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Jules Verne: quando la fantasia e la scienza si fondono con l’avventura

Che gran libro si potrebbe scrivere con le nostre conoscenze. Un altro ancora migliore si potrebbe scrivere con ciò che non sappiamo!
(Jules Verne)

A cura di Roberto Orsi

E di libri su ciò che non sappiamo (o non sapevamo), Jules Verne ne ha scritti tantissimi. Le sue opere sono note in tutto il mondo, è uno degli autori più letti in lingua straniera, con i suoi racconti ambientati nell’aria, nello spazio, nel sottosuolo e nel fondo dei mari ha ispirato molti scienziati delle epoche successive.

Lo scrittore francese nato l’8 febbraio 1828, a Nantes, città portuale francese, è considerato, uno dei padri nobili della fantascienza moderna o, come veniva definita all’epoca, narrativa d’anticipazione. Del resto, tutti questi scrittori condividevano l’appartenenza a un secolo particolarmente intenso in materia di evoluzione tecnologica, invenzioni che furono solo alcuni degli spunti che fecero presa sulla fantasia dei grandi narratori del periodo. E Jules Verne non seppe resistere a questo richiamo.

Nato in una famiglia borghese di Nantes, (suo padre, Pierre Verne, era notaio, la madre, Sophie Allotte, apparteneva a una casta di militari) Jules Verne mostrò sin da giovane età quanto l’avventura fosse radicata nel suo animo. Si racconta, infatti, che nel 1839, a 11 anni, fuggì di casa imbarcandosi su una nave diretta nelle Indie; ma il padre lo scoprì in tempo e gli fece promettere che da allora avrebbe viaggiato solo con la fantasia.

Su consiglio paterno decise di dedicarsi a studiare legge, così si trasferì a Parigi dove vi giunse nel 1847. Nella città francese entrò in contatto con Alexandre Dumas figlio che gli diede qualche suggerimento, e grazie al suo appoggio, iniziò a scrivere opere teatrali, racconti brevi e libretti d’opera. Concluse i suoi studi in Giurisprudenza ma, contro la volontà paterna, decise di non lavorare come avvocato, quanto di dedicarsi alla letteratura.

Al “Cercle de la presse scientifique” strinse amicizia anche con il famoso Nadar. Il fotografo aereo, che nel 1862 avrebbe immortalato la Ville Lumière da una mongolfiera, contagiò Verne con la sua passione per il volo aerostatico, passione e studio che poi ritroveremo in numerosissimi suoi libri; ma per mantenersi, si impiegò come segretario nel Théâtre Lyrique, e lavorò come agente di borsa finché, a 24 anni, entrò nella redazione della rivista letteraria Musée des familles per occuparsi della sezione scientifica.

Nel 1857, grazie anche al contributo economico del padre che gli riconobbe una cospicua “dote”, sposò Honorine Deviane, una vedova di Amiens che aveva due figlie. Ma il matrimonio non rappresentò quella culla di stabilità che avrebbe voluto. Anzi, se ne sentì piuttosto soffocato e quindi, per sfuggire alla monotonia del focolare, viaggiò in Scozia, Norvegia e Danimarca.
La coppia ebbe un figlio, Michel, che pur divenendo anch’egli in seguito uno scrittore accettabile, deluse i genitori procurando alla famiglia non pochi scandali per le sue storielle con attrici, da una delle quali ebbe un figlio illegittimo.

La vera fortuna per Verne fu l’incontro con un editore, Pierre-Jules Hetzel, che ebbe estrema fiducia in lui e da cui nacque uno dei rapporti più fruttuosi e di successo della letteratura di epoca moderna durato quasi 40 anni. Dopo aver pubblicato la sua prima raccolta di racconti, Cinque settimane in pallone, l’editore propose allo scrittore francese un accordo ventennale d’esclusiva, ma con il vincolo di pubblicare due romanzi all’anno (n.d.r., altre fonti indicano tre romanzi l’anno) per la casa editrice in cambio di 20.000 franchi annuali per i diritti d’autore. Una somma  elevata che se da un lato condannò l’autore a una produzione letteraria a cottimo per il resto dei suoi anni, dall’altro decretò una svolta nella sua vita, dandogli una sicurezza economica che gli consentì di abbandonare il suo lavoro di agente di cambio per dedicarsi esclusivamente alla sua amata scrittura.

Nel 1886 Verne aveva già conquistato fama mondiale e una più che discreta fortuna. In questo periodo comprò anche diverse imbarcazioni e circumnavigò diversi Paesi Europei.

Ma il 1886 è anche l’anno che sancisce un cambiamento nella sua vita e nelle sue opere. Inizia per Verne quello che lui stesso definì il “periodo nero” della sua vita.  Si susseguirono le morti di persone molto vicine a lui, tra cui la madre e il suo mentore e editore Hetzel; e i suoi libri diventano sempre più pessimisti.

