Luglio è, per il mondo dei libri, il mese del Premio Strega, e così in TSD ci siamo riuniti intorno a un libro che fu insignito di tale onore: La Chimera di Sebastiano Vassalli, un romanzo storico che fu vincitore di tale Premio nel 1990.
Una scelta che si è rivelata felice. Una lettura che ha appassionato tutti davvero!
Di seguito potete trovare i commenti dei lettori che, come sempre, ringrazio per la partecipazione.

Trama
Nel 1610 Zardino è un piccolo borgo immerso tra le nebbie e le risaie a sud del Monte Rosa. Un villaggio come tanti, e come tanti destinato a essere cancellato senza lasciare tracce. C’è però una storia clamorosa, soffocata sotto le ceneri del tempo, che Sebastiano Vassalli ha riportato alla luce: la storia di una donna intorno alla quale si intrecciano tutte le illusioni e le menzogne di un secolo terribile e sconosciuto. Antonia, una trovatella cresciuta nella Pia Casa di Novara, un giorno viene scelta da due contadini e portata a Zardino, dove cerca di vivere con la fede e la semplicità che le hanno insegnato le monache. Ma la ragazza è strana, dice la gente. Perché è scura d’occhi, pelle e capelli, come una strega, e una volta è svenuta al cospetto del vescovo Bascapè, l’uomo che doveva diventare Papa e che si è messo in testa di trasformare in santo chiunque abiti quelle terre. E poi perché Antonia è bella, troppo bella, ed è innamorata, ed è indipendente: in lei ci dev’essere per forza qualcosa di diabolico… Vassalli illumina gli angoli più oscuri di un secolo senza Dio e senza Provvidenza, ricostruendo un episodio che è stato crocevia di molti destini e che, in un turbine di menzogne e fanatismi, ci dice molto di come si è formato il carattere degli italiani.

Roberto Orsi
Un libro di quelli che possono essere definiti “capolavoro”? Probabilmente sì. Sicuramente un libro che lascia il segno, difficile da dimenticare. A partire dall’aspetto più tragico della vicenda, così dura e cruda. Il processo con accusa di stregoneria nei confronti di Antonia raccontato magistralmente dall’autore, che lo utilizza come perno centrale, intorno a cui ruotano le vicende di una Novara seicentesca descritta con i suoi pregi e i suoi difetti. Vassalli dipinge tra le pagine la società del tempo, con una maestria incredibile. Le similitudini con “I promessi sposi” sono lampanti, la società è quella, pur con le dovute differenze e lo stile prosaico dei due autori. La superstizione, le credenze popolari, “l’ignoranza” di un popolo troppo spesso vessato da un’autorità temporale o ecclesiastica che fanno il bello e il cattivo tempo. Lo stile di Vassalli, con rimandi e riferimenti ai giorni d’oggi, rendono ancora più accattivante un libro che regala le nozioni di un saggio ma con la scorrevolezza di un romanzo. E’ il mio primo libro di questo autore ma sono molto curioso di leggerne altri.

Angela D’Albis
“La Chimera” di Sebastiano Vassalli è un classico che non invecchierà mai. Racconta la storia del nostro ‘600 come ha fatto Manzoni ne “I Promessi Sposi”, ma con un’angolazione diversa, più laica e, forse, più realistica. A differenza del romanzo del Manzoni, qui non ci sono interventi provvidenziali, né tanto meno finisce bene!
Partendo dalla vicenda di Antonia, la “strega di Zardino”, l’autore descrive molto bene l’Italia rurale del ‘600, ma anche le ipocrisie, le meschinità e le ambiguità di gran parte del clero della Chiesa Cattolica post riforma.
Mi sono piaciute anche le descrizioni dei personaggi e lo stile di scrittura asciutto e corposo.
A differenza de “ I Promessi Sposi”, non avevo ancora letto “La Chimera” e devo dire che mi sono persa qualcosa! E ’veramente un capolavoro e consiglio vivamente di leggerlo!

Renata Stoisa
Confrontando La Chimera con altri romanzi storici ho notato l’abilità dell’autore nel mantenere uno stile letterario moderno che non stride con il tempo in cui si svolge la vicenda.

Daniela Piazza
Sono d’accordo nel definirlo un capolavoro. Asciutto, oggettivo, concreto eppure fortemente coinvolgente, permette di gettare uno sguardo da vicino a un secolo così ambiguo e ambivalente come è stato il 600: il secolo dell’Inquisizione ma anche il secolo delle origini della scienza moderna. Figure che siamo abituati a sentire osannare, San Carlo in primis, suo nipote Federico un po’ dopo, ci appaiono in una luce nuova e probabilmente più vera. Bellissime alcune figure, prima fra tutte la protagonista che pure non viene esaltata o trasformata in eroina romantica in alcun modo. Eppure è eroica e grandiosa proprio nella sua schietta semplicità. Straordinarie alcune risposte che dà agli inquisitori, ad esempio quando dice che i preti credono di sapere tutto e non sanno niente.
Volevo leggere questo libro da tempo ma non mi risolvevo mai, sono felice che questa condivisa mi abbia dato l’occasione. Stupenda lettura!

