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Prosit! Il vino: storia, leggende, curiosità

Articolo a cura di Laura Pitzalis

E’l vin sia temperato, poco e spesso. Non fuor di pasto, né a stomaco voto.
C. At. 213v Leonardo da Vinci

Per gli appassionati, il vino è un vero e proprio culto con i suoi rituali e gesti imprescindibili. Conoscono tutto dalle origini storiche e geografiche a ogni possibile sfumatura di colore, aroma o gusto; dai vitigni alle caratteristiche e le tipicità dei produttori e cantine.

In epoca moderna la passione per il vino si è largamente diffusa in tutto il mondo e l’argomento “vino” è divenuto protagonista di conversazioni non solo per addetti ai lavori, ma anche di piacevoli chiacchierate conviviali.

Volete, quindi, saperne di più? Volete conoscere la storia, le leggende, le curiosità di questo meraviglioso mondo fatto di duro lavoro, d’infiniti colori, di superbe sensazioni? Allora seguitemi, magari in mano un calice del vostro vino preferito: stiamo per entrare nell’affascinante e straordinario mondo nell’enologia…

Nell’immagine collettiva quando si pensa al vino nella Storia viene subito alla mente Bacco, divinità della religione romana, il Dio del vino, dai Greci chiamato Dioniso e ai lauti banchetti dei nobili romani: ma all’epoca dei greci e dei romani il vino era già una bevanda “antica”.

Se è vero che la diffusione è documentata dalla storia, è altrettanto vero che le origini del vino sono costellate da punti interrogativi e così ci affidiamo alle leggende che spesso si congiungono al mito e alla religione. Ad esempio alcune tradizioni fanno risalire l’origine della vite addirittura ad Adamo ed Eva, affermando che il frutto proibito non fosse l’anonima mela ma proprio l’uva.

La Bibbia, comunque, nella Genesi attribuisce l’invenzione del vino a Noè, protagonista anche della prima famosa ubriacatura che destò apprensione (e ilarità) nei suoi figli Sem, Cam, Jafet. A difesa di questa discutibile tesi c’è il fatto che i primi documenti che parlano di vino fanno capo alla Transcaucausia (tuttora zona vinicola), località antica nei pressi del monte Ararat, il mitico monte dell’Arca.

Rifacendoci invece a rinvenimenti archeologici e fatti documentati possiamo dire che la coltura della vite e la pratica della vinificazione erano note in Armenia (la Mesopotamia). Qui si compì il primo sovvertimento dell’umanità, con l’abbandono del nomadismo da parte di qualche comunità e la conseguente nascita dell’agricoltura. Non per niente è questa zona, limitrofa al corso dei fiumi Tigri ed Eufrate, il laboratorio della scoperta dei processi fermentativi da cui discendono il pane, il formaggio e le bevande euforizzanti, così come le conosciamo oggi.

Tracce di uva pressata e conservata sono state trovate in alcuni frammenti di vasellame, rinvenuti in un villaggio neolitico sui monti Zagros, in Iran, e risalenti a 7.000 anni fa.

Poco più di 300 km a nord rispetto ai monti Zagros, nel villaggio armeno di Areni, gli archeologi hanno trovato una pressa per pigiare l’uva, botti di fermentazione, giare e tazze usate per il vino già 4.000 anni fa.

Possiamo quindi dire che il vino è sempre esistito e questo perché, ci spiega l’antropologia, è molto semplice da fare: basta avere i chicchi d’uva, pigiarli e lasciar fermentare il succo così ottenuto. Inoltre l’uva è il frutto perfetto per realizzare il vino, non ne esiste altro che potrebbe prestarsi così meticolosamente alla fermentazione. Questo grazie al giusto equilibrio di zucchero, acqua, acidi e tannini. Che dire? Madre Natura ha fatto proprio un ottimo lavoro!

Grazie ad alcuni geroglifici egiziani risalenti al 2500 a.C., abbiamo saputo che già in quel periodo esistevano vari tipi di vino. Pensate che nel corredo funebre del re Tutankhamon, nel 1339 a.C., sono state ritrovate delle anfore contenenti vino sulle quali erano riportate la zona di provenienza, l’annata e il produttore di questo: delle DOC ante litteram!

Dall’Egitto la pratica della vinificazione si diffuse presso gli Ebrei, Arabi, Greci e, contemporaneamente, la vite iniziava a diffondersi dalla Sicilia prima presso i Sabini poi presso gli Etruschi che diventarono abili coltivatori e vinificatori allargando la coltivazione dalla Campania sino alla pianura padana.

