Personaggi Storici Viaggio nella storia

TS e Dintorni filosofici – Abelardo. Vox et res

Articolo a cura di Armando Comi

“Noi non raggiungiamo la verità, ma il verosimile”
(Abelardo, Esposizione del dogma della Trinità.)

Siamo nel 1142 quando muore Pietro Abelardo. Per descrivere chi fosse e cosa rappresentò, basta leggere le parole dell’epitaffio scritte da Pietro il Venerabile. Sulla tomba di Abelardo si legge:

“Socrate della Francia, sommo Platone dell’Occidente, moderno Aristotele, emulo o maggiore dei dialettici d’ogni tempo; principe degli studi, famoso nel mondo; genio multiforme, penetrante e acuto; tutto superava con la potenza della ragione e l’arte della parola: questo era Abelardo”

Non ci soffermeremo qui sulla sua vita, piuttosto nota, né sul suo rapporto con Eloisa, una delle storie d’amore più celebri della letteratura mondiale.

Si affronterà invece uno specifico aspetto del suo pensiero: che rapporto c’è tra parole e cose reali?

Il problema della sua filosofia è una questione squisitamente medievale: che rapporto c’è tra vox e res, ovvero tra parole e cose. Tutte le cose che hanno un nome, esistono anche nella realtà?

Le posizioni nel medioevo erano due (realismo e nominalismo), e comportavano conseguenze teologiche e politiche di portata tale che oggi non riusciamo neppure a immaginare.

Facciamo qualche esempio: la legge va rispettata. Questa è una frase molto semplice letta oggi, ma proviamo a leggerla come l’avrebbe letta un filosofo medievale.

Iniziamo da un filosofo realista: “La legge va rispettata” significa che esiste una legge universale, astratta, nominata la quale ogni altra singola legge altro non è che una sua derivazione.

Passiamo a un filosofo nominalista: “la legge va rispettata” significa che a Siena, ad esempio, c’è un codice scritto di leggi che vanno rispettate. Ma questa frase potrebbe non essere valida per esempio a Lucca, dove ci saranno altre leggi, magari in contraddizione con quelle di Siena.

Quindi per un realista esiste la parola legge e siamo tutti capaci di comprenderla a prescindere dalla singola legge. Invece per un nominalista esiste solo la parola “legge di Siena”, e senza una specifica legge la parola legge non significa nulla.

Nella disputa sugli universali Abelardo è un realista, crede cioè che esistano parole universali, che siano appunto reali. Mentre ritiene un errore quello dei nominalisti, che ritengono che le parole siano puri nomi se non vengono associati a qualche oggetto concreto. Per un nominalista parole come umanità non hanno senso.

Abelardo ritiene esagerata la posizione dei nominalisti, i quali vorrebbero specificare i contenuti delle parole ogni volta che vengono pronunciati. Così facendo parole come bene, male, Stato, natura, ecc non avrebbero nessun significato.

Abelardo riteneva invece che bene, male, Stato, natura siano realtà, e che le parole richiamino a qualcosa di reale. Ma specifica che, mentre parliamo, nella nostra mente accade un processo.

L’intelletto, mentre pronunciamo parole, astrae i concetti e astraendoli li comprende. Bene, male, Stato, natura altro non sono che astrazioni dell’intelletto necessarie a comprendere. Siccome queste astrazioni le facciamo tutti, allora questi concetti funzionano perché diventano convenzioni. In quanto convenzioni, possiamo usare queste parole con la sicurezza che ciascuno sarà capace di comprendere cosa intendiamo. Pertanto anche se non spieghiamo a cosa ci riferiamo parlando di natura, la nostra mente sarà capace di astrarre la parola natura e crearsene una immagine. In tal mondo la parola natura assume significato, ovvero significa, diventa il segno di qualcosa di astratto ma di reale. Lo dimostra il fatto che se dico la parola natura, la mente non resta vuota, ma si riempie di immagini naturali appunto.

Se il pensiero si riempie con le immagini evocate dalle parole, allora vuol dire che le parole colgono realmente alcuni aspetti dell’essere.

Di seguito alcuni brani tratti dai suoi scritti:

Non saremmo capaci di respingere gli attacchi degli eretici e degli infedeli, se non sapessimo confutare le loro obiezioni e smascherare i loro sofismi con validi argomenti per far trionfare la verità sulle false dottrine.


L’intelligenza di un testo può essere ostacolata dall’uso inconsueto di un termine come dalla pluralità e variabilità dei significati degli stessi termini.


Sotto lo stimolo del dubbio si intraprende la ricerca e per mezzo della ricerca si perviene alla conoscenza della verità.

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