Chiara Guidarini
Che romanzo particolare… non ho mai letto niente di simile. Il romanzato è veramente poco, poiché l’autore si attiene al racconto di fatti storici reali e li narra nel suo presente: lui parla, gli altri ascoltano. Vassalli racconta, con l’estro del narratore onnipresente, di una vicenda che, se non riportata alla luce, sarebbe passata inosservata. È facile dire strega, è facile dire inquisizione, è facile dire torture. Ma davanti agli atti di processo, si può toccare con mano tutta la mentalità di un tempo. Lo stile narrativo, nonostante il tema trattato, è frizzante e a tratti comico, senza togliere alcunché alla storia, che di per sé è una tragedia. Mi è parso che l’autore volesse spargere un alone di tragicomicità sui personaggi che hanno incontrato la povera Antonia, cosa che invece non ha accompagnato lei, la sfortunata protagonista della vicenda. Lei che alla fine non è che una vittima, perché giovane, perché bella, perché forse un tantino sfrontata. Perché innamorata. Perché ingenua. Ed ecco che l’ingenuità che regnava nel XVII secolo prende forza nelle battute finali, rendendole ancor più sentite e ancor più reali. Una storia veramente interessante, che immerge il lettore in un’epoca lontana, forse per certi versi ancora buia, e trattiene l’attenzione dalla prima all’ultima pagina.

Isabella Novelli
Ho sempre amato Vassalli sin dal suo libro più famoso”La notte della cometa” sulla vita di Dino Campana che mi fu regalato ad un compleanno di molti anni fa. Di seguito lessi “La chimera” e “Marco e Mattio” che mi colpirono molto. Ne “La chimera” Vassalli fa un’analisi spietata dei suoi luoghi nei dintorni di Novara in un’epoca in cui regnava l’oscurantismo e l’inquisizione. Un’epoca in cui bastava poco a finire sul rogo in quanto strega, così come accade ad Antonia che muore appena ventenne dopo un processo sommario in maniera atroce per mano della Chiesa. Una Chiesa ed un clero a cui Vassalli non risparmia feroci critiche e che descrive in tutta la sua violenza di quegli anni. Vassalli prende spunto da una vicenda realmente accaduta in un paese che oggi non esiste più, dedicandosi alla vicenda e alle sue fonti con una scrittura magistrale che fa di questo un libro unico nel suo genere. Una storia che si arricchisce di una marea di personaggi discutibili e feroci nella loro inconsapevole ignoranza, ombre talvolta sinistre di un paesaggio misero e maleodorante come Zardino, povero e predestinato ad una fine inevitabile che giunge alla cancellazione dello stesso e all’oblio.Una scrittura, quella di Vassalli che mi ha sempre affascinato, un modo di scrivere fatto di spietato realismo e di pietà verso le vittime sacrificali di secoli bui che lui narra in molti suoi libri.
Una rilettura che mi ha ulteriormente arricchito di particolari che la prima volta mi erano sfuggiti e che mi hanno fatto amare ancora di più questo testo che io considero come un piccolo capolavoro.

Virzo Laura
La chimera: è una storia di ordinaria stregoneria, dalla quale emerge la piccineria di certi personaggi che avendo potere lo esercitano in modo opprimente, di altri che non avendo potere vivono di invidie mortali e di chi si trova in mezzo e ne fa le spese. Nonostante parli di tempi lontani e di usi diversi dai nostri, quello che non cambia mai è l’animo umano, e i sentimenti: odio, amore, orgoglio, invidia sono sempre gli stessi. Un libro che mi è veramente piaciuto molto sia come ambientazione, sia come stile di scrittura.

Maria A. Bellus
Un romanzo splendido, una scrittura scorrevole tra ironia e riferimenti storici davvero interessanti che avvince pagina dopo pagina. Una vicenda umana tristissima che mette in risalto un periodo buio della Chiesa, dell’Inquisizione e della caccia alle streghe.