Tra i Romani questa pratica assunse molta importanza solo dopo la conquista della Grecia tanto che si fecero promotori della diffusione in tutte le provincie dell’Impero. Non solo. Venuti a conoscenza delle proprietà battericida del vino, lo portarono nelle loro campagne belliche come bevanda dei legionari. Plutarco racconta che Cesare distribuì vino ai suoi soldati per debellare una malattia che stava decimando l’esercito.

Con la caduta dell’Impero romano e l’avvento del Cristianesimo, il vino va incontro a un periodo di decadimento perché portatore di ebbrezza e piacere fugace. A questo si aggiunse, tra l’ottocento e il millequattrocento d.C., l’espansione dell’islamismo con il divieto alla viticoltura in tutti i paesi occupati. Per fortuna in quel periodo ci furono i monaci e le comunità ebraiche che continuarono in clandestinità la viticoltura e la vinificazione per avere il vino da usare dei riti religiosi.

Il vino era sinonimo di ricchezza e prestigio e primeggiare nella produzione divenne per alcuni ordini ecclesiastici quasi una questione di vita.

I Benedettini, diffusi in tutta Europa, erano famosi per il loro vino e per il consumo non proprio moderato che ne facevano. Quando Bernardo di Chiaravalle, ex monaco benedettino, entrò nel 1112 nell’ordine dei Cistercensi, diede ulteriore impulso al tentativo di produrre vini di alta qualità specialmente in Borgogna, obiettivo alimentato anche dalla forte competizione tra le varie abbazie.

Nella Champagne si cominciò a parlare di un monaco benedettino, Dom Perignon, famoso per il suo perfezionismo quasi maniacale e per il suo straordinario vino. Molti non sanno che l’obiettivo di Dom Perignon era di ottenere un vino perfettamente fermo, ma i suoi sforzi erano frustrati da un clima e da un terreno che facevano inesorabilmente rifermentare il vino nelle bottiglie rendendolo spumeggiante …

Solo nel Rinascimento, però, il vino ritorna a essere protagonista. Nel XVII secolo si affinò l’arte dei bottai, le bottiglie divennero meno costose, si diffusero i tappi di sughero. Tutto questo contribuì alla conservazione e al trasporto del vino e, di conseguenza, a favorirne il commercio.

La posizione del vino si consolidò enormemente nel XIX secolo, dove alla tradizione contadina si affianca il contributo di vari studiosi che favoriscono ad aumentare la qualità e la bontà dei vini, rendendolo oggetto di ricerca scientifica. Louis Pasteur nel suo scritto “Etudes sur le vin” del 1866, affermò che tra tutte le bevande la più salutare e igienica era il vino.

IL VINO E I GRANDI DELLA STORIA

Degustare un buon vino, naturalmente senza esagerare, è uno dei piaceri della vita che non conosce distinzioni sociali. Diversi sono i condottieri, regnanti, regine della storia il cui nome è legato al vino. Ne cito alcuni.

CLEOPATRA

Sembra che Cleopatra, regina d’Egitto, apprezzasse molto il “vinum acquense”, già decantato per le sue virtù afrodisiache dagli storici della Gallia Cisalpina. E così la leggenda vuole che prima Cesare poi Marco Antonio facessero recapitare alla regina otri di questo vino per preannunciare le loro appassionate visite. Un altro vino molto amato da Cleopatra era il Mareotico, bianco e dolce, prodotto sulle rive del Mareotide, un lago salmastro a sud di Alessandria. Riferisce spregiativamente Orazio: “… il suo delirio (di Cleopatra) che il vino mareotico acuiva …” (Odi I, 37).

ALESSANDRO MAGNO

Alessandro III di Macedonia, universalmente conosciuto come Alessandro Magno, è una delle maggiori figure della storia: per la grandezza delle sue imprese, il fascino legato alla sua personalità e per essere stato un imponente sovrano. Forse, però, non tutti sanno che fu un grande amante del vino, uno dei primi “wine lovers” della storia, primato che non lo portò troppo lontano. A soli 33 anni, infatti, Alessandro morì, dopo un sfarzoso banchetto a Babilonia. Pare per aver bevuto una nota bevanda a base di elleboro. Per quanto questa bevanda sia piuttosto tossica, non sarebbe stata mortale se Alessandro Magno non fosse, per se, già fortemente indebolito dalla sua dipendenza dal vino. In parole povere, fu una cirrosi epatica a fulminarlo, cirrosi dovuta all’eccessivo consumo di vino e agli eccessi in tavola.

LEONARDO DA VINCI

“Il vino, il divino li core dell’uva”

 La lettera che Leonardo da Vinci scrisse al suo fattore

A dire questo, conferendo all’uva un ruolo quasi spirituale, cinque secoli fa, fu un inedito Leonardo da Vinci, appassionato ed esperto di vino.

