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Le interviste di TSD: Roberto Tiraboschi

Eccoci tornati nel Salotto di incontri di Thriller Storici e Dintorni. Vacanze finite, abbiamo fatto arieggiare le stanze, dato una spolverata alle librerie alle pareti, sistemate le poltrone e ora siamo pronti a far entrare il primo ospite di questa ripresa del 2021. È venuto a trovarci Roberto Tiraboschi, che in questi giorni è in libreria col suo nuovo romanzo “Il rospo e la badessa. Venetia 1172“.
Qualche cenno biografico prima di passare alle domande
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Roberto Tiraboschi è nato a Bergamo e vive tra Roma e Venezia. Scrittore, drammaturgo e sceneggiatore, con le Edizioni E/O ha pubblicato “Sguardo 11”,Sonno” (vincitore del Premio di Narrativa Bergamo e del Premio Stresa di narrativa) “La pietra per gli occhi. Venetia 1106” e “ La bottega dello speziale. Venetia 1118” (di cui trovate la recensione di TSD a questo link), “L’angelo del mare fangoso Venetia 1119”. Una trilogia storico noir ambientata nella Venezia medioevale.
Con Giunti Editore ha pubblicato il romanzo per ragazzi   “Nibelli zontro”.
Ha scritto per diversi registi italiani, tra cui Liliana Cavani, Marco Pontecorvo e Silvio Soldini.
Con Silvio Soldini firma la sceneggiatura di “L’aria serena dell’ovest” (Grolla d’Oro per la miglior sceneggiatura) e di “Un’anima divisa in due” (Coppa Volpi come miglior attore a Fabrizio Bentivoglio, alla 50 Mostra Internazionale di Venezia).
Con Marco Pontecorvo firma la sceneggiatura del film “PA–RA–DA”, premiato nella sezione Orizzonti della 65 Mostra Internazionale di Venezia. E del film “ Tempo instabile con probabili schiarite.”
Con Matteo Bellinelli, prodotto dalla Carac film e dalla TSI, scrive il film “Angeli non ne ho mai visti”.

Ai primi di settembre è uscito il suo nuovo romanzo ambientato nella Venezia medioevale sempre pubblicato dalla casa editrice E/O, dal titolo “ Il rospo e la badessa. Venetia 1172.

Sulle più importanti piattaforme è disponibile il suo podcast “Venezia anno 1000” un viaggio alla scoperta della Venezia medievale.

Roberto Tiraboschi, benvenuto nel nostro spazio e grazie per aver accettato questa intervista.
Partiamo dal principio. Si dice che uno scrittore debba essere innanzitutto un lettore. Roberto Tiraboschi che lettore è?

Ho cominciato a leggere molto tardi, non ero un bambino attratto dalla lettura. Lo ripeto sempre durante i miei incontri con i ragazzi, le passioni nascono all’improvviso, inaspettate. Ho cominciato a leggere al liceo e non ho più smesso. Quello che ho provato allora, a quell’età, le emozioni, la partecipazione, il coinvolgimento sensoriale, non si è più ripetuto purtroppo da adulto. Ho cercato di raccontarlo in “Nibelli Zontro” il romanzo young adult pubblicato con Giunti. Ora leggo per documentarmi, molto, e sono sempre alla ricerca di romanzi che sappiano stupirmi e coinvolgermi. Leggere per me vuol dire immergermi in mondi nuovi, provare emozioni e sensazioni. Non cerco libri che mi insegnino qualcosa, la letteratura  non deve insegnare, deve rapirti e aprirti a nuove visioni, far germogliare idee. Credo di aver cominciato a scrivere quando ho capito che la lettura da sola non bastava, certi mondi dovevo crearmeli da solo.

Ha sempre amato la storia fin da piccolo o è una scoperta successiva?

Al liceo odiavo la storia, mi annoiava per come veniva insegnata. Per immergermi nel mondo medievale di Venezia sono partito dalla vita quotidiana, dalla città reale, non dagli eventi storici. Questo approccio mi ha aperto una visione della storia completamente nuovo. I grandi eventi sono stati filtrati attraverso gli occhi dei personaggi dei miei romanzi e in questo modo hanno acquistato una luce nuova, assolutamente umana. Ho sempre coltivato letture sul medioevo e quelle veneziane mi hanno riservato sorprese continue, tanto che a un certo punto ho dovuto interrompere le ricerche perché non avrei mai cominciato a scrivere. L’aspetto più stimolante delle scrittura di un romanzo storico è la possibilità di essere creativi dentro uno schema prefissato. Qualcuno può pensare che sia un limite alla fantasia, invece è una grande e affascinante scommessa. Nei miei romanzi Veneziani gli eventi storici, i riferimenti a luoghi, i fatti, i nomi, sono sempre documentati, ma poi si aprono dei buchi, delle falle della storia che si possono riempire con l’invenzione, e qui viene il bello.

Venezia esercita sempre un grande fascino nei romanzi storici, ma molto spesso leggiamo storie ambientate tra il XV e XVI secolo. Lei ha scelto di raccontare la Venezia medievale del XII secolo: perché questa scelta? Quanto era diversa la città in quel periodo?