Laura Pitzalis
Avevo già letto “La Chimera” anni fa e mi era piaciuto moltissimo, ma questa rilettura, sarà per il fatto della condivisa che ti stimola tantissimo, sarà che una seconda lettura ti fa captare sfumature che ti sfuggono alla prima, mi ha dato l’impressione di leggere un altro libro, molto ma molto più ricco di quanto ricordassi. Non è il primo libro di Vassalli che ho letto, ma come gli altri è stato capace di farmi riflettere su tanti temi e trovare diversi spunti. In tutti i suoi romanzi ho amato la sua ironia pungente, il suo scetticismo intelligente, il suo ateismo dotto, la sua immensa conoscenza della storia, il suo modo unico di scrivere.
“La Chimera” è un libro intenso e meraviglioso nella sua atrocità, con una ricostruzione storica irreprensibile che ci porta a riflettere e a fare inevitabili paragoni: forse quei tempi orribili non sono poi così distanti, forse l’umanità di oggi non è così diversa da allora.
Leggendolo è ineluttabile il confronto con “I Promessi Sposi” di Manzoni non solo per l’ambientazione storica, il ‘600, ma anche perché ritroviamo la dominazione spagnola, i signorotti locali e le loro angherie, i criminali che trovano asilo nei conventi, i “bravi”…
Malgrado ciò, non è un romanzo di stampo manzoniano, come l’autore spiega nell’Appendice a fine libro. Qui non c’è Provvidenza, non c’è quella giustizia divina che punisce o redime i cattivi e premia i buoni. Qui i poveri, gli umili i semplici sono sminuzzati dall’assurdità dei fatti e manovrati da una malvagità fatta di ripicche e vendette personali che s’intrecciano con intrighi politici e ambizioni private.
Di Vassalli ho amato molto la bellezza e l’originalità della narrazione a metà tra il romanzo e il saggio e quindi con tantissime divagazioni per descrivere situazioni, paesaggi, personaggi. Incantevoli ho trovato le pagine che ci raccontano dei “risaroli”, i braccianti che in condizioni di schiavitù raccoglievano il riso, (una piaga che stranamente, osserva, è passata sotto silenzio); dei “camminanti”, vagabondi senza fissa dimora che rifiutavano il lavoro e vivevano di espedienti; dei “quistoni”, termine usato nella zona di Novara per indicare i falsi preti che giravano nei paesi per raccogliere elemosina, vendere indulgenze, prescrivere medicamenti e dare consigli interessati.
Descritte con risvolti grotteschi, con un’ironia delicata e allo stesso tempo pungente, ma mai volgare, anche se fa uso di espressioni che, in un altro contesto, possono risultare oscene, Vassalli ci racconta le consuetudini di un’epoca inquietante, in cui la cattiveria diventa chiacchiera, la chiacchiera prova sicura, la prova sicura denuncia.
Il popolo, da sempre, ha bisogno di un colpevole, di un capro espiatorio su cui riversare i propri odi e rancori. Non per niente, in quei tempi, uno degli spettacoli più amati dalle persone furono le gogne e le esecuzioni in piazza. L’importante è sfogare le proprie frustrazioni, fallimenti e risentimenti su altri, spesso più deboli e facilmente eliminabili.
Questo porta Vassalli, nel commento finale del romanzo, (un’altra perla del libro), a una riflessione che facciamo anche nostra: noi, brave persone, possiamo, in certe occasioni, diventare gli “orribili popolani” assettati di condanne verso qualche “Gesucristi o Gesucriste” solo perché appartenenti a qualche minoranza o per qualche loro peculiarità che li rendono “diversi”. Aspetto, questo, tremendamente attuale. Purtroppo.
Per concludere vorrei mettere in evidenza lo scritto a fine romanzo, l’Appendice, che Vassalli scrisse nell’aprile del 2014 dove spiega come fosse nata in lui l’esigenza di scrivere un romanzo che andasse a svelare la parte oscura del ‘600, dove si palesa un “Nulla” che, non per caso, è il titolo del capitolo iniziale e quello finale di “Chimera”
“Infine, uno dopo l’altro, morirono: il tempo si chiuse su di loro, il nulla li riprese; e questa, sfrondata d’ogni romanzo, ed in gran sintesi, è la storia del mondo.”

Giordana Guadagnini
Avevo già letto questo libro e non l’avevo trovato ” nelle mie corde ” perché troppo duro , triste e senza speranza . Ho riprovato ad affrontarlo con la condivisa perché è davvero ben scritto, con un lessico elegante e personaggi narrati con grande maestria ma non sono riuscita lo stesso ad apprezzarlo . È un problema mio: ho bisogno, in questo periodo specialmente , di speranza e di serenità . È un libro assolutamente da leggere.

Sonia Morganti
Avevo letto il libro poco dopo la sua uscita, una vita o due fa quindi… Ma reputo che i libri siano vivi, come noi, a volte persino di più, quindi ho voluto cogliere l’occasione di rileggerlo in compagnia, con il senno del poi e il confronto di appassionati.
Le descrizioni del posto e dei modi di fare dei protagonisti sono succose e gustose. Non ne voglio citare nemmeno una, perché sarebbe davvero un peccato, toglierebbe gusto al lettore che, prima di acquistare “La chimera”, magari passa su questa pagina. La prosa di Vassalli è elegante, salda, a tratti ironica, davvero godibile.
Vedi davanti ai tuoi occhi Zardino, i suoi abitanti, le loro beghe e le loro manie, i vizi e le virtù. Vedi Novara e il suo clero, i tempi che cambiano e la perplessità di chi c’era prima.
Soprattutto, così come succede nella vita, ti accorgi che si sta avvicinando un grosso temporale solo quando l’aria ha già cambiato odore e le nuvole si affacciano all’orizzonte. E allora è troppo tardi…
Antonia è un’esposta, una delle tante. Di cognome le danno Spagnoletti, perché è mora come la notte e come gli spagnoli di stanza a Novara, città gaudente, e facendo due più due è chiaro che da dove quella bimba venga.
La vita degli esposti è raccontata senza sconti ma senza drammi: era così, al tempo. Così come il quotidiano di Antonia viene disegnato da tutto quel che si agita intorno a lei. Lei cammina per la sua strada, inconsapevole dei mille ciottoli di una frana che si spostano ai lati del sentiero.
Un giorno Antonia viene “adottata”. Una femmina? Una femmina bella? La bellezza, in fondo, è sempre colpa. Ma questo non ci verrà detto subito.
La bellezza è ovunque.
È bello un ingenuo giro di danza con un lanzichenecco. Imposto, eppure vissuto con umana leggerezza da entrambi i ballerini.
È bello un pittore che si incanta per il volto di una fanciulla, un prete che le legge la mano e sbagliando spera. È bella una ragazza che esce di notte per abbracciare il suo primo amore, ai piedi di un albero.
Ma molto, troppo sta negli occhi di chi guarda.
Perché il mondo di Antonia inizia a essere ossessionato dal peccato e dalla colpa. Ognuno ha la sua, cercarla dentro di sé non piace a nessuno e, fuori, chi la incarna meglio di una strega? Quando qualcosa va male, improvvisamente bisogna trovarne la causa. In un modo o nell’altro.
E poi, appunto, c’è il mondo dintorno. Così manzoniano eppure vero, molto più vero.
C’è il Caccetta che forse ispirò la figura di don Rodrigo. E la vita grama delle donne.
Ci sono le grida, pompose e fatte per confondere più che per chiarire. Ci sono i giochi di potere del clero e una giustizia che usa diversi metri in base al potere delle persone coinvolte.
C’è la cattiveria feroce di chi vive nella frustrazione e nella mancanza di potere, di bellezza, e trova sollievo solo facendo pagare agli altri le proprie pene.
Paradossalmente leggere Vassalli mi ha permesso di capire meglio Manzoni, con cui ho un rapporto complicato che non è finito con l’esame di maturità, perché l’ho riletto più volte e, pur amandone la penna e riconoscendone il valore, non riesco ad apprezzare davvero. È una questione soggettiva, di sentire personale. E la chiusa di Vassalli, nuda, spoglia e raggelante mi ha fatto comprendere il perché..
Tutti i premi che ha preso questo libro sono stati pienamente meritati, sotto ogni punto di vista.

