Trama

La famiglia Casadio vive da sempre nel borgo di Stellata, all’incrocio tra Lombardia, Emilia e Veneto. Gente semplice, schietta, lavoratrice. Poi, all’inizio dell’Ottocento, qualcosa cambia: Giacomo Casadio s’innamora di Viollca Toska, una zingara, e la sposa. Da quel momento, i discendenti della famiglia si dividono in due ceppi: i sognatori dagli occhi azzurri e dai capelli biondi, che raccolgono l’eredità di Giacomo, e i sensitivi, che hanno gli occhi e i capelli neri di Viollca, la veggente. Da Achille, deciso a scoprire quanto pesa un respiro, a Edvige, che gioca a briscola con lo zio morto due secoli prima; da Adele, che si spinge fino in Brasile, a Neve, che emana un dolce profumo quando è felice, i Casadio vivono sospesi tra l’irrefrenabile desiderio di sfidare il destino e la pericolosa abitudine di inseguire i loro sogni. E portano ogni scelta sino in fondo, non importa se dettata dall’amore o dalla ribellione, dalla sete di giustizia o dalla volontà di cambiare il mondo. Ma soprattutto a onta della terribile profezia che Viollca ha letto nei tarocchi in una notte di tempesta… La saga di una famiglia che si dipana attraverso due secoli di Storia, percorrendo gli eventi che hanno segnato l’Italia: dai moti rivoluzionari che portarono all’Unità fino agli Anni di Piombo.

Recensione a cura di Laura Pitzalis

I Tarocchi sono un mazzo di carte, 78 per la precisione, usate a scopo divinatorio da secoli. Le lame, così sono chiamate queste carte, si suddividono in Arcani Maggiori e Arcani Minori. La parola “arcano” significa letteralmente “nascosto”, con riferimento appunto al significato occulto di ogni carta o lama. Gli Arcani maggiori sono 22 e si tratta di carte dove sono rappresentate figure simboliche come “La Morte”, “Il Giudizio”, “La Luna”. Gli Arcani Minori invece, sono comunemente chiamate anche carte napoletane e sono in totale 56 a loro volta suddivise in 4 semi: coppe, denari, bastoni, spade.

Tanto osannati quanto condannati dai poteri ufficiali, celano un mondo misterioso e meraviglioso, che affonda le radici nell’inconscio collettivo.

La Morte, il Diavolo, la Torre significano qualcosa di brutto? – Il Viaggio  del Matto

Ed è in questo mondo dall’atmosfera magica ed esoterica che mi sono trovata immersa leggendo il libro di Daniela Raimondi “ La casa sull’argine”; è proprio una carta dei tarocchi, il Diavolo, il perno su cui si basa la storia e il destino dei protagonisti del romanzo.

Sulla carta c’erano tre figure: al centro stava il demonio con piedi caprini, testa cornuta, organi genitali maschili e mammelle femminili. Ai suoi lati, un uomo e una donna, nudi, gli occhi sognanti, ma imprigionati da catene. Viollca pensò subito a due amanti infelici, legati l’uno all’altra dentro una prigione. Poi si concentrò sull’immagine del diavolo: nel suo ventre c’era un viso, un piccolo essere.

Una carta e  una superstizione che deriva da una leggenda gitana che narra di un serpente buono, dalla pancia bianca:

Gli zingari credevano che, nelle fondamenta di ogni casa, vivesse un serpente buono, dalla pancia bianca e con i denti senza veleno. E pensavano che ogni notte questo serpente strisciasse sulle persone che dormivano, per proteggerle e portar loro fortuna. Se però il serpente fosse stato ammazzato, qualcuno della famiglia sarebbe morto e su tutti gli altri si sarebbe abbattuta una serie di disgrazie.

Il romanzo della Raimondi è una saga familiare storica perché, oltre a raccontare gli avvenimenti della famiglia Casadio attraverso più generazioni, percorre gli snodi che hanno segnato l’Italia in quei due secoli in cui si dipana il racconto, approfondendone la realtà sociale e culturale.

Ma è anche un romanzo surreale, dove si utilizza il soprannaturale  per affrontare temi reali e concreti, sconfinando  nell’esoterico, quasi nell’horror; anche se, a fine lettura, ci rendiamo conto che di oscuro ci sono solo le scelte che si fanno, senza riflettere sulle conseguenze,  che possono essere disastrose per se stessi e per gli altri.

Nessuno può fermare il destino, Neve, ma possiamo insegnare ai nostri figli a star lontano dai sogni e dai pericoli”.

Lo stile narrativo è fluido, scorrevole e molto diretto. I dialoghi vivi e reali, grazie anche agli intercalari in dialetto, ricreano  la spigliatezza e la fluidità della lingua parlata. Intercalari che, confesso, nei punti non tradotti ho trovato un po’ ostici, costringendomi a leggerli più volte per capirne il senso, rallentando così la lettura.

