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La voce del puparo – Matteo Marchisio

Recensione a cura di Donatella Palli

Matteo Marchisio, autore di romanzi d’azione e fantascienza si cimenta, questa volta, in un romanzo di ambientazione storica, senza perdere la sua passione per una narrazione cruda e violenta dei fatti.

Torino 1901, città moderna percorsa dagli omnibus, con uno sviluppo industriale avviato che aspira a un riconoscimento europeo ma, allo stesso tempo, con sacche di povertà estrema soprattutto per i tanti migranti provenienti dal sud che “i civich” stentano a tenere sotto controllo.

La giovane giornalista Antonietta Valsalva segue un fatto di cronaca: un uomo ha picchiato a morte la moglie. L’arrestato è il tenente Bartolomeo Martinengo, da poco rientrato dal Siam, protagonista ed eroe negativo del romanzo, violento, misogino, razzista; un parvenu che ha sofferto l’isolamento e le angherie dei ricchi compagni d’accademia e la violenza di un padre anaffettivo , accumulando un rabbioso desiderio di rivalsa.

“La rabbia lo aveva fatto sgozzare, stuprare e torturare chiunque fosse necessario ad acquisire ogni minimo avanzamento di carriera tra gli ufficiali del regno dimenticati nelle ambasciate di paesi a settimane di piroscafo”

Alla polizia gli dicono “un conto è battere la moglie un conto è ucciderla.(…) Non si può picchiare neanche il proprio cane, ormai il fronte delle suffragette radicali ha simpatie ovunque.”

La questione femminile affiora ben presto nel romanzo quando Bartolomeo si difende dalle accuse affermando che si era “comprato” una moglie al sud e la donna non si era rivelata all’altezza delle sue aspettative.

Così, davanti al rischio di compromettersi la carriera con un processo, accetta di recarsi in Sudafrica a cercare il capitano Camillo Ricchiardi, un disertore a capo della Legione Volontaria Italiana che si batte con i Boeri contro gli Inglesi.

Tanti sono i volontari italiani soprattutto di origine piemontese a recarsi in Sudafrica, spinti dalla miseria dopo la chiusura della fabbrica Nobel di Avigliana che produceva dinamite e la distruzione delle vigne ad opera della fillossera. I Boeri li avevano ricercati proprio per la loro conoscenza degli esplosivi. Operai, minatori dunque o reduci sopravvissuti alla guerra di Crimea.

Tutta questa umanità arcaica e dolente che conserva comunque una sua identità, viene discriminata e perseguitata dai sudafricani inglesi che stanno ormai vincendo la guerra per spartirsi le enormi ricchezze del Transvaal.

“Vent’anni fa gli Italiani potevano anche essere ben accetti .Da Napoli arrivavano avvocati, letterati, scalpellini, maniscalchi, minatori, falegnami del nord. Ma negli ultimi anni stiamo accogliendo solo immondizia umana, sono solo loro che maneggiano gli esplosivi e tutti gli attentati ( dei boeri ) sono fatti con dinamite”.

A poco a poco le vicende della giovane aristocratica Antonietta, imbevuta delle idee femministe di Mary Wollstonecraft, figlia di un padre industriale, decadente e dissoluto e fatta oggetto di un tentativo di stupro da parte di un amico di famiglia, vengono abbandonate dall’autore.

Il suo interesse si focalizza sulle gesta violente e, qualche volta, gratuite del protagonista Bartolomeo Martinengo, accompagnate da un comportamento efferato e un linguaggio da caserma, solo in parte mitigate dal suo attendente l’alpino Carbun capace, in quell’inferno, di provare ancora degli ideali.

L’autore non perde occasione per mostrare la misoginia di Bartolomeo. Anche quando incontra Myra, la compagna di Camillo Ricchiardi:

“Bartolomeo rimase atterrito da quel tipo di femmina. Era giovane,forse con meno di trent’anni, ma univa a una bellezza raffinatissima, la certezza che in quel bel cranio ci fossero pensieri più complessi di quanto avrebbe mai potuto avere un uomo(…) In più un vestiario che non comprendeva la gonna ma quei pantaloni da cavallerizza lo disturbava profondamente.”

Grande minuzia di particolari per l’ambientazione storica della guerra boera, le armi, gli abiti, le suppellettili, la vita sui piroscafi che solcarono gli oceani trasportando i migranti già legati a contratti capestro nelle miniere.

Grande attenzione anche alla figura del capitano Camillo Ricchiardi ,ex ufficiale e guerrigliero che si dedicò interamente alla causa boera e ai suoi seguaci dall’aspetto primitivo, mimetizzati nella foresta , che ricordano quelli di Sherwood.

Suggestiva la descrizione di un tramonto nel Transvaal:

“La notte li aveva avvolti lentamente. Avevano cavalcato a lungo prima che il sole sparisse oltre l’orizzonte frastagliato dalle pietraie e le macchie di erba dura, muovendosi nella penombra, sovrastati dal cielo rigato da nuvole nere. Tracce dell’azzurro della giornata che moriva e pennellate dell’arancione del tramonto anticipavano una notte lunga e nera. Macchie di decine di gazzelle pascolavano la vegetazione bassa, seguendo il commando al trotto. Passarono sotto acacie dai rami bassi spelati ,riconoscendo il baluginio delle occhiate dei Leopardi appollaiati in alto”.

I tanti temi trattati in un romanzo breve rendono la storia a tratti sconclusionata e l’immagine del titolo di un puparo che muove i fili di ognuno come se l’individuo avesse una vita già segnata e fosse privo di autodeterminazione non mi è completamente chiara. Vuole forse dire che Bartolomeo Martinengo poteva essere solo così violento e privo di scrupoli?

È certo, comunque, che per l’autore il maggiore interesse va alle descrizioni di violenza e ai crudi e sanguinolenti scontri tra guerriglieri boeri, zulu e inglesi che, a mio parere , relegano il romanzo nei confini di un genere pulp.

Trama

Torino 1901, il governo piemontese è venuto a sapere che un disertore, il capitano Camillo Ricchiardi in Transvaal ha abbracciato la causa boera e sta combattendo contro gli Inglesi. Inoltre l’italiano sarebbe fidanzato con la nipote del grande Kruger, presidente dello stato boero.

Le alte sfere vorrebbero contattarlo per ottenerne favori e finanziamenti ma, come fare ?

È in corso la seconda guerra boera e il viaggio verso il Sudafrica si presenta un’odissea a cui pochi sopravvivono. Ecco che casualmente si presenta il candidato perfetto: appena rientrato dal Siam ,il tenente Bartolomeo Martinengo, violento, spietato ma soprattutto disperato intraprenderà questa difficile  missione, dal risultato incerto ,insieme al suo attendente, l’alpino Gualtiero Carbone, soprannominato Carbun.

La voce del puparo - Matteo Marchisio - ebook

ASIN ‏ : ‎ B094KTZKKD

Editore ‏ : ‎ Youcanprint; 1° edizione (23 aprile 2021)

Lingua ‏ : ‎ Italiano

Dimensioni file ‏ : ‎ 1929 KB

Link d’acquisto e-book: La voce del puparo

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