Matilde Titone
Non so perché questo libro mi sia sfuggito a suo tempo, seguo da sempre il premio strega e ho quasi tutti i libri vincitori del premio dalla sua prima edizione agli anni 80. Ma meglio tardi che mai,sono felice di averlo letto. A mio avviso il libro si snoda su diversi piani, quello storico, socioeconomico e culturale e quello filosofico. Dominazione spagnola nel ‘ 600 in Lombardia, potere papale altrettanto sudicio e indegno nonostante la spaccatura operata da Lutero, le condizioni economiche del popolo, lo schiavismo ancora vitale, i processi per stregoneria. E poi c’è un altro piano quello filosofico, lo spirito della storia che si incarna nell’eterna lotta tra il bene e il male. Il bene e il male stanno dentro l’uomo allo stesso modo, il boia che nella descrizione mi ha ricordato Eichman, si rivela con un tratto di umanità inaspettata. La strega lo incarna il male, è il male assoluto quello contro cui tutti si possono scagliare, tutti possono sentirsi migliori, tutti si possono sentire giudici e possono fare festa quando il male brucia sul rogo
Non credo serva dire che ciò non è tipico del ‘600, vale nei secoli. È qui che il romanzo diventa capolavoro, proprio là dove supera il limite temporale e diviene paradigma dell’ umano cammino. Con uno stile asciutto, ironico, crudo, Vassalli ha scritto la storia dell’umanità che lui vede da un’angolazione atea, senza un disegno divino che permette il riscatto anche degli empi, è solo un moto perpetuo di lotta per la sopravvivenza che termina con la morte. Il Nulla. Grande scrittore che invece conoscevo soltanto come critico letterario per i suoi lavori su Dino Campana. Bellissima lettura e condivisa lo è stata ancora di più.

Leli Nelli
Romanzo storico davvero bello e molto dettagliato sul periodo in cui è ambientato. Coinvolgente al punto di non essere mai stanca di laggere e di voler continuare pagina dopo pagina per arrivare alla fine.

Eufemia Griffo
Isteria collettiva!
Potremmo riassumere in due parole La chimera, il celebre libro di Vassalli, un indimenticabile romanzo destinato a lasciare il segno, pagina dopo pagina.
Un libro crudo che palesa le peggiori aberrazioni dell’animo umano. Si potrebbe pensare a una vicenda ascrivibile a quei tempi bui, dove le persone si facevano suggestionare da parole che avevano il potere di convincere le persone, di cose che oggi ci farebbero sorridere.
Ma Vassalli scrive: “Animali che improvvisamente s’ammalavano di mali misteriosi, e stramazzavano a terra; bambine e donne che dalla sera alla mattina si ritrovavano senza più voce; segni indecifrabili che apparivano tracciati nella neve in alcuni punti dove questa s’era conservata intatta, senza impronte umane e senza tracce d’animali attorno: lettere dell’alfabeto scritte rovesciate, messe lì a formare parole misteriose, per chissà quale scopo… “
Al punto che gli abitanti di Zardino si convincono che una ragazza del paese, tale Antonia, per giunta una ex esposta, abbia a che fare con tali fenomeni.
«C’è la strega! Arriva la strega! A morte!”
A un certo punto il libro corre veloce e si giunge a quella parte del romanzo che strazia il cuore. Difficile credere quanta cattiveria ci sia nel cuore umano, quante efferate perversioni possano prendere forma e diventare tra le mani degli uomini, armi micidiali di tortura.
E quando ogni cosa si compie, quando ogni evento conduce al triste epilogo, ecco che le persone provano persino “gioia ” nel vedere giustiziare e bruciare il corpo e l’anima di una ragazza.
Che non ha nessuna colpa e come lei, migliaia di altre donne sparse ovunque e accusate del crimine di stregoneria e per i più svariati motivi.
“I capelli dell strega che svanivano nella luce e la sua bocca che s’apriva in un grido senza suono.
La veste rossa si dissolse, il corpo si scuri e si raggrinzi, gli occhi diventarono bianchi, Antonia non fu più. Esplose il giubilo della folla…”
Quel “non fu più” è un po’ il succo di tutta questa vicenda destinata a rimanere nei cuori dei lettori.
Un romanzo indimenticabile, crudele ma reale, che serve da monito per ogni epoca.
“Erano tutti brava gente: la stessa brava gente laboriosa che nel nostro secolo ventesimo affolla gli stadi, guarda la televisione, va a votare…”

