Mese Storico Viaggio nella storia

Mese storico: il Papato nella Storia – Gli abiti talari

Un abito talare bianco di satin di lana, la fascia di seta pura marezzata, una mozzetta rossa come le scarpe. Si tratta del classico abbigliamento che siamo abituati a vedere indossato dal Pontefice oggigiorno.

È morto Annibale Gammarelli: il sarto che vestiva i Papi

È la sartoria Gammarelli che da sei generazioni veste il Papa e i cardinali di Santa Romana Chiesa. Una storia che inizia nel 1798 sotto il pontificato di Pio VI, quando Giovanni Antonio Gammarelli entra ufficialmente in servizio presso il clero romano. Situata nel centro di Roma in via di Santa Chiara nei pressi del Pantheon è da più di due secoli il punto di riferimento per paramenti liturgici e abbigliamento ecclesiastico.

In questo articolo percorriamo la storia dell’abito talare dall’antichità fino ai giorni nostri

L’età antica: la dalmatica e il pallium

Nel periodo storico antico, dalle origini del cristianesimo fino al V secolo, il Papa, i vescovi e tutti i ministri della Chiesa utilizzavano abiti romani in modo simile al senato romano o alle scuole di filosofia. In particolare, si indossava una particolare tipologia di tunica romana di colore bianco denominata “dalmatica”. Si tratta di un paramento che ancora oggi è utilizzato consistente in una lunga tunica, provvista di ampie maniche, che arriva all’altezza delle ginocchia.

Si tratta di uno dei paramenti sacri più antichi e risale addirittura al III Secolo.

Le testimonianze dei padri apostolici e dei padri della Chiesa ci dicono che, oltre alla dalmatica bianca, il Papa e gli altri ministri, indossavano il pallium romano di colore bianco, il quale era un particolare tipo di mantello romano utilizzato dalle scuole di filosofia.

Tertulliano (Cartagine, 155 d.c. – 230 d.c.), sacerdote della Chiesa, nella sua opera De Pallio si confronta con il pubblico e illustra la sua decisione di smettere la toga romana e di indossare il pallium dei filosofi. Inoltre ci testimonia che tutta la Chiesa della sua regione optò per questa scelta.

Tertulliano ci testimonia l’usanza dell’epoca di utilizzare un abito particolare per indicare il rango, la carica ricoperta o qualche circostanza particolare. L’autore latino critica gli uomini del suo tempo che originalmente, per distinguersi in qualche circostanza particolare, avevano indossato il pallium, ma in seguito abbandonarono tale indumento a favore della toga romana, abito per eccellenza tuttavia molto scomodo e complesso da indossare.

Esempi di vestiario nell’Impero Romano.

Nelle raffigurazioni del passato come affreschi e mosaici gli Apostoli di Gesù vengono raffigurati con dalmatica e pallium alla moda dei romani.

La Chiesa raffigurava gli apostoli secondo le consuetudini dei ministri della Chiesa di quel tempo (IV secolo) ed è probabile che Pietro e Paolo abbiano utilizzato anche loro questo abito lasciando successivamente questa tradizione alla Chiesa di Roma. Infatti, proprio san Paolo insegnava esplicitamente:

1Cor 11,2 Vi lodo perché in ogni cosa vi ricordate di me e conservate le tradizioni così come ve le ho trasmesse.

A partire del V secolo il pallium si trasformerà sempre di più in un mantello chiuso e lungo, di vario tessuto: la casula. Per non perdere la simbologia dell’antico pallium di lana, nacque il pallio come lo conosciamo oggi, indossato sopra la casula dal Papa e dai vescovi. Questo rimane di tessuto di lana perchè continua a simboleggiare il buon pastore che prende sulle spalle le proprie pecore.

Il medioevo

Nella liturgia del X secolo, il Papa e gli altri vescovi, continuarono ad indossare dalmatica bianca, casula e pallio. In questo periodo storico, a tale combinazione, si aggiunge la mitria e il bastone pastorale. Alcune fonti sostengono che il bastone pastorale risalirebbe al V secolo ma non sussistono tracce nei documenti storici, nei mosaici antichi e negli oggetti dei musei.

È un dato di fatto che il bastone pastorale è sconosciuto in tutte e le iconografie e in tutti i mosaici antecedenti al X secolo, dunque bisognerebbe chiedersi almeno il motivo di questa esclusione in tali rappresentazioni. Se desideriamo citare una fonte storica seria e attendibile, trovo utile citare il De sacro altaris mysterio (I,62) del XIII secolo di Papa Innocenzo III dove leggiamo “Romanus Pontifex pastorali virga non utitur”.

Fin dal Duecento la veste bianca e rossa del papa diventa tradizionale furono adottati fin dal Pontificato di Gregorio X e con la Controriforma, in particolare nel tardo Cinquecento per opera del teologo spagnolo Alessandro da Torquemada, il doppio simbolismo cromatico – vesti bianche e sopravvesti rosse – divenne ancora più forte: le prime significano la purezza, le seconde la sua carità ed evoca il sangue versato da Cristo nella Passione, gli abiti bianchi l’integrità di Cristo e del suo rappresentante, quelli rossi il sacrificio della Passione.

