Trama
Plymouth, alle soglie del Settecento. Dalle alte scogliere, Hey e Hasim contemplano la baia. Sognano una vita per mare, al quale sentono di appartenere, ma vivono di espedienti, e gli espedienti, si sa, portano ai pericoli. Quando nel porto ormeggia la maestosa Adventure Galley, il loro sogno sembra essere più concreto. Il destino, però, è beffardo e imprevedibile e su quella nave, comandata dallo scozzese William Kidd, uno dei corsari più temuti, salirà solo Hey. Tra bucanieri in cerca di tesori misteriosi, corsari avidi di bottini e filibustieri bellici, Hey vive numerose avventure. Ma non c’è mare abbastanza vasto per nascondere qualcosa di irrisolto: il ritorno a casa gli mostrerà un mondo diverso, e ancora una volta il suo destino e quello di Hasim incroceranno la rotta di altri pirati e di altri vascelli, come quello di Calico Jack, e questa volta tutto cambierà per sempre fino a sciogliere un nodo troppo a lungo trattenuto. Carla Marcone torna al romanzo di ambientazione storica. Preparatevi a levare l’ancora e a salpare.

Recensione a cura di Roberto Orsi
Prosa poetica, evocatrice di immagini oniriche. Paesaggi meravigliosi come quelli inglesi e quelli delineati dall’orizzonte dei viaggi oltre oceano, fanno da cornice ad uno splendido romanzo di Carla Marcone.
Le ambientazioni piratesche mi hanno sempre affascinato, a partire da uno dei primi libri che io abbia mai letto: “L’isola del tesoro” di Robert Louis Stevenson.
Salsedine, caldo, sole, il legno delle imbarcazioni corsare, le condizioni di vita disagiate, problematiche e spesso crudeli all’interno dell’equipaggio: le avventure di Hey, protagonista principale ed enigmatico di questo romanzo, hanno queste tinte e non solo.
Non è solo una storia di pirati questa, ma molto di più.

Hey e Hasim sono due amici inseparabili, ma il primo, oltre a vivere di espedienti, si nutre di sogni e speranze.
Hey, nomen omen direbbero gli antichi Romani. Lo chiami con un cenno e un semplice “Hey”, a negare la sua personalità, individuo anonimo, per gli altri. La vita che conduce gli va stretta, non amato dall’unica persona che forse dovrebbe farlo sempre e incondizionatamente.
Mary, la madre, non ha avuto una vita facile: orfana cresciuta con una balia che la tratta come una figlia, ancora in giovane età si trasferisce dalla famiglia Harlinton come dama di compagnia di Lady Lauren, figlia di Richard e Margaret Harlinton.
Dispotica, irritante, egoista e superficiale, Margaret, la sua nuova madrina, ha un carattere difficile completamente opposto a quello della balia con cui Mary è cresciuta fino a quel momento. Il periodo trascorso presso questa famiglia segnerà in modo indelebile la vita di Mary fino alla nascita del figlio Hey, un evento che sarà tutto tranne che un momento di felicità per lei. Un’esistenza, quella di Mary, che poco a poco trascende nella follia.
Toccante il colloquio tra i due nelle prime pagine. Hey si rivolge alla madre:

“Ci sono qua io con voi. Non permetterò vi accada nulla. Io vi proteggerò”
“Tu!? Tu non vuoi capire. Proteggermi, tu? Tu sei… sei tu la disgrazia. La mia disgrazia. Impuro sudiciume del demonio! Ho pregato tanto ma il Signore non ha voluto ascoltarmi… ho pagato e pago per il mio errore. Sono stata punita nel modo più crudele. Si è preso lui e mi ha lasciato te per moltiplicare la malasorte”.
Mary sguardo glaciale quanto il silenzio sceso dalle sue parole. Hey senza più respiro, voce, pensieri. Hey senza più Hey. Sua madre gli ha strappato ancora una volta il cuore dal petto, per lacerarlo, divorarlo, come l’Olonese nella storia del Serpente.

Un’immagine forte quella disegnata dall’autrice per parlarci di un rapporto madre/figlio, così stonato e incredibile. E con queste poche parole, senza svelarci altro, Carla Marcone ti instilla il dubbio: chi è il lui che il Signore si è preso anzitempo? E perché Hey rappresenta una disgrazia?
Facile comprendere la voglia di evasione di Hey, stuzzicato da una vita avventurosa, lontano dalle scogliere d’Inghilterra, verso lidi sconosciuti, attraverso un orizzonte foriero di ricchezze e tesori.
La voglia di imbarcarsi su una delle navi di corsari che approdano a Plymouth, si interseca molto presto con la necessità di una nuova vita per Hey, costretto a fuggire dalla piccola cittadina inglese.
Hey che sogna di diventare qualcuno, togliersi di dosso questa etichetta di “senza nome”. Costretto a vivere una vita non sua, anzi a vivere diverse vite come il personaggio di una rappresentazione teatrale.

E non poteva riemergere né fermarsi. Andava giù, sempre più giù, fino ai limiti dell’anima, fino a guardare in faccia la paura. Quella paura celata di giorno, in mezzo agli altri, da impavidi gesti, dalla sicurezza di cui si mascherava. Perché la sua paura era una paura schiva, per mostrarsi necessitava di solitudine. Vergognosa e timorosa di venire fuori in pubblico, si abbandonava al buio, e si gettava tra le braccia dei suoi pensieri insonni.

Hey e Hasim, “uno la zecca dell’altro”, come li definisce l’autrice, un legame indissolubile permeato di verità incofessabili. Un legame capace di saltare l’ostacolo, affrontare le distanze e le tempeste.

Malgrado quel viaggio, quella sfida, stesse per portarselo via, non gli sembra opportuno, leale, caricarlo di un altro peso. A dirsi tutta la verità: ancora gli mancava il coraggio. Se avesse reagito male all’ennesima rivelazione, se lo avesse odiato, avrebbe potuto perderne l’affetto e la speranza di rivederlo. Per sempre.

Attraverso una serie di flashback ben piazzati, l’autrice è bravissima nel farci conoscere i personaggi della vicenda, permettendo al lettore di crearsi gradualmente un’immagine dettagliata di ognuno di loro, nella generalità dell’affresco settecentesco inglese.
Un romanzo per certi versi famigliare, con echi che ricordano le grandi saghe vittoriane dell’800, ma che con un colpo di scena o un cambio di rotta repentino si trasforma, avvicinandosi ai romanzi di avventura di stampo piratesco.
Carla Marcone ha la grande dote di una scrittura mai banale, ma allo stesso tempo non difficile per il lettore che si ritrova, quasi senza accorgersene, cullato