Michela Vallese
Delineando con splendide descrizioni i personaggi e i luoghi di questa storia, l’autore da vita a uno straordinario susseguirsi di eventi che, pur diversi tra loro, conducono tutti ad un tragico finale.
Chiacchiere di cortile, lotte di potere, povertà e disperazione, ingenuità e pure l’amore, sono legati tra loro in un’intricata trama e conducono tutti Antonia, la protagonista, al suo inevitabile destino.
In realtà il destino di Antonia rappresenta qualcosa di più universale: pur essendo ambientato nel ‘600, infatti, ho trovato i concetti contenuti in questo libro di grande attualità. Il tempo passa, Zardino è scomparsa, ma l’università di alcuni tratti dell’animo umano rimarranno immutati per l’eternità.
Assolutamente da leggere!!

Antonella Giuffrida
Penso sia opinione comune dire che il libro di Vassalli ha lasciato il segno!
Un capolavoro da leggere a scuola, dopo aver letto i Promessi Sposi del Manzoni. Stesso periodo storico, ambientazioni diverse ma tante similitudini che Vassalli stesso spiega nella meravigliosa appendice scritta nel 2014.
Abbiamo studiato a scuola la Controriforma e l’inquisizione; ma conoscere la storia di Antonia, che per motivi inesistenti , pregiudizi , dicerie del popolo, viene sottoposta al processo e portata al rogo ha Veramente dell’incredibile! Sembrano scene di un film horror.
Possibile che Antonia non abbia trovato nessuno che la difendesse? Abbiamo tutti fatto il tifo per lei e tutti forse avremo pensato che alla fine un uomo che parlasse a suo favore ci sarebbe stato! Invece tutti contro lei, anche chi le era stato vicino! La legge del popolo, ignorante e meschino che cerca il capro espiatorio per tutto ciò che succede in paese! L’unica persona che la difende è un “camminante” , un vagabondo che naturalmente l’inquisitore Manini (altro personaggio da film) non lo ascolta perché per la società è un fallito! Un processo durato mesi, torture senza fine; Antonia lotta con tutte le sue forze ma poi anche queste forze vengono meno….E alla fine il rogo davanti al popolo e la festa perché Zardino finalmente si è liberato della strega. Tutto pianificato! Non c’è niente e nessuno che possa far cambiare idea a Manini “Il processo alla strega di Zardino è ben avviato e si deve concludere nel migliore dei modi”. È cosi è stato. A differenza dei promessi sposi la Provvidenza non c’è stata. Forse potremmo trovare, ironia della sorte, una velata pietas, nel Boia, “Mastro di giustizia ” che per non far soffrire Antonia le offre delle gocce per ” toglierle un poco di quella capacità di intendere che è anche capacità di soffrire”!
Alla fine Antonia non è più, come non è più Zardino. Restano le bellissime descrizioni dei luoghi che fanno da contorno alla storia: immagini inafferrabili e lontane….come un amore, come il Monte Rosa visto dalla pianura novarese! Restano tanti personaggi descritti così bene da poterne sceneggiare un film!
Leggeremo altri libri, saremo coinvolti nelle condivise, avremo ansie, curiosità, ci scambieremo opinioni ma penso che Antonia per parecchio tempo resterà nelle nostre menti!
“Antonia sognava. Grandi sogni: complicati e futili come la vita. Quasi sempre belli; a volte, come la vita, anche insensati.”
La vita… una Chimera!
 
