Scripta Manent Viaggio nella storia

Il castello estense

La prima cosa che colpisce un turista a Ferrara è sicuramente il castello Estense!

Maestoso, con le sue quattro torri circondate dal fossato, le balaustre bianche e i rossi mattoni di cotto il Castello Estense è il simbolo della città. Un emblema di cui i ferraresi vanno fieri e che in origine fu costruito proprio contro di loro.

Nel 1385 infatti, il popolo ferrarese alla notizia di un ennesimo aumento delle tasse, stremato dalla carestia e dalla fame, insorse contro i governanti e cercò di soffocare la monarchia della famiglia d’Este, padrona di Ferrara. Tanto che il Marchese Nicolò II sentendosi in pericolo ordinò all’architetto Bartolino da Novara la costruzione di una fortezza. Inglobando la Torre dei Leoni già esistente, il castello venne concluso in soli due anni. Subito divenne simbolo di una grande forza politica e militare che tolse ogni velleità alle famiglie ferraresi in competizione con gli Este nel controllo della città.

Il castello circondato da un grande fossato pieno d’acqua che serviva a tenere lontano il popolo, ha una pianta quadrata con quattro torri ad ogni angolo. La più antica è la Torre dei Leoni, attorno a cui si sviluppò il resto della struttura.

Le altre sono la Marchesana, la torre di San Paolo e quella di Santa Caterina. È dotato di merlature, ponti levatoi e sofisticati apparati difensivi per l’epoca.

Eleonora d’Aragona, moglie di Ercole I d’Este contribuì intorno al 1476 ad impreziosire il Castello con restauri eseguiti da artisti come Tiziano, Raffaello e Bellini.

Per Lucrezia Borgia, moglie di Alfonso I D’Este nel Cinquecento venne fatta rinnovare un’ala del Castello con la costruzione di sale per udienze e uffici.

Con Ercole II d’Este, verso la metà del cinquecento, il castello divenne palazzo di corte.

Vennero effettuati numerosi restauri, uno dopo un grande incendio nel 1554 e dopo un fortissimo terremoto nel 1570.

Nel 1597 l’ultimo della dinastia D’Este Alfonso I, morì senza eredi. Ferrara visse un periodo molto difficile, contesa tra il cugino di Alfonso, Cesare, e il Papa Clemente VIII che riuscì ad impadronirsi del castello minacciando Cesare di scomunica.

Cesare e la sua famiglia si trasferirono controvoglia a Modena non prima di aver svuotato il Castello di tutte le sue ricchezze e aver fatto liberare tutti i prigionieri.

In seguito alla caduta degli Estensi, la fortezza è diventata residenza di cardinali e rappresentanti pontifici, per poi diventare sede istituzionale.

Il cortile interno

Una visita virtuale

Se vogliamo fare una visita in questo bellissimo Castello, la prima sala visitabile a pian terreno è di stile gotico con ricche decorazioni a grappoli lungo le volte. La sala è dedicata a Nicolò I d’Este il cui ritratto si può ammirare in un arazzo della sala. Al centro di questa troneggia un Castello in legno, la raffigurazione di come era la fortezza agli inizi. Qui si possono ammirare gli alberi genealogici della distanzia estense e le effigie degli antenati teche e pareti espongono documenti dell’epoca, medaglie, testi di letterati e cortigiani.

Molto belli e suggestivi sono, il camerino dei baccanali un piccolo studiolo dove il signore si ritirava con la sola compagnia dei libri e degli oggetti più cari, ma verso la fine del Cinquecento si era progressivamente trasformato in un luogo adibito alla raccolta di oggetti di valore ed opere d’arte. La cappella ducale voluta da Alfonso II dedicata alla madre calvinista Renata di Francia dove non vi sono immagini sacre. Solo gli affreschi della volta rappresentavano i quattro Evangelisti.  Meravigliosi sono i saloni del piano dei nobili. La Sala dell’Aurora contiene affreschi del Bastianino e di altri pittori, la Saletta dei giochi è zeppa di affreschi del Settevecchi, il più ampio Salone dei giochi contiene anche cicli di Leonardo da Brescia. Altre sale meravigliose sono quelle di Ettore e Andromaca, la Sala del governo, della devoluzione, dei paesaggi, degli stemmi e dei comuni

La Loggia degli Aranci detto anche il giardino degli Aranci del Castello Estense, voluta da Alfonso I d’Este, è cinta da un muretto perimetrale ed è chiamata così per la presenza degli aranci piantati in grandi mastelli di legno, ancora presenti.

Molto interessanti da visitare sono le celle sotterranee dove si respira un’aria ancora oggi inquietante, sulle pareti si intravedono scritte fatte con il fumo dalle candele dai prigionieri.

Attraverso uno stretto corridoio si giunge ad una piccola cella dove furono rinchiusi per lunghi anni Giulio d’Este e il cardinali Ippolito fratelli di Alfonso I. I due fratelli si innamorarono della stessa damigella, Angela Borgia, cugina della duchessa Lucrezia. La graziosa fanciulla accordava le sue preferenze a Giulio. Il cardinale, risentito ordinò ai suoi servi di uccidere Giulio che però salvò la vita ma venne pestato a sangue e perse quasi completamente la vista. Da allora Giulio tramò contro il cardinale per soddisfare la sua vendetta, si uni a lui il fratello Ferrante che tramava contro il duca per poter prendere il suo posto.   La congiura fu ben presto scoperta e i due principi furono condannati al carcere a vita. Era l’anno 1506 quando i due furono rinchiusi nelle segrete del castello. Ferrante vi morì. Giulio sopravvisse fino a rivedere la luce della libertà nel 1559, per grazia di Alfonso II. Aveva computo 81 anni, di cui cinquantatrè passati in reclusione.

Storia e leggende

Prigione di Ugo e Parisina

Si racconta che a chi potesse avere la fortuna di visitare i sotterranei del castello dove sono le celle, restando in assoluto silenzio sembrerà di sentire un pianto disperato, quello di Ugo e Parisina due amanti che non hanno ancora trovato pace.

Laura Malatesta detta Parisina di appena 15 anni nel 1418 fu data in sposa a Nicolò III d’Este di 35 anni che aveva già un figlio di 14 anni Ugo avuto dalla prima moglie Stella Tolomei.

Il rapporto tra figliastro e matrigna, quasi coetanei, inizialmente era burrascoso. Per smussare gli angoli, fu lo stesso Niccolò a ordinare a Parisina e Ugo di andare insieme in visita dai genitori di lei, a Loreto. L’odio pian piano si trasformò in amore e i due diedero inizio a una peccaminosa relazione.

Quando Niccolò, informato dalla servitù, scoprì i due amanti in flagranza di reato, furioso li fece imprigionare nella Torre dei Leoni per dodici ore in attesa di condannarli a morte. Radunò tutte le donne adultere di Ferrara, e le fece uccidere e alla fine di queste esecuzioni fece tagliare la testa ai due amanti.

Ancora oggi i fantasmi dei due giovani amanti si dice piangano insieme all’interno della cella dove furono rinchiusi per poche ore, prima di essere decapitati insieme sullo stesso ceppo di legno.

Fonti

https://www.elle.com/it/lifestyle/viaggi/a29798851/8-curiosita-sul-castello-estense-di-ferrara/

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