Trama Anno Domini 1463, Parigi. Rinchiuso in un pozzo dello Châtelet, François Villon si vede ormai appeso alla corda del patibolo quando gli viene proposto un accordo: in cambio della vita dovrà stanare dal suo nascondiglio Nicolas Dambourg, il capo dei Coquillards, una banda di fuorilegge ritenuta ormai sciolta e di cui il poeta avrebbe fatto parte in gioventù. Ma Dambourg, per Villon, è molto più che un vecchio compagno di avventure… Seguito come un’ombra da un misterioso sicario, Villon dovrà districare una vicenda in cui si mescolano avidità, sete di potere e desiderio di vendetta. E fare i conti con l’irruenza di Joséphine Flamant, una fanciulla dai capelli di fuoco, infallibile con l’arco, divenuta brigante dopo aver assistito al linciaggio dello zio a causa di una lanterna. Una lanterna dentro la quale si credeva fosse imprigionato un demone. Recensione a cura di Roberto Orsi Il romanzo prende le mosse alla  metà del 1400 in quel regno di Francia che ha appena vissuto il passaggio da Re Carlo VII al figlio Luigi XI, all’indomani della fine della Guerra dei Cent’anni, conflitto estenuante che l’ha contrapposto a quello d’Inghilterra. Il potere a Parigi è nelle mani del prevosto Jacques De Villiers, uomo senza scrupoli, disposto a tutto per il proprio tornaconto. Un uomo di potere, con più di uno scheletro nell’armadio, su cui ora incombe una minaccia molto grave. I suoi timori hanno un nome e un cognome: Nicholas Dambourg. Il leggendario capo della banda dei Coquillards deve essere stanato e De Villiers decide di sfruttare l’operato di François Villon tenuto prigioniero in un pozzo dello Châtelet, la prigione locale, in attesa di essere giustiziato.
Doveva essere così, riflettè, che si sentivano le anime appena uscita dal purgatorio, euforiche anche se ignare d’essere destinate al paradiso o all’inferno.
Salvato dalle grinfie del boia, a Villon viene affidato l’incarico di dare la caccia a Dambourg e alla sua banda. Questa missione lo catapulta in un’avventura senza soluzione di continuità, in un turbinio di ricatti, intrighi e vendette. François è un uomo dai tanti volti e le diverse vite. Ha un passato oscuro a cui l’autore rimanda in più riferimenti durante la narrazione, dipingendo la personalità del personaggio nella mente del lettore a più riprese. Villon non esita ad autodefinirsi “gaglioffo, imbroglione e puttaniere”; è un ladro poeta così come ama apostrofarlo proprio Nicholas Dambourg, è un farabutto gentiluomo. Affidato alle cure di mastro Guillaume de Villon della chiesa di Saint-Benoît-le-Bétourné, fin dall’adolescenza la sua vita è un fiume in piena che lo trascina sulle sponde di una vita tra i disgraziati. Ma in fin dei conti la colpa non è sua, sono stati i “fatti che in un concatenarsi di colpi di sfortuna e di pessime frequentazioni si erano aggrovigliati intorno alla sua vita, alla guisa di un rovo impossibile da recidere”. I protagonisti del romanzo intrecciano le loro storie sul palcoscenico di una Parigi melanconica, non troppo distante da quella che conosciamo oggi. Perfettamente resa dalle descrizioni minuziose di Marcello Simoni, il lettore si ritrova a camminare sulla rive droite e la rive gauche della Senna tra splendidi monumenti, osservato dai gargoyle che svettano sulla imponente cattedrale di Notre Dame, prima di rifugiarsi in una taverna dove il malaffare e la prostituzione la fanno da padrone. Una Parigi di cui, non solo vediamo le immagini come in cartoline d’epoca, ma sentiamo gli odori che la contraddistinguevano, “tra il sangue secco delle beccherie e quello dell’allume usato dai conciatori”. Al centro degli spostamenti, nella capitale Parigina, la magnifica Ile de la Cité che l’autore paragona a una grande nave che affiora dal fiume.
Il sole biancastro, ormai allo zenit, ne illuminava la zona di prua, ossia i bastioni merlati del palazzo reale, l’albero di maestra rappresentato dalla guglia della Sainte-Chapelle e più a est la poppa, il corpo monumentale di Notre-Dame.
Torbidi e loschi affari vengono a galla grazie alle intuizioni di Francois Villon, che non ha perso l’astuzia e la capacità di togliersi dai guai tipica di chi ha dovuto vivere di espedienti. Aiutato da un particolare gruppo di ragazzini sprezzanti del pericolo (tra cui degna di nota è sicuramente “Freccia Ardita”, una ragazzina dalla chioma rossa fuoco, parte della compagnia dei Coquillard, sveglia, arguta e audace, con un passato più di ombre che di luce) che si muovono per le vie di Parigi con la morbidezza di un felino e la vista di un falco, Villon si troverà a far luce su due diverse vicende. Da una parte il segreto del prevosto Villiers, di cui Dambourg sembra essere tenutario, dall’altra una misteriosa faccenda legata alla morte, alcuni anni prima, di mastro Manuel Flamant, della chiesa dedicata a Saint-Philibert a Baune nel cuore della Borgogna, accusato di blasfemia e adorazione del demonio. Due storie diverse, unite da un anello di congiunzione, un nome comune che compare in entrambe le vicende. La storia, a mano a mano che si scorrono le pagine del libro, diventa sempre più intricata, proprio come le fronde degli alberi della foresta dove i coquillards si nascondono, le selve del Morvan. Sullo sfondo l’ordine dei cavalieri Ospitalieri di San Giovanni “eredi” dell’ordine Templare che aveva concluso la sua storia più di un secolo prima. Il tutto si amalgama perfettamente nella storia raccontata con grande maestria dall’autore che raggiunge un livello molto alto di scrittura evocativa, con capitoli brevi e incisivi che non danno respiro al lettore. Marcello Simoni ha la capacità di “far succedere qualcosa” a ogni pagina, scombinando le carte in tavola, indirizzando la mente del lettore verso una soluzione che subito dopo non si rivela più corretta, fino alla rivelazione finale. Copertina flessibile: 400 pagine Editore: Einaudi (12 maggio 2020) Collana: Einaudi. Stile libero big Lingua: Italiano ISBN-10: 8806243594 ISBN-13: 978-8806243593 Link di acquisto cartaceo: La selva degli impiccati Link di acquisto ebook: La selva degli impiccati

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