Alessandra Ottaviano
Con grande maestria l’autore ricostruisce il mondo di Zardino, un villaggio in provincia di Novara facente “parte del disgraziato regno di Filippo II di Spagna”, e spazzato via da un’alluvione del fiume Sesia. A Zardino è sepolta una storia avvolta dall’oblio del tempo, la vicenda di Antonia Spagnolini, vissuta a cavallo tra la fine del 1500 e l’inizio del 1600. La protagonista è passata alla storia come la “strega di Zardino”, fu abbandonata alla nascita e cresciuta dalle monache di Sant’Orsola fino all’età di dieci anni, quando fu adottata da una coppia di contadini senza figli. Fu vittima della maldicenza dei suoi compaesani, processata dal tribunale della Santa Inquisizione e condannata alla tortura e infine al rogo.
Vassalli ricama in maniera suggestiva il mondo che gravita intorno ad Antonia, luoghi e personaggi sono finemente descritti e ci riportano ad un luogo e un tempo che non esistono più. Un mondo dove miseria, ignoranza e superstizione la fanno da padroni. Nei cortili si riuniscono le comari del villaggio nei loro scialli neri come la notte:
“Era lì che nascevano le voci, pettegolezzi, intrighi, calunnie e assurdità varie … formavano un tessuto inestricabile di menzogne e di mezze verità, un delirio verbale di tutti contro tutti che finiva sempre per sovrapporsi alla realtà, condizionandola. Nascondendola, determinandone sviluppi imprevedibili fino a diventare esso stesso la realtà.”
Una lettura intensa con passaggi drammatici, nelle condizioni disumane in cui erano costretti a lavorare i risaroli, nei rappresentanti del clero infettati dai più turpi vizi, fino alla tragica dipartita di Antonia.
La storia di Antonia infatti, non è il fulcro del romanzo, ma lo è l’intero tessuto sociale di cui lei è il capro espiatorio, è la genesi di un pregiudizio ed il suo evolversi. Antonia, secondo me, viene identificata proprio nella figura mitologica della Chimera con la testa di leone, corpo di capra e coda di serpente, vittima sacrificale di una società ignorante e influenzabile.
 
Eliana Corrado
Pensando a questo libro, mi vien da dire: Quando i premi Strega erano assegnati ai libri che valevano davvero quel riconosicmento, al di là della casa editrice che lo pubblica o dell’autore. A mio avviso, uno dei (pochi) premi più meritati della storia del Premio Strega.
Se si è amanti della Storia, quella vera, quella non edulcorata, quella che “così è se vi pare, e se non vi pare sempre così è”, allora “La chimera” di Vassalli è una lettura imprescinidbile e illuminante. Sebastiano Vassalli costruisce un romanzo perfetto in ogni parte, in ogni aspetto: linguistico, (con l’uso di registri diversi senza mai rinunciare al lato ironico e cinico con cui colora ogni cosa, o alla durezza ma anche al sentimento allorquando personaggi e situazioni lo meritano ma senza quella patina buonista e speranzosa che ha la bravura di lasciare ad altri scrittori) di genere (passa dalla narrazione alla cronaca al saggio senza che il lettore se ne accorga o che gli pesi) alla costruzione, una costruzione in cui quella che dovrebbe (secondo la quarta di copertina) essere la parte centrale del romanzo, ovvero il processo per stregoneria ad Antonia, diventa in realtà solo un espediente per narrare altro, per narrare uno spaccato di vita del Seicento in una aprticolare parte d’Italia. Esemplari le sue descrizioni delle risaie e dei risaioli, del “predicare bene e razzolare male” di molta parte dle clero, delle condizioni di vita di gente comune, senza potere né protezione ai quali e sui quali Vassalli non porge alcuna mano tesa in soccorso. Non c’è pietas, non c’è provvidenza, non c’è riscatto ne “La chimera” (o se c’è è in personaggi insospettabili a ciò) ma non c’è nemmeno commiserazione, non c’è piagnisteo: ciascuno accetta con rassegnazione ma anche con personalità e forza il proprio destino. Esemplare in ciò Antonia in primis, suo padre “adottivo” poi (meno la madre).
Scene, dialoghi, personaggi, in Vassalli sono quadri, ciascuno a sé e tutti insieme a formare un unico grande insieme. Ed è come davanti a un quadro che si resta: a sentire prima dentro ciò che le immagini trasmettono, e poi a riflettere su ciò che Vassalli vuole dirci. Ma attenzione, Vassalli non vuole insegnare nulla (al contrario di Manzoni), Vassalli dice solo ciò che è: che la vità era è e sarà anche così, non per tutti c’è la provvidenza, non per tutti c’è l’amicizia come valore supremo (e Antonia ne sa qualcosa), non ci sono preti caritatevoli a proteggere il proprio gregge, non c’è il bene che trionfa. Almeno non sempre.
Immenso il lavoro di ricostruzione storica fatto da Vassalli per questo libro, lavoro per il quale come lettrice gli sono grata, perché la Storia vive anche e forse grazie a scrittori che sanno maneggiarla.
 