Eppure, entrambi i colori si prestano a un’altra lettura simbolica: se per l’aspetto fondamentale indicano la plenitudo potestatis, la natura cristica e l’innocenza di vita del papa, in un’altra ottica rinviano all’imitatio imperii, risalente alla concessione fatta dall’imperatore Costantino a Silvestro I di indossare il manto rosso.

Sempre fin dal Medioevo, i Papi hanno anche usato Il cappello rosso a larghe tese, definito saturno (galero quello dei cardinali che oggi è stato abolito).

Dal concilio di Trento a oggi

In periodo del Concilio di Trento, i sinodi provinciali di Milano, sotto la presidenza di San Carlo Borromeo fissarono la moda ecclesiastica adottata in tutti i paesi cattolici: il colore nero è di rigore per tutti i chierici inferiori; i vescovi possono portare il colore viola e non possono apparire in pubblico senza il rocchetto, ma seta e pellicce di lusso sono vietate.
Il nero è, tuttavia, per le attività quotidiane, il colore varia a seconda della dignità della persona in occasione di cerimonie.

Solo il papa non indossa mai la talare nera ma bianca. Il vestiario inizia a semplificarsi. L’abbigliamento privato o quotidiano del papa era ed è ancora composto da talare bianca, calze bianche, scarpe, in genere di colore rosso, ed infine da zucchetto bianco. Nel corso delle cerimonie liturgiche, il pontefice indossa gli ornamenti episcopali ma conserva lo zucchetto o la papalina bianca. In sostanza è uno zucchetto, cioè un copricapo a calotta semisferica, simbolo della mano di Dio posata sul capo, a protezione. È composto da otto spicchi in forma e aderente al capo da un interno in pelle e una sottile fettuccia. Sulla sommità, ha una piccola appendice di tessuto, utile per indossarlo e toglierlo. Gli otto spicchi identificano lo zucchetto in stile romano, molto più comodo e “stabile” di quello alla francese che ha solo sei spicchi.


Le origini di questo copricapo sono umili, come spiega un altro sinonimo di zucchetto, ovvero pileolo, parola che viene dal latino pileulus e significa “piccolo pileo”: un copricapo dell’antichità, a forma di cono, talvolta con un piccolo risvolto, indossato per lo più dalla povera gente (lo torvate anche sulle statuine del presepe, quasi sicuramente su quella di un pescatore); ma il pileo era portato anche dagli schiavi che ottenevano la libertà. Sarà solo dal Cinquecento, infatti, che lo zucchetto è collegato all’uso che ne fanno i religiosi in generale e il papa in particoalre. Lo zucchetto s’indossa sempre, anche sotto la mitra e la berretta (il classico cappello “cubico” con le altre alette rigide e il fiocco in cima) tanto che viene detto anche sublimitrale e subbirrettum. Ci sono momenti, però, in cui è d’obbligo toglierlo: durante la celebrazione della messa, per esempio, il capo va scoperto durante l’Eucarestia e rimesso al termine dei riti di Comunione.

Perchè bianco?

Dobbiamo risalire a alla fondazione dell’Ordine dei Frati Predicatori, ovvero i Domenicani. Fu San Domenico di Guzmán che volle che i canonici della Cattedrale di Osma, in Castiglia, indossassero una tonaca bianca con cappuccio nero.
Quando nel 1566 venne eletto papa Antonio Ghisleri (Pio V), un frate domenicano, questi volle mantenere l’abito bianco voluto da San Domenico e di tramandare tale costume ai pontefici avvenire.
In realtà, oltre al rispetto della tradizione, Pio V scelse il colore bianco in quanto colore che rappresenta l’umiltà.

Secondo altre fonti, invece, il bianco della veste e il rosso della sopravveste (e delle scarpe) furono adottati già molto prima, fin dal pontificato di Gregorio X (1271-1276)

Filippo Bonanni, nella sua opera Della Sacra Gerarchia spiegata nei suoi abiti civili ed ecclesiastici (Roma, 1720), parlò di una tradizione, abbastanza diffusa ancora nel 1700, che attribuiva all’apparizione di una bianca colomba al momento del martirio di san Fabiano la ragione dell’adozione dell’abito bianco del Pontefice. 

Curiosità

L’ abito ecclesiastico bianco e delle vesti liturgiche del Papa sono in continua evoluzione, e ogni Papa ha il diritto di ispirarsi a qualche particolare periodo storico o introdurre eventuali modifiche per se stesso e per tutta la Chiesa.


L’uso dell’abito bianco, indipendentemente dalle tradizioni e dalle leggende, sarebbe molto antico: si racconta che Papa Vittore III, quando fu eletto nel 1086, fece resistenza a indossare la veste bianca prima della clamide purpurea.


Fu Papa Sisto V a definire l’abito richiesto dal Concilio di Trento il vestis talaris o tonaca


La parola talare deriva dalla parola latina “talus”, tallone. La talare, infatti, prende origine dalla veste dei sacerdoti ebraici che giungeva fino al tallone.

E ora, perché no, qualche libro sull’argomento che, molto vasto e da noi ridotto all’osso, suscita comunque un grande interesse

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