Bentornati amici di TSD! Ripartiamo con la biografia di Federico II di Svevia. Nella prima parte abbiamo avuto modo di conoscere le origini di Federico II, fino al pontificato di Gregorio IX, ora la Storia prosegue… Articolo a cura di Maria Rita Truglio Il successore di Gregorio IX fu Celestino IV che morì 17 giorni dopo la sua elezione. Senza perdere tempo si scelse Sinibaldo Fieschi che divenne Innocenzo IV. Furono gli ultimi anni di vita di Federico quelli passati a combattere con questo nuovo Papa mentre era fortemente impegnato nel nord Italia per sottomettere le città che non gli avevano giurato fedeltà. Come suo nonno Barbarossa anche lui ebbe a che fare con la Lega Lombarda. Innocenzo IV non le mandò certo a dire. Stanco dei soprusi dell’imperatore, organizzò in gran segreto un concilio a Lione e nel 1245 lo depose dal trono imperiale:
Spogliato da Dio da ogni onere e dignità del sopraddetto principe il quale si è reso tanto indegno di onore, di dignità, di regno e di impero che per i suoi peccati e per la sua indegnità è stato da Dio dannato a non regnare e a non imperare .
Nulla potè Federico il cui sole stava ormai per tramontare. Di certo non si arrese, non era nella sua indole, ma la sconfitta di Parma non giovò al suo animo. Se si conosce la sua storia si capisce che in fin dei conti ha molte cose in comune coi suoi predecessori. Per citare il professore Alessandro Barbero “Era sempre un uomo del suo tempo” e in un certo senso è così. Eppure è stato in grado di portarsi dietro, ovunque andasse, un’aura di magnificenza che sicuramente ha contribuito a crearne il mito. La sua corte che si sposta verso la Germania con animali esotici e schiavi saraceni deve aver suscitato una certa impressione nella corte tedesca (e non), tanto da essere soggetto di numerosi brani e poesie. Le sue feste a corte ricche di scambi culturali con amici arabi ,di cui Federico si circondò, non fecero altro che ingrandirne la magnificenza. La stessa crociata che riuscì a portare a termine senza usare armi contribuì in tal senso. Forse era proprio questa la sua forza e ciò che lo distingueva dagli altri imperatori: se c’era la possibilità di non usare le armi ed arrivare ad un accordo lui non si tirava indietro. Altro punto che lo distingue e che ne ha creato la meraviglia è la sua curiosità, cosa non molto comune tra gli imperatori del tempo, più interessati alle armi che al resto. Anche la sua passione per la caccia andava ben oltre. Interessato ai volatili, ne studiò i comportamenti tanto da scriverne un trattato con l’aiuto del figlio Manfredi: De Arte Venandi Cum Avibus. Inoltre manteneva una viva corrispondenza con ebrei, musulmani egiziani e suoi stessi cortigiani lontani da corte, una sorta di “corso per corrispondenza” (come lo ha definito David Abulafia) in scienza e filosofia. Si tenne in contatto con lo stesso Al-Kamil (il sultano d’Egitto con cui si accordò per la consegna di Gerusalemme) scambiandosi idee sull’origine dell’universo. A lui si deve l’università di Napoli e con la Costituzione di Melfi nel 1231 stabilì che l’attività di medico potesse essere svolta solo da dottori in possesso di diploma rilasciato dalla Scuola Medica Salernitana. La scuola poetica siciliana, invece, introdotta da Guglielmo II, con lui ebbe il suo apice e assunse i contorni di un movimento culturale; del volgare siciliano ne parla anche Dante nel suo De vulgari eloquentia.
[…] e poiché regale soglio era la Sicilia, avvenne che quando i nostri predecessori composero in volgare, fosse chiamato siciliano: il che noi pure riteniamo, né i nostri posteri riusciranno a mutarlo.
