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La Storia in vacanza #8: con TSD andiamo a Curon, sul Lago di Resia

Articolo a cura di Roberto Orsi

TSD pensa alle vacanze e ai gusti di tutti, perciò dopo avervi portati al mare, questa domenica vi facciamo prendere un po’ di refrigerio in montagna, sulle sponde di un lago assai particolare. Andiamo in Trentino Alto Adige dove, nella parte occidentale, a Curon Venosta nelle vicinanze del Passo di Resia, si trova il Lago di Resia (Reschensee).

In piena estate, si presenta un ambiente pittoresco. I campi sono nel pieno della fioritura, il clima è fresco e così questa diventa una meta turistica molto amata.

Simbolo di Curon Venosta e della Val Venosta, suo marcato emblema, è la torre di un campanile che sembra spuntare dal nulla in mezzo a questo lago, rendendolo così inconfondibile, un luogo quasi fiabesco. La leggenda narra che, nelle notti d’inverno, quando il lago ghiaccia e il campanile si può addirittura raggiungere a piedi, si sentano ancora suonare le campane risuonare dal fondo del Lago di Resia – tenete a mente questo particolare perché lo ritroveremo nelle curiosità.

Ma cosa ci fa un campanile solitario in mezzo al lago?

La Storia

Dietro tanta bellezza si nasconde un passato doloroso.
Fino al 1950 presso il Passo di Resia c’erano tre laghi naturali: il Lago di Resia, il Lago di Curon ed il Lago di San Valentino alla Muta. La creazione di una grande diga (1947-1949) unificò i primi due laghi e sommerse con sé il piccolo paese di Curon Venosta.
Dopo la fine della Seconda guerra mondiale, lo Stato decise di realizzare la struttura proprio nel punto in cui sorgeva il paesino. Un progetto completato nell’estate del 1950 che sarebbe dovuto servire a portare l’energia elettrica in tutto il Nord Italia.

San Valentino – Lago della Muta

Un bacino artificiale per la produzione di energia elettrica era già un progetto sotto l’impero austro-ungarico. Il governo italiano (dopo la Prima guerra mondiale, nel 1919, il Tirolo era stato diviso col patto pacifico di St. Germain, e l’Alto Adige annesso dall’Italia) nel 1920 riprese il progetto che prevedeva una elevazione del livello d’acqua fino a 5 metri. La dimensione di questo progetto non era tanto preoccupante perché non aveva un immediato pericolo per i paesi Curon e Resia. Ma nel 1939 lo Stato concesse al consorzio “Montecatini” la costruzione di una diga in basso al “Mittersee”, la quale doveva permettere un ristagno d’acqua fino a 22 metri.

La popolazione di Curon e Resia era totalmente trascurata. Con l’inizio della Seconda guerra mondiale il progetto fu temporaneamente abbandonato a causa delle difficoltà economiche e la mancanza di materie prime. Gli abitanti dell’alta Val Venosta credettero che il progetto del bacino artificiale fosse sepolto per sempre. Nel 1947 però, sbalordendo la popolazione dei due paesi, la “Montecatini” annunció l’immediato proseguimento della costruzione del lago artificiale.

La costruzione della diga causò non poche polemiche fra gli abitanti del posto. La popolazione di Curon e Resia, con il parroco Alfred Rieper in testa, cercarono di azionare tutte le leve politiche possibili per impedire il proseguire dei lavori. Si rivolsero persino a Papa Pio XII a Roma, per ottenere una intercessione affinché il governo italiano ripensasse e cancellasse il progetto, ma inutilmente. Nell’estate del 1950 la fine.

L’acqua del lago salì giorno dopo giorno. Centinaia di ettari di terra vennero sommersi dall’acqua, 150 famiglie private della base della loro esistenza (case, fattorie, terra da coltivare, bestiame) a fronte di un risarcimento piuttosto modesto, la metà di quelle famiglie costrette ad emigrare.