Se, infatti, fino ad allora le sue storie avevano come protagonisti esploratori con un atteggiamento positivo, e ai quali le macchine migliorano la vita (cosa determinata dal momento di ottimismo collettivo, favorito dalla Rivoluzione industriale in Francia e dalla stabilità politica del governo di Napoleone III), quando, alla fine del secolo le potenze europee iniziarono a contendersi gli imperi coloniali, e la scienza e la tecnologia si misero al servizio dell’industria e del capitale, Verne cominciò a nutrire dei dubbi nei confronti del progresso mostrandoci le conseguenze nefaste di alcuni di questi progressi.

Verne si spense il 24 maro del 1905 ad Amiens, all’età di settantasette anni, ormai quasi cieco, sofferente di diabete e paralizzato. È sepolto ad Amiens al Cimitero della Maddalena.

Molte sue opere, rimaste inedite, furono fatte pubblicare dopo la sua morte dal figlio Michel, in forma probabilmente riadattata.

Fantascienza o solo precorritore dei tempi?

Se fosse ancora vivo, il grande scrittore francese avrebbe visto realizzate alcune delle sue invenzioni (all’epoca) futuristiche. Non ci credete?
In Ventimila leghe sotto i mari (1870), Verne immagina un grande sottomarino elettrico, il Nautilus. E il Nautilus non vi ricorda forse l‘Alvin varato negli anni Sessanta del Novecento? Il Nautilus come l’Alvin, era a propulsione esclusivamente elettrica: nel libro, il capitano Nemo descrive l’elettricità come “un agente rapido, obbediente, potente, che si adatta a qualsiasi uso, e regna sovrano a bordo del mio battello

In un racconto scritto nel 1889, La giornata di un giornalista americano nel 2889, Verne descrive un’alternativa ai giornali: “Invece di essere stampato, lo Earth Herald viene ‘detto’ ogni mattina agli abbonati, che apprendono le notizie del giorno da interessanti conversazioni con giornalisti, scienziati e uomini di Stato“.
Ci vollero molto meno dei mille anni previsti da Verne per avere i primi giornali radio (negli anni Venti) e poi i primi telegiornali (nei Quaranta).

In Ventimila leghe sotto i mari scrive di una pistola che dà una forte scossa elettrica, molto simile all’attuale taser
Questa pistola non spara pallottole normali“, scrisse Verne, “ma piccole capsule di vetro, ricoperte da un’armatura d’acciaio, e appesantite da una pallina di piombo: sono delle vere bottiglie di Leida [n.d.r. i primi condensatori elettrici, inventati nel Settecento], in cui viene immagazzinata elettricità ad alta tensione. Al minimo urto vengono sparate, e l’animale, per quanto forte, cade morto all’istante“.

Verne un massone?

Secondo alcuni autori, le opere di Jules Verne contengono moltissimi riferimenti alla Massoneria e ai rituali massonici. In realtà non ci sono prove certe che Verne fosse massone, per cui la questione è dibattuta.
Vale però la pena citare uno studio condotto in proposito da Michel Lamy e confluito poi in un libro dal titolo “Jules Verne e l’esoterismo” (Edizioni Mediterranee) in cui si fa avanti l’ipotesi che Jules Verne, avesse celato nei suoi celebri “Viaggi”, elementi che si rifanno ad antichi insegnamenti occulti (come ad esempio la credenza gnostica e teosofica della Terra Cava, ovvero la teoria secondo la quale la Terra sarebbe popolata da un misterioso popolo sotterraneo, quello di Agarthi). Molto probabilmente spinto dal suo editore, Pierre Jules Hetzel, anch’egli legato alle sopra citate società esoteriche.

Verne, quindi, sarebbe stato a conoscenza di misteri legati all’esoterismo cataro e templare ancora oggi non del tutto chiari, come quello di Rennes- le-Chateau ed il suo tesoro segreto, nonché il simbolismo della chiesa stessa ed i suoi legami con Maria Maddalena ed il Sacro Graal. Verne era a conoscenza di tutto ciò e lo dichiara e racconta con dovizia di particolari (ovviamente per chi avrà la pazienza e la voglia di decrittare il “linguaggio degli uccelli”) nel suo romanzo Clovis Dardentor

Qual era lo scopo ultimo di Verne e/o dell’editore Hetzel nel voler nascondere determinati elementi esoterici in semplici romanzi popolari?
Perché Jules Verne subì un attentato da parte del nipote, il quale poco prima lo avvertì dicendogli: “Ti seguono, vogliono ucciderti !” ? Chi voleva uccidere Jules Verne e soprattutto, perché?
Perché, prima di morire, Jules Verne distrusse tutto il suo archivio?
A queste e altre ipotetiche risposte troverete nel libro di Lamy di cui trovate i riferimenti in coda a questo articolo

Jules Verne al cinema

Il mondo del cinema è stato quello che, forse, più di tutti ha attinto maggiormente alle avventure narrate da Verne. E a esse si deve il primo film di fantascienza della storia del cinema, Viaggio nella Luna (Le Voyage dans la Lune), pellicola muta del 1902, della durata di appena 14 minuti, realizzata da George Méliès, che condensa le trame di Dalla Terra alla Luna di Verne e de I primi uomini sulla Luna di H.G. Wells.

