Vita di Antonio 71, 6-8), che Cleopatra, tornata in Egitto dopo la battaglia di Anzio, premeditò il suicidio:

ella raccoglieva ogni genere di veleni mortali e, per sperimentare quale fosse meno doloroso, li faceva somministrare ai prigionieri condannati a morte.”

Un racconto analogo anche se assai più breve, è riferito da Cassio Dione (Historiae Romanae XXXIX 51, 11, 2), il quale comunque trascura il particolare che le vittime fossero dei condannati a morte.

Naturalmente nulla si ha che possa dare attendibilità a questa notizia, che mostra una Cleopatra crudele e disumana. Sicuramente, ancora una volta, ci si ricollega ad una tradizione ostile.

Ma come si suicidò Cleopatra?  La versione più avvalorata racconta che si sarebbe data la morte lasciandosi mordere da un aspide.

Alcuni studiosi accreditano questa versione perché lo ritengono un suicidio rituale: il serpente ureo, infatti, era sacro al dio Sole Amon Ra ed era l’emblema del faraone. Il morso del serpente garantiva pertanto a Cleopatra una “morte non morte”, rendendo il suicidio un vero e proprio rito, nel quale il corpo perdeva vitalità, ma l’anima già divina della regina ne acquisiva di nuova, ed eterna.

Per altri, invece, non è plausibile poiché il vero aspide non è presente nel Nord Africa, che ce ne sarebbero voluti almeno tre per avvelenare lei e le sue due ancelle e che una morte orribile e dolorosa come questa sarebbe durata per ore, contraddicendo il fatto che sia morta rapidamente.

Probabilmente Cleopatra si avvelenò con un banale composto letale e il serpente è solo un dettaglio secondo quel gusto per la teatralità che le era proprio.

In questo modo il suicido fu un gesto d’orgoglio: non si sarebbe mai data al nemico, non gli avrebbe mai permesso di portarla per le strade di Roma incatenata come una schiava per la pubblica umiliazione. Così onorando la grandezza che sempre l’aveva contraddistinta, Cleopatra si consegna alla leggenda.

… e della sua tomba.

Non solo la sua morte ma anche la sua tomba è stata a lungo fonte di mistero per gli archeologi: perduta da oltre 2000 anni non è mai stata ritrovata.

L’ individuazione nel sito “Taposiris Magna”, situato a circa 50 chilometri a ovest di Alessandria, di due mummie, una di sesso femminile l’altra maschile ricoperte da una foglia d’oro, lusso concesso in quel periodo solo a coloro che provenivano dai ceti alti della società, hanno acceso le speranze che si fosse in presenza della tomba di Cleopatra. Subito spente , purtroppo, in quanto le mummie sembrano da associare a figure religiose di elevato status sociale e non membri della famiglia reale.

Diversi studiosi sono molto scettici sul fatto che Cleopatra sia stata sepolta a Taposiris Magna.  Pensano che la tomba, che lei stessa fece costruire nei pressi del suo palazzo, si trovi sott’acqua, visto che l’erosione costiera ha fatto sì che parti dell’antica Alessandria, inclusa quella che ospitava il palazzo reale, siano state sommerse. Oppure che sia stata distrutta o saccheggiata in tempi antichi o che si trovi ora in qualche modo inglobata sotto alla moderna Alessandria.

In tutti i casi per loro la tomba non sarà mai trovata.

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