“La casa sull’argine” è un romanzo corale dove, oltre i protagonisti, trova spazio una moltitudine di personaggi: alcuni rimangono ai margini della narrazione, altri fanno da sfondo alle vicende dei Casadio creando l’aspetto folkloristico e ironico del romanzo. Una per tutti Nazzarena Casini, corpo asciutto e camminata maschile, occhi piccoli e infossati però furbi, pieni di vita.

In paese, la Nena era una leggenda. Si raccontava ridendo che, nell’ultimo censimento, erano andati a casa sua e, alla domanda se i servizi fossero privati o in comune, lei aveva risposto, seria: «Nuáltar a caghém in comunità».

I protagonisti del romanzo, come s’intuisce dal sottotitolo del libro, sono i tantissimi componenti della famiglia Casadio, ma non tutti, solo quelli alla cui vita sono legati elementi che si rifanno al paranormale, alla magia, a un antico sortilegio. Un variegato assortimento di personaggi che all’inizio mi hanno un po’ confuso, costringendomi più volte a ricorrere all’albero genealogico della famiglia posto alla fine del romanzo, ma poi conquistato e coinvolto con il loro aspetto dalle mille sfaccettature: sognatore, sensitivo, testardo, romantico, ironico.

Ed ecco che abbiamo Giacomo, un po’ visionario con la mania di costruire barche molto simili all’Arca di Noè, che irrimediabilmente colano a picco; Neve che ha il dono della preveggenza e che, quando è felice, emana un profumo delizioso che attira le api; Edvige che gioca a briscola con lo zio morto due secoli prima e Achille con il pallino delle invenzioni e dei calcoli assurdi, come quello del peso dell’aria o quello del fiato:

Nel 1877, ossessionato dal fatto che, da giovane, aveva rischiato di essere seppellito vivo, Achille presentò all’Ufficio Brevetti una bara speciale dotata di una banderuola, «l’indicatore di vita».

Personaggi che la Raimondi ci presenta non con una sequenza cronologica ben determinata ma come quadri della vita e della storia, come se stessimo sfogliando un album fotografico e l’autrice le commentasse. Così a ogni personaggio sono associati eventi che hanno segnato storicamente e socialmente l’Italia: il Risorgimento italiano, i due conflitti mondiali, l’emigrazione in America, l’alluvione del Polesine, la contestazione giovanili e le rivolte studentesche del ’68  fino ad arrivare agli anni di piombo e alla strage di piazza Fontana. Quadri storici che vengono approfonditi il tanto necessario per contestualizzare le vicende del protagonista di turno; non aspettatevi, quindi, resoconti storici dettagliati.

Un romanzo che, nelle pagine riguardanti gli anni dal ’60 al ’70,  mi ha coinvolto emotivamente risvegliando i miei ricordi: mi sono rivista bambina, come Norma e Donata, mentre gioco in cortile a “campana” o a “uno, due, tre… Stella!”, o mentre mi  pavoneggio davanti allo specchio, indossando gli abiti di mia madre, le sue scarpe con il tacco, le bellissime collane di perle e di cristallo di rocca … 

Splendida e azzeccatissima l’idea dell’autrice di “accompagnare” alcuni passi del romanzo con dei pezzi musicali, come se fosse una fiction televisiva: da “ Santa Lucia luntana” a “Maramao perché sei morto”, da “ Mamma voglio anch’io la fidanzata” a “ Tornerai da me”, da “Vecchio Frack” a “Volare”, per poi passare dalle canzoni “urlate” di Tony Dallara alle romanze della “Cavalleria Rusticana” e “ L’elisir d’amore” fino a giungere alle canzoni di Sam Cooke, Beatles e Rolling Stones … La Raimondi ha quindi inquadrato le vicende dei Casadio non solo da un punto di vista storico, ma anche da quello musicale con i brani dell’epoca!

Per finire non posso non citare l’ambientazione del romanzo i cui protagonisti sono il fiume Po, a volte dall’acqua liscia come la seta, altre volte, con la piena e l’acqua scura, e Stellata un piccolo borgo rurale al crocevia tra Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna, un centro che attira e respinge ma al quale si torna sempre!

“Tutto pareva così ordinato e tranquillo, così profondamente famigliare, da sembrare impresso in una memoria atavica, passata di padre in figlio insieme al sangue.”

Copertina flessibile : 400 pagine

ISBN-10 : 8842932906

ISBN-13 : 978-8842932901

Editore : Nord (24 agosto 2020)

Lingua: Italiano

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One thought on “La casa sull’argine – Daniela Raimondi

  1. Daniela Raimondi ha detto:

    Splendida lettura, sensibile e attenta. Grazie di cuore!
    Daniela

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