E questo è stato solo il primo di una lunga serie di realizzazioni su pellicola delle idee di Verne. Memorabili gli adattamenti cinematografici di Ventimila leghe sotto i mari realizzato nel 1954 dalla Disney, con Kirk Douglas e James Mason, che vinse ben due Oscar, tra cui quello per gli effetti special, o quello, sempre firmato dalla Disney, di Viaggio al centro della Terra (1959); Il giro del mondo in 80 giorni del 1956 diretto da Michael Anderson che vinse cinque Premi Oscar (tra cui miglior film) su otto candidature. Il film presenta 40 camei di attori famosi del tempo, tra i quali Fernandel, Peter Lorre, Frank Sinatra, John Carradine, Marlene Dietrich, Buster Keaton.

Curiosità

Verne fu sempre convinto che era più importante nutrire lo spirito rispetto al corpo. Per questo motivo, spendeva il proprio denaro nell’acquisto di libri, alimentandosi per lungo tempo esclusivamente di latte e pane.


Verne è stato autore anche di una sorta di romanzo-verità, più che di una biografia, sulla figura di Cristoforo Colombo. (pubblicato nel 1882) in cui dipinse il navigatore genovese in maniera epica alla stregua di un valoroso (e anticipatore) Capitano Nemo; non rinunciò però ad una documentazione storico-scientifica assolutamente all’altezza della situazione.


A 58 anni qualcuno gli sparò a una gamba, rendendolo prima zoppo e poi condannandolo a terminare i suoi giorni su una sedia a rotelle, privandolo del suo amore per i viaggi. Da questo episodio non si riprese più. Lo sparo proveniva dalla mano del suo giovane nipote Gastone; la situazione, tuttavia, non fu mai chiarita, visto che tutto fa pensare che i due non fossero in cattivi rapporti. In seguito all’accaduto, Gastone fu ricoverato in manicomio.


Verne scrisse anche delle poesie che dedicò al suo primo amore, mademoiselle Caroline. Il rifiuto della giovane, promessa sposa a un visconte, frenò la vena artistica di Verne che decise così di dedicarsi agli studi in legge.


Fu insignito della Laurea ad honorem per il suo contributo all’educazione e alla scienza.


Nella calma del suo studio lavorava dalle cinque del mattino fino alle undici.


Ebbe tre barche, tutte con il nome di Saint Michel.


Tra i suoi apporti, si può contare anche la costruzione di un circo, commissionato all’architetto Émile Ricquier, discepolo di Eiffel. Passione circense che si riflette anche nel romanzo César Cascabel (1890), che racconta le peripezie in carretta di una famiglia di saltimbanchi.


Un po’ di libri

Impossibile e troppo lungo elencarli tutti, ne citiamo solo alcuni a titolo esmplificativo, tralasciando quelli per i quali è a tutti stranoto. Aggiungiamo poi alcuni titoli interessanti su di lui

Fonti:

Gli strani viaggi di Giulio Verne
Dalla Terra alla Luna
Michele Strogoff
Parigi nel XX secolo
Il castello in Transilvania
Due anni di vacanze
La strada per la Francia-Il mondo sottosopra
Tre viaggiatori in Scandinavia
Il libro segreto di Jules Verne – di Luca Crovi e Peppo Bianchessi – Solferino editore
Jules Verne e l’esoterismo. I viaggi straordinari, i Rosacroce, Rennes-le-Chateau di Michel Lamy (Edizioni Mediterranee)

https://www.tomshw.it/culturapop/jules-verne/

https://www.nauticareport.it/dettnews/report/i_segreti_di_jules_verne-6-4160/

http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/2010/02/03/jules_verne_un_viaggio_straord.html

https://www.storicang.it/a/jules-verne-scrittore-visionario_14789

https://lamenteemeravigliosa.it/jules-verne-viaggio-della-vita/

One Reply to “Jules Verne: quando la fantasia e la scienza si fondono con l’avventura

  1. Wow, che approfondimento! Complimenti, Roberto. Tempo fa , ho letto che Verne, da qualcuno, viene considerato un Maestro ritornato tra noi tanto la sua immaginazione di scrittore ha precorso i tempi o un Iniziato o un un grande chiaroveggente.

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