Leonardo ha l’anima agricola, è nato in una famiglia di viticoltori e il vino ha sempre fatto parte della sua vita. Questo profondo legame lo segue nei suoi numerosi viaggi, sia a Milano, dove grazie alle donazioni di Ludovico il Moro, realizza il sogno di coltivare una vigna, sia in Romagna alla corte di Cesare Borgia, dove ci lascia tantissimi schizzi tra i quali il celebre disegno di un grappolo d’uva appeso, seguito dalla raffigurazione della prima barrique, sua intuizione per la vinificazione.

Leonardo non solo amava il vino ma lo produceva. Testimonianza di ciò una lettera che scrisse, nel 1515, al fattore del suo podere di Fiesole: non solo una lettera ma un vero e proprio trattato viticolo ed enologico per ottenere un vino privo di difetti.

NAPOLEONE BONAPARTE

Napoleone non beveva nessun vino se non lo Chambertin, un vino che prende il nome dal vigneto situato nel piccolo comune della Borgogna, Gevrey-Chambertin. Non andava mai a letto senza prima averne bevuto un bicchiere, e lo pretese anche nella notte più lunga e drammatica a Fontainebleau, l’ultima da Imperatore. Lui stesso scrisse:

Niente rende il futuro più roseo che contemplarlo attraverso un bicchiere di Chambertin.

Dietro questo suo amore “per il vino”, però, c’è una donna, l’imperatrice Giuseppina. Fu lei, infatti, grande esperta di vini, ad insegnare al marito ad apprezzarli. Celebre è la sua cantina a Malmaison, che contava qualcosa come oltre tredicimila bottiglie fatte arrivare da diverse zone prestigiose: da Bordeaux a Bourgogne, Champagne, Cote du Rhone ma anche da Italia, Grecia, Spagna e perfino Sud Africa.

REGINA VITTORIA

Un’altra appassionata di alcolici è stata la regina Vittoria, a capo dell’impero britannico dal 1837 al 1901. La sovrana non solo beveva quotidianamente birra (si dice che ne scolasse otto pinte al giorno insieme alla sua servitù), ma era solita gustare un mix di vino rosso claret con il whisky. Abbinamento alcolico, ritenuto dai palati fini di allora come da quelli di oggi assolutamente imbevibile, cui la Regina non poteva fare a meno: si sa che Queen Victoria non era una di quelle donne che amano tirarsi indietro!

CAMILLO BENSO CONTE di CAVOUR

L’interesse del Conte di Cavour per l’enologia è cosa risaputa, tutti sanno che ha lasciato una traccia non solo come uomo di stato e padre fondatore della nostra Italia, ma anche nella storia del vino. Infatti, si deve a lui e alla Marchesa Giulia Colbert Falletti di Barolo il prestigio e l’eccellenza del Barolo, accrescendone la fama e facendolo conoscere presso la corte reale a Torino e le corti europee.

Inoltre questo prestigioso vino tornò utile al Cavour nelle sue strategie politiche: si narra, infatti, che riuscì con la bellezza della Contessa di Castiglione e con numerose casse di Barolo a convincere Napoleone III a sostenere la causa dell’indipendenza italiana.

CURIOSITÀ

Ad alimentare il fascino di quest’antica bevanda, oltre la qualità e i profumi che gli esperti “vignerons” riescono a creare, sono l’incanto delle infinite curiosità tramandate nei tempi.
Citarle tutte è impossibile per cui cercherò di farvi conoscere quelle più originali e singolari:

Le viti di oggi non sono uguali a quelle di tanti anni fa? Quelle antiche selvatiche erano dioiche, con piante maschili e femminili, che dovevano essere impollinate per produrre i frutti. Quelle domestiche di oggi, invece, sono ermafrodite, autoimpollinanti, così si conservano i tratti genetici e le caratteristiche della vite rimangono sempre identiche.


I vini più apprezzati nell’antichità erano dolci. Personalmente mi sarebbe andata bene, ma per chi, al contrario, predilige i vini dal sapore secco e deciso, sicuramente rimarrebbe spiazzato se avesse potuto partecipare ad una degustazione di 5000 anni fa!


Sempre nell’antichità, soprattutto a Roma, i vini dovevano essere dolci ma privi di bollicine! Queste non erano apprezzate perché la loro presenza era attribuita a influenze negative della luna e all’azione di spiriti maligni. Niente brindisi augurali nell’Antica Roma!


“Un bicchiere di vino al giorno, allunga la vita” Pare proprio di sì, grazie al resveratrolo, un antiossidante contenuto nel vino rosso, attivo su molti processi fisiopatologici quali ad esempio un’attività protettiva del sistema cardio-vascolare e il miglioramento dei segni e sintomi vasomotori e osteoarticolari in menopausa.

