Personaggi Storici Viaggio nella storia

I Lagerbordell

Articolo a cura di Luigia Amico

La storia dei campi di concentramento, istituiti durante il regime nazista, sconvolge ancora oggi gli animi umani; le atrocità perpetrate ai danni dei prigionieri sono un qualcosa di assolutamente disumano, difficile anche solo immaginare cosa abbiano potuto provare e subire tutte quelle persone che avevano la sfortuna di varcare le porte dell’inferno, luoghi dimenticati da Dio in cui si decideva della vita degli altri seguendo un semplice capriccio.

La creazione dei Lagerbordell avvenne nel 1942 in seguito ad una visita nel campo di Mauthausen da parte del capo delle SS Heinrich Himmler. Si accorse della scarsa produttività dei prigionieri, dovuta soprattutto alla denutrizione e alle condizioni igienico-sanitarie disumane, e decise di incrementare l’attività lavorativa offrendo loro un incentivo, una sorta di bonus e sulla scia dei gulag di Stalin nacquero i bordelli da campo, un abominio nell’abominio.
Himmler dispose che tutti i principali lager (dieci) avessero a disposizione donne da impiegare nei bordelli, le sfortunate venivano reclutate principalmente dai campi di Auschwitz e Ravensbrück. Le giovani ragazze impiegate come prostitute, tutte al di sotto dei 25 anni, dovevano essere tassativamente tedesche o provenienti dai paesi occupati (Bielorussia, Ucraina, Polonia), erano escluse dalla scelta le italiane e le ebree perché considerate contaminate in quanto prive di sangue ariano.
Dopo un lungo periodo di stupri e violenze le “prescelte” potevano iniziare il loro lavoro con la promessa della concessione della libertà ovviamente mai mantenuta.

Nel maggio del 1943 fu introdotto nei sistemi dei campi di concentramento il “Regolamento per la concessione di agevolazione dei prigionieri”, una sorta di normativa a cui dovevano sottostare le donne impiegate e i clienti.

Bordello del campo di concentramento - Wikipedia
Il bordello di Mauthausen

Le ragazze costrette a prostituirsi, definite “antisociali”, disponevano di orari lavorativi meno proibitivi rispetto alle altre internate che non videro di buon occhio questa sorta di trattamento di favore. Il turno nei bordelli iniziava alle 20 per terminare alle 22 con orario prolungato la domenica pomeriggio. Oltre a svolgere lavori meno pesanti, alle ragazze era concessa una razione di cibo più sostanziosa, questo probabilmente aumentò la loro percentuale di sopravvivenza.

Come erroneamente si potrebbe pensare, non a tutti era consentito l’ingresso ai bordelli, gli unici a poter usufruire del servizio, chiamiamolo così, erano i prigionieri-funzionari, uomini di fiducia chiamati Kapo ai quali veniva affidata la sorveglianza degli altri internati e, chiaramente, ai membri delle SS.
Per ottenere il permesso di ingresso c’era una rigida procedura da seguire: bisognava innanzitutto presentare la domanda, poi, dopo aver atteso il proprio turno, sottoporsi ad una visita medica, il più delle volte superficiale e infine fare una doccia. Il rapporto sessuale con la prostituta non poteva durare più di un quarto d’ora e l’unica posizione consentita era quella del missionario, una SS controllava da uno spioncino che le regole fossero rispettate. Per tutti quelli sprovvisti di bonus l’ingresso era consentito previo pagamento di due Reichsmark.
Il rischio di gravidanze era molto basso in quanto le donne internate venivano immediatamente sterilizzate, senza anestesia e in condizioni sanitarie discutibili, in caso contrario si ricorreva immediatamente all’aborto; purtroppo, non era concesso l’uso di preservativi, questo causò il diffondersi di malattie e le donne contagiate e malate venivano sostituite e lasciate morire.

Politeama Saluzzo: Sonderbau, il dramma delle donne nei bordelli dei lager  - Targatocn.it

Per molti internati la motivazione alla base della visita ai bordelli non era solo il bisogno di sfogare un proprio istinto sessuale, volevano semplicemente sentirsi di nuovo come una persona, un essere umano che prova sentimenti ed emozioni. Nel suo “Das KZ Bordell”, Robert Sommer racconta di regali fatte alle ragazze e di un uomo e una donna che si sono conosciuti in uno di questi bordelli e che dopo il 1945 sono convolati a nozze.

L’obbiettivo della costruzione dei Lagerbordell era principalmente dare un incentivo ai lavoratori del campo, ma anche debellare i casi di omosessualità tra uomini, sempre più frequenti tra i prigionieri. Seguendo questa scia di pensiero, Himmler impose a tutti gli internati gay, esclusi ovviamente gli ebrei, di far visita al bordello almeno una volta alla settimana, questo obbligo voleva essere a tutti gli effetti una sorta di terapia per la conversione alla propria omosessualità.

Lagerbordell: la prostituzione nei campi di concentramento

Dopo la fine della guerra si è tentato in tutti i modi di tenere nascosta l’esistenza dei bordelli, le vittime hanno preferito non testimoniare in quanto provavano un profondo senso di colpa per essere riuscite a sopravvivere al contrario delle altre detenute. Inoltre, la Germania orientale non credeva fosse conveniente associare l’immagine del feroce annientamento nei lager a quello dello sfruttamento sessuale di cui usufruivano i prigionieri incaricati di sorvegliare gli internati, le donne costrette a prostituirsi non furono riconosciute come vittime e vennero considerate consenzienti; quindi a loro fu negato ogni diritto a un risarcimento. Un ulteriore schiaffo alla loro dignità, sono riuscite a sopravvivere con il corpo ma la loro anima probabilmente è rimasta sepolta in quei freddi edifici.

Bisognerà aspettare gli anni Novanta affinché si inizi a parlare dei Lagerbordell grazie alla meticolosa e profonda ricerca di studiosi che hanno rivelato al mondo questa ennesima aberrazione.

Consiglio di lettura

Editore ‏ : ‎ TEA (26 maggio 2022)
Lingua ‏ : ‎ Italiano
Copertina flessibile ‏ : ‎ 208 pagine
ISBN-10 ‏ : ‎ 8850258348
ISBN-13 ‏ : ‎ 978-8850258345
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«Stava lì, l’aguzzina delle SS, capelli biondi e curati, il rossetto sulla bocca dura, l’uniforme impeccabile… Stava lì e pronunciò con sordida cattiveria: ‘Ho letto sulla tua scheda che eri la puttana di un ebreo. È meglio che ti rassegni: d’ora in poi farai la puttana per cani e porci.’» Così racconta l’anziana Frau Kiesel all’ambiziosa scrittrice Sveva, dando voce a un dramma lungamente taciuto: quello delle prigioniere dei lager nazisti selezionate per i bordelli costruiti all’interno stesso dei campi di concentramento. Donne i cui corpi venivano esposti ai sadici abusi delle SS e dei prigionieri maschi che malgrado tutto preferivano rinunciare a un pezzo di pane per scambiarlo con pochi minuti di sesso. Donne che alla fine della guerra, schiacciate dall’umiliazione e dalla solitudine, invece di denunciare quella tragedia, fecero di tutto per nasconderla e seppellirla dentro di sé.

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