Quello che la guerra non aveva distrutto, fu raso al suolo dall’avidità di personaggi che pensarono solo al loro tornaconto a dispetto di una minoranza all’epoca oppressa.

Curiosità

Il campanile oggi è sotto la protezione delle belle arti.


Le campane che secondo la leggenda si sentono suonare d’inverno, sul lago ghiacciato, in realtà furono rimosse il 18 luglio 1959, prima della creazione del bacino artificiale. Eppure, c’è chi giura e spergiura di sentirle risuonare tuttora…


Il paese di Curon esiste ancora, ma si è spostato. La nuova Curon si trova sulla riva del grande lago di Resia, sul lato orientale della valle. In tedesco si chiama Graun e il 97% dei suoi abitanti sono di madrelingua tedesca.


Il campanile è l’unica costruzione superstite, ma non l’unica esistente. Prima di allagare le località, vennero demoliti ben 180 edifici, compresa la chiesa di Santa Caterina di Alessandria, (vicina al campanile ma non attaccata) e risalente al primo ventennio dell’Ottocento, che venne letteralmente fatta esplodere.


Numerose infiltrazioni d’acqua minacciano l’integrità del campanile, che nel 2009 è stato oggetto di alcuni lavori di restauro.


Il paese sommerso (Das versunkene Dorf) è un film-documentario del regista Georg Lembergh che traccia la storia di quanto accaduto a Curon, ponendo molta attenzione agli aspetti storici, sociali ed umani dell’intera vicenda.


E poichè qui in TSD abbiamo il vizio dei libri, oltre che della Storia, anche a questo viaggio abbiamo abbinato un libro “Resto qui” di Marco Balzano (Einaudi edizioni) – 2° posto al premio Strega 2018 – di cui vi lasciamo la trama:

Quando arriva la guerra o l’inondazione, la gente scappa. La gente, non Trina. Caparbia come il paese di confine in cui è cresciuta, sa opporsi ai fascisti che le impediscono di fare la maestra. Non ha paura di fuggire sulle montagne col marito disertore. E quando le acque della diga stanno per sommergere i campi e le case, si difende con ciò che nessuno le potrà mai togliere: le parole.

Se per te questo posto ha un significato, se le strade e le montagne ti appartengono, non devi aver paura di restare.

L’acqua ha sommerso ogni cosa: solo la punta del campanile emerge dal lago. Sul fondale si trovano i resti del paese di Curon. Siamo in Sudtirolo, terra di confini e di lacerazioni: un posto in cui nemmeno la lingua materna è qualcosa che ti appartiene fino in fondo. Quando Mussolini mette al bando il tedesco e perfino i nomi sulle lapidi vengono cambiati, allora, per non perdere la propria identità, non resta che provare a raccontare. Trina è una giovane madre che alla ferita della collettività somma la propria: invoca di continuo il nome della figlia, scomparsa senza lasciare traccia. Da allora non ha mai smesso di aspettarla, di scriverle, nella speranza che le parole gliela possano restituire. Finché la guerra viene a bussare alla porta di casa, e Trina segue il marito disertore sulle montagne, dove entrambi imparano a convivere con la morte. Poi il lungo dopoguerra, che non porta nessuna pace. E cosí, mentre il lettore segue la storia di questa famiglia e vorrebbe tendere la mano a Trina, all’improvviso si ritrova precipitato a osservare, un giorno dopo l’altro, la costruzione della diga che inonderà le case e le strade, i dolori e le illusioni, la ribellione e la solitudine. Una storia civile e attualissima, che cattura fin dalla prima pagina.

Fonti
https://www.suedtirolerland.it/it/cultura-e-territorio/natura-e-paesaggio/laghi/lago-di-resia/

https://viaggi.corriere.it/itinerari-e-luoghi/lago-di-resia-curon-campanile-sommerso-alto-adige/

https://it.wikipedia.org/wiki/Il_paese_sommerso

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