Pitagora inventò un calice “bucato” fatto in maniera tale che se riempito oltre un certo limite, da lui ritenuto ottimale, il vino colava dal fondo? Questo bicchiere, detta anche “ coppa della parsimonia”, ha al suo interno una protuberanza, una sorta di colonna, che alla sua base presenta un piccolo foro collegato a un canale interno. La persona che eccede nel versare la bevanda finirà con non poterne assaggiare neppure un goccio: nel momento in cui il liquido scavalca la parete all’interno della colonna, si verifica il totale svuotamento della coppa. La leggenda vuole che Pitagora creò la coppa in occasione dei lavori per la fornitura di acqua all’isola di Samos, che gli diede i natali, per limitare il consumo di vino da parte degli operai a lavoro.


Dove si trova il vigneto più alto d’Europa? In Italia, a Cortina, esattamente a 1350 metri sul livello del mare.


Una delle più famose cantine della storia è … sommersa! Si tratta della cantina del Titanic, affondato nel 1912. Fu trovata sorprendentemente in buono stato con gran parte delle bottiglie ancora intatte.

La bottiglia più antica del mondo ha ben 1650 anni. Sigillata con cera e un poco d’olio, risalirebbe al 350 d.C. e con i suoi oltre 1650 di vita è sicuramente il vino più invecchiato al mondo. È esposta al museo Historisches Museum der Pfalz in Germania, ed è stata ritrovata nel 1867 in una tomba romana vicino Spira. Si tratterebbe di un vino prodotto localmente, risalente al tempo dei romani, rimasto sepolto sottoterra per oltre 500mila giorni.


“Non facciamoci infinocchiare” che c’entra questo detto con il vino? C’entra, perché dovete sapere che anticamente, quando gli osti volevano rifilare vino rancido ai clienti, lo accompagnavano con piatti a base di finocchio che addolcisce la bocca e altera la capacità di distinguere i sapori.


Da che cosa deriva il termine Sommelier? Ci viene in soccorso il francese: somme (bestia da soma) e lier (legare), letteralmente conducente di bestie da soma. Perché affibbiare un  nome del genere? Era abitudine dei soldati napoleonici legare le botti sullebestie da soma per trasportare il vino; la figura che si occupava di trasportare il vino ha iniziato a seguirlo in altro modo, fino a diventare l’esperto che oggi tutti conosciamo. Certo l’origine non è delle più gratificanti, ma l’opera che i “sommeliers” svolsero nei tempi fino ad oggi, ha nobilitato questo sostantivo, creando quella figura elegante, distinta e nello stesso tempo competente e professionale che tutti riconoscono e ammirano.


“ …e purga per digiuno | l’anguille di Bolsena e la VernacciaXXIV canto del purgatorio, Dante, parlando di papa Martino IV, cita la “Vernaccia” ma non per decantarne le virtù, bensì considerandolo “vizio di peccatori”.

Non sono della stessa idea i suoi discendenti a partire dal figlio, Pietro Alighieri, che nel 1353 acquistò possedimenti nel cuore della Valpolicella Classica.


Anche Giacomo Leopardi, nello Zibaldone, cita e riporta diversi riferimenti al prezioso nettare degli dei: “Vino. Il piacere del vino è misto di corporale e spirituale …” e ancora “Il vino è il più certo, e (senza paragone) il più efficace consolatore”.

La famiglia Leopardi si stabilì a Recanati intorno al 1100, iniziando la coltivazione della vite ad uso vinicolo già nel 1500.


Per conclude possiamo affermare che il “nettare di Bacco” è certamente la bevanda più antica e apprezzata al mondo, musa ispiratrice di grandi artisti e fonte di allegria per gli uomini semplici. L’evoluzione dei gusti e delle tecniche produttive costituisce un’affascinante chiave di lettura delle civiltà, che in ogni epoca hanno fatto del vino uno status symbol, portavoce di cultura, aspirazioni e contraddizioni.

FONTI

https://www.blogdelgusto.it/racconto-vino-origine-storia-leggende-del-nettare-bacco-corsi-sommelier.html

https://mole24.it/2014/05/08/il-conte-di-cavour-vino/

https://thewineffect.italianwinenow.com/voglio-il-mio-vino-sono-limperatore-napoleone/

http://www.italyeno.com/vinificare/storiadelvino.htm

https://www.focus.it/cultura/curiosita/curiosita-in-un-bicchiere-di-vino

https://www.foodmakers.it/10-curiosita-sul-vino-lo-beviamo

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