Paola Nevola
La Chimera di Sebastiano Vassalli è uno di quei libri che può rientrare tra i classici della letteratura italiana. La Chimera viene comparata ai Promessi Sposi perché come il Manzoni Vassalli cerca di scavare appunto in quel passato dove si sono radicate le coscienze e i comportamenti, in quel passato vediamo ciò che siamo oggi.
Rispetto ai Promessi Sposi la Chimera è spoglia del buonismo ottocentesco non vi è perdono, compassione, carità, Provvidenza. È storia vera nuda e cruda.
È un affresco di un contesto storico e sociale del ‘600 della bassa pianura novarese, i colori sono quelli di un paesino Zardino presso le rive del Sesia, un fiume che disegna e cancella territori. Diescrive la sua gente, la dura vita dei contadini, le terribili condizioni dei risaroli. Le razzie e le prepotenze dei signorotti o dei gruppi armati spagnoli o di altre zone.
Ci sono le feste paesane, i pittori di Madonne come quelle che troviamo ancora in qualche chiesetta o cappella sperduta. I viandanti camminanti approfittato di occasioni che raccontano storie e incantano ragazze ingenue o donne in cerca di avventura.
C’è tutto l’ambiente religioso, dai Quistoni finti sacerdoti della bassa benvoluti dalla gente, dal sacerdote esaltato alle alte sfere del Clero agli inquisitori. Vassalli con la sua acuta ironia ne fa una caricatura grottesca e le loro azioni egoistiche assumono un senso talvolta assurdo e talvolta indegno della parola di Dio.
La storia di Antonia è reale e in mezzo a tutto ciò c’è la sua breve vita. È un’esposta nata con una carnagione troppo scura per l’epoca con un piccolo neo che già non promette bene. Viene adottata da una buona e ingenua coppia di contadini. Ma nel piccolo paese di Zardino ci sono invidie, gelosie, vecchi rancori per le questioni di acqua e irrigazione, poi ci sono le carestie, gli animali o qualcuno che si ammala. E questa strana ragazza che si incontra di notte di nascosto con un camminante è il capro espiatorio, le voci maligne iniziano a girare e il solerte parroco la denuncia alla santa inquisizione.
Antonia sotto tortura si ribella.
Antonia è la strega.
Finalmente Antonia brucia.
Non rimane più nulla di Antonia, ma il tempo che è il punto focale della storia ha cancellato tutto ora è il nulla.
Ora esiste tra queste pagine che con parole semplici e taglienti aprono la mente portando a infinite riflessioni tra un continuo rimando ai nostri giorni.
Dopo aver letto questo libro vedo con occhi diversi la mia città Novara, tra le campagne vedo Zardino, sopra un dosso l’albera dove è avvenuta la tragica fine di Antonia. Un libro da leggere nelle scuole, perché da episodi come questo che prendono forma i femminicidi e possiamo dire anche il bullismo.
Ringrazio tutti per questa splendida e intensa lettura che letta insieme mi ha toccata profondamente.
 
Daniele Chiari
Intelligente, spietato, perfettamente calato nell’epoca e allo stesso tempo attualissimo…
Sarcastico, ironico e in alcuni tratti persino divertente.
Lo avevo già letto e apprezzato un paio d’anni fa, ma come al solito la condivisa offre un notevole valore aggiunto con commenti, riflessioni e approfondimenti sempre utili e interessanti.
Triste pensare che drammi del genere siano avvenuti e spaventoso che possano ripetersi.
 
Noelia Costa
Questo è un libro che se avessi dovuto scegliere autonomamente non lo avrei mai fatto ma grazie alla condivisa ho scoperto una lettura davvero speciale.
La storia è ambientata in un piccolo paesino sulle rive del fiume Sesia vicino Novara. Paesino in cui troviamo le solite credenze e superstizioni dell’epoca per questo la nostra protagonista, Antonia, viene accusata di stregoneria. Le sue colpe: essere un’esposta, quindi figlia del peccato carnale ed essere bellissima.
Ogni personaggio che si incontra durante la lettura è ben caratterizzato in ogni dettaglio e il modo in cui l’autore ha esposto la vicenda de “La strega di Zardino”, l’ho trovato molto particolare e ha reso la lettura molto fluida.
Secondo me, questo è uno dei libri che bisogna leggere almeno una volta nella propria vita!
 
Maria Marques
La Chimera è la Storia di Antonia Spagnolini , una esposta a Novara verso la fine del 500.Antonia non ha una grande storia da raccontare, la sua è storia come tante altre, un piccolo racconto di una vita modesta, iniziata nel peggior modo possibile per una ragazza dell’epoca. La sua fortuna sarà quella di essere adottata da una coppia di contadini di un paese della Bassa, Zardino da cui si vedono le pareti di roccia del Monte Rosa . Una esistenza al bilico dell’invisibilita’, salvo il fatto che il “mostro” come la definisce lo stesso autore per via della carnagione scura, diventa una gran bella ragazza scatenando sussurri e dicerie per il suo appartarsi su un colle dove cresce “l’albera”, un albero intorno al quale si narra si raccolgano le streghe. Voci, invidie, rancori da paese, innamorati respinti e ingenuità, faranno il resto. La Chimera tuttavia è ben più che la storia di Antonia. L’autore trasforma questo piccolo spaccato di vita in una porta che si apre sulla fine di un secolo, descrivendo un mondo che va oltre la storia della singola protagonista per arrivare a conglobare la Storia di una città, di un mondo e di una società. Quello che riesce a creare Vassalli è un piccolo capolavoro, in cui con pungente ironia racconta, innesta, valuta… con occhi disincantati un mondo colto in un piccolissimo lasso di tempo, trasformandolo in una fotografia della storia. Tutto si intreccia in modo mirabile, le descrizioni accurate, lo scavare tra le pagine di libri di cronache polverose di una città sonnacchiosa come Novara,il tutto con uno stile mai pesante, che non tedia il lettore anzi lo affascina rendendo godibilissimo seguire le vicende dei vari personaggi. La storia di Antonia lascia un senso di inquietudine, di amaro in bocca,ma è lei stessa una Chimera… quella della libertà di vivere, al disopra delle piccinerie umane. La fulgente giovinezza di Antonia, la saggezza di Teresina, l’astuzia di fra Michele, la cattiveria dei compaesani, contribuiscono a creare un microcosmo che diventa a sua volta una visione, un sogno di quello che poteva essere e che non è stato possibile… un sogno inafferrabile, quasi come il monte Rosa, che Antonia può osservare ogni giorno, bellezza algida e pericolosa come il periodo in cui visse.
 