Dal nonno Ruggero non ereditò solamente la voglia di conoscenza ma anche la base per creare nuove leggi facenti parte della costituzione sopra citata. Furono costruite sulla struttura normanna già esistente ma Federico ne plasmò alcune, usò altre e ne fece di nuove. Il Codice Melfi fu diviso in tre libri: uno dedicato al diritto civile, uno al diritto penale, uno al diritto pubblico. Riorganizzò completamente il territorio: gli amministratori di provincia erano tutti di nomina regia e le grandi province erano rette da un Giustiziere, la cui funzione era quella di governatore politico regionale. Nelle sotto province invece operava un giustiziere di grado inferiore rispetto al giustiziere regionale coadiuvato dal segretario preposto al fisco e da altri funzionari addetti al controllo del territorio. Tutto ciò consentiva all’imperatore di avere occhi ovunque nel regno. La sua vita venne considerata dissoluta non solo per il rapporto che aveva con gli infedeli (I Musulmani) ma anche per i suoi rapporti con le donne. Non è un segreto che ne avesse un debole e che amasse soprattutto le saracene. Questo suo “vizio” venne usato contro di lui dai Papi per riuscire a macchiarlo agli occhi dei sudditi ma con poco successo. Gregorio IX lo accusò addirittura di sodomia ma Federico sembrò non curarsene minimante e la diceria cessò di esistere da sola. Ufficialmente ebbe tre mogli: la già citata Costanza d’Aragona da cui ebbe Enrico VII (questa unione inizialmente poco voluta da Federico si è successivamente trasformata in qualcosa che andò al di là di un matrimonio organizzato), Jolanda di Brienne figlia di Giovanni di Brienne che gli avrebbe consentito di avere in eredità la corona di Gerusalemme. Da lei ebbe due figli: Corrado IV e Margherita. E infine Isabella d’Inghilterra ,sorella di Enrico III, che gli diede Margherita e Enrico detto Carlotto. Una menzione a parte merita Bianca Lancia. La loro fu una storia clandestina e sembra che Federico ne fosse sinceramente innamorato. Ebbero due figli: Manfredi e Costanza. Dell’esistenza di un terzo, il cui nome dovrebbe essere Violante, non si hanno conferme. Si dice che sposò Bianca in punto di morte in modo da legittimare i figli. Il mito accompagnò Federico II di Svevia per tutta la sua vita e anche oltre. Dopo la sua morte avvenuta il 13 dicembre 1250 a Torremaggiore, per suo volere passò qualche giorno prima che la notizia si diffondesse. Il tempo di essere deposto nella Cattedrale di Palermo accanto ai suoi famigliari dove ad oggi riposa. Quando la notizia della sua morte prese piede venne il turno di maghi, indovini, sibille che ne predicavano il ritorno. Si racconta di suoi avvistamenti un po’ in tutta Italia e anche in Germania. A tal proposito Eberhard Horst riporta nella sua biografia qualche episodio:
Dopo il 1260 provocò scalpore nella regione dell’Etna un tipo che si gabellava per Federico redivivo e per un paio di anni trovò una schiera di seguaci. Il cronista Tommaso da Eccleston aveva annotato la singolare visione di un monaco siciliano: <<Nella stessa ora in cui Federico Imperatore rendeva l’anima a Dio io mi inginocchiai sulla riva ,in preghiera, là dove il pendio del Mongibello, detto anche Etna, scende scosceso verso quel mare dal quale la montagna emerse nella notte dei tempi. Un terribile rumore mi riscosse dalle mie devote meditazioni. Vidi allora un interminabile corteo di cavalieri armati, cinquemila circa, che cavalcavano sulla riva dentro il mare. L’acqua si ribellava al loro passaggio e schiumava come se essi fossero avvolti di metallo incandescente. Chiesi ragione di tutto ciò a uno di loro e quello, con viso pallido e immobile, rispose di appartenere a Federico Imperatore in procinto di cavalcare coi suoi uomini nell’Etna per prendervi dimora
Secondo il monaco l’imperatore stava inabissandosi verso l’inferno ma il popolo lo interpretò in maniera differente: ritiratosi nelle viscere della montagna per riposarsi, sarebbe ritornato un giorno come liberatore. A niente valsero le grida di giubilo della chiesa. Lo stesso pontefice venuto a sapere della morte dell’imperatore ne aveva dato comunicazione con un- Letentur coeli et exultet terra(si allietino i cieli ed esulti la terra). Il loro intento di cancellare dalla memoria “il babilonese” servì a poco. Evidentemente l’amore e il rispetto verso Federico erano tali che nemmeno la morte ha potuto scalfirne il ricordo. Amato e odiato, uomo del suo tempo o meno è innegabile il fascino di questo personaggio che a di stanza di secoli continua a suscitare stupore; e la Chiesa di allora, inconsapevolmente, gli ha dato maggiore risalto ottenendo il risultato contrario al loro scopo. Chissà cosa ne penserebbe Gregorio IX…

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