La decisione di raccontare la Venezia delle origini nasce da domande molto semplici che credo si ponga ogni visitatore della città. Ammiriamo lo splendore e la grandiosità della Venezia del 1500, del 1600 e ci domandiamo: ma come siamo arrivati a questo? Come è sorta la città, su quali basi, con quanta fatica? Venezia prima di Venezia. Questo può valere per molte città storiche italiane, ma la differenza è che a Venezia abbiamo rari esempi delle sue origini ancora visibili, bisogna scovarne i pochi segni rimasti. A Roma è tutto visibile, i resti archeologici parlano da soli. A Venezia è tutto nascosto, bisogna scavare, osservare i particolari, leggere i segni delle acque, immaginare mondi sommersi.

Nel nuovo romanzo “Il rospo e la badessa” le vicende si svolgono nel 1172 all’indomani della morte del Doge Vitale II Michiel. La città di Venezia è davanti a un bivio: si spinge per modificare il metodo elettivo del Doge. Non più eletto dal popolo ma da un gruppo ristretto di prescelti. Uno scontro tra “populismo” e “democrazia” che, come leggiamo nella quarta di copertina, risulta ancora oggi molto attuale.

Il 1172 è un anno di svolta per la città. Cambiare metodo elettivo del Doge, che nei secoli precedenti era sempre stato per acclamazione diretta del popolo, e passare ad un metodo più rappresentativo, con il quale si cercano i migliori. Il tema mi sembra di grande attualità. La democrazia diretta è la più alta forma di democrazia, oppure è necessario scremare, scegliere, delegare? I veneziani hanno scelto la seconda strada, anche per limitare i poteri di una persona che accentrava su di sé troppi incarichi. Un grande insegnamento ancora oggi, anche se il percorso della grande democrazia veneziana è stato lungo, complesso, con regole anche troppo complicate, che avevano però la finalità di coinvolgere sempre più il popolo nella guida della città.

I libri precedenti (“La pietra per gli occhi” – “La bottega dello speziale” – “L’angelo del mare fangoso”) compongono una trilogia con protagonista l’amanuense Edgardo D’Arduino. Moltissimi i lettori affezionati a questo personaggio: lo rivedremo nuovamente in un romanzo in futuro?

Anch’io mi ero molto affezionato ad Edgardo, in qualche modo mi riconoscevo in lui. Però ho dovuto andare avanti, era proprio la storia con la S maiuscola a richiederlo. Se volevo raccontare eventi importanti per la città, dovevo guardare agli anni successivi. Così è avvenuto per il 1172. Edgardo sarebbe stato troppo vecchio, se non morto data la durata della vita a quei tempi. Sono passati circa 50 anni dai romanzi precedenti, troppi anche per personaggi che si sono molto amati. Per ritrovare Edgardo dovrei andare indietro nel tempo, forse prima del 1116, chissà, non si può mai dire.

Lei è anche autore di molte sceneggiature di diversi film ed episodi di serie tv. Ha per caso già pronte anche quelle della trilogia di cui abbiamo parlato prima?

Il sogno di un film o di una serie tratta dalla trilogia veneziana mi accompagna sempre. La potenza visiva di quel mondo credo avrebbe un impatto fortissimo. Purtroppo i costi sarebbero altissimi. Solo una grossa produzione internazionale potrebbe affrontarli. Però posso anticipare che stiamo lavorando ad un progetto di un film di animazione tratto dai romanzi e una società americana pensa a un videogame ambientato nella mia Venezia medioevale. Sono strade lunghe, vedremo.

Al suo attivo ha anche qualche libro non storico: al di là del lavoro di ricerca che richiede il genere storico, quanto è diverso il tipo di scrittura dal romanzo contemporaneo?

Ho pubblicato, sempre con la casa editrice E/O, due romanzi non storici: “Sonno” un thriller che scava nei disturbi del sonno e “Sguardo 11” il mio primo romanzo con protagonista un’ adolescente. Recentemente, come dicevo, è uscito “Nibelli zontro” per l’editore Giunti.
Anche il romanzo contemporaneo richiede lunghe ricerche, per approfondire un luogo, il percorso dei personaggi, ed anche sulla lingua c’è sempre un grosso lavoro. Certo costruire una lingua immaginaria che ricordasse la musicalità, i toni, della lingua medievale, è stata una scommessa.

Ci saluti con una citazione del suo ultimo libro…

Talvolta è sufficiente sapere immaginare un sogno per infondere la forza di ricominciare. Con il disegno della Venetia futura che aveva offerto al suo popolo, il nuovo doge aveva sconfitto la rabbia, il pessimismo, l’inedia. Aveva debellato persino la peste, che con l’arrivo dei venti freddi del nord, pareva aver perso la capacità di diffondere la morte.

da “Il Rospo e la Badessa” pag 292

In tempi di covid mi sembra la più giusta.

Ringraziamo Roberto Tiraboschi per essere stato con noi e gli facciamo un grosso in bocca al lupo per questo suo ultimo libro “Il rospo e la badessa” E/O edizioni

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