Fabiola Màdaro
Sconvolgente! Ho fatto fatica a finirlo. E non perché fosse brutto, tutto il contrario. Un libro scritto in modo magistrale, una prosa che è quasi poesia, un racconto crudo, diretto, senza fronzoli. Un romanzo che, come altri miei compagni di avventura hanno già detto, può essere annoverato tra i capolavori della letteratura italiana. Un libro che ti rimane sulla pelle, perché non è facile assorbire ciò che viene raccontato. La crudeltà dell’essere umano, unito all’ignoranza e alle false credenze, ha generato nei secoli degli orrori che ancora, nonostante siano vicende tristemente note, faccio fatica a leggere. La realtà in cui questo romanzo mi ha catapultata, una società campagnola del 1600, è descritta nei minimi dettagli, in modo realistico e diretto. Le vicende di Antonia, la sua semplicità e ingenuità, la sua sfacciataggine genuina, la sua bellezza vista come fosse chissà quale pericolo, il suo processo e le brutalità a cui è stata sottoposta, mi hanno lasciato negli occhi un velo di lacrime, ma sono felice di aver letto insieme a voi questo libro, perché so che mi sarei persa qualcosa di davvero grandioso, nonostante il dolore che lascia. È incredibile come lo stile narrativo dell’autore riesca a volte a far sorridere, sebbene racconti di vicende così drammatiche. Sembra assurdo, ma alla fine, vagamente, tra le righe, ho percepito un vago sentore di speranza che il genere umano non sia poi tutto così crudele. E questo grazie a un personaggio da cui, meno di chiunque altro, ci si aspetterebbe un gesto di gentilezza.
 
Salvatore Argiolas
Stupisce positivamente la posizione del narratore che non è imparziale ma interagisce, suggerisce collegamenti tra la vicenda storica e l’attualità e plasma in modo mirabile il modo di leggere e di considerare la vita di un periodo oscuro della vita italiana. La vicenda della povera Antonia potrebbe avere come commento il sottotitolo di un libro che assomiglia molto a questo, “La storia” di Elsa Morante, che come sottotitolo recita “Uno scandalo che dura da diecimila anni.” Lo scandalo è la sofferenza e il martirio dei deboli, sfruttati e vilipesi dai potenti come il vescopo Bascapè, il canonico Cavagna che compaiono ne “La chimera” e che simboleggiano i prevaricatori ma alla fine sono anche loro delle nullità che agiscono solamente per un misero scopo.
 
Anna Maria Viola
Questo libro è stata una vera scoperta. Un romanzo storico contiene di solito anche una buona parte di fantasia ma nella Chimera la vicenda è reale e non può venire romanzata. Il destino di Antonia è segnato fin dall’inizio: è un’esposta, rifiutata da tutti. Neppure la sua bellezza la aiuterà, anzi le sarà di intralcio. Vuole vivere come una ragazza normale e libera ma la società del suo tempo è chiusa e oscurantista. Non ha il diritto di decidere per se stessa: chi si crede di essere, lei che è solo un’esposta? Ha l’abitudine di passeggiare da sola la notte e questo desta i sospetti del popolino. I risaroli diranno di averla incontrata e da questo all’accusa di incontrarsi col Diavolo e di essere una strega il passo sarà brevissimo. I personaggi sono tratteggiati con vera maestria. In questo romanzo la Speranza e la Provvidenza cristiana non esistono. Don Teresio con la scusa dei tributi dovuti alla Chiesa vuole accumulare per ottenere la parrocchia e i privilegi. Antonia tenta di aprire gli occhi ai fedeli dicendo che i buoni raccolti non dipendono dai tributi e dalle elemosine pretesi dal parroco e Don Teresio deve toglierla di mezzo. Antonia è ingenua e inveendo contro coloro che la fanno soffrire (rinnega Dio in quanto coloro che le stanno di fronte e le fanno subire ingiustizie e sofferenze fanno tutto questo in suo nome) e rifiutando di difendersi rivelando con chi in effetti doveva vedersi in quelle notti firma praticamente la sua condanna a morte. Nell’ultima parte mi commuove quando la ragazza si rende conto di quanto poco senso abbia tutto quello che la circonda, un’energia insensata muove il mondo e i sogni svaniscono come chimere. E lei muore come in un sacrificio: impressiona la fiamma che si leva altissima verso il cielo. Molto triste il messaggio finale in cui si sostiene che il tempo si chiuda e che il nulla si riprenda tutto. Si sente molto l’assenza del pensiero cristiano…
Il romanzo è realistico, ironico e potente. Ne consiglio caldamente la lettura.
 
Linda Lercari Bartalucci
Un romanzo feroce. Da leggere per la descrizione dell’animo umano.
 
Copertina flessibile: 361 pagine
Editore: BUR Biblioteca Univ. Rizzoli; 1 edizione (7 maggio 2015)
Collana: Contemporanea
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8817081507
ISBN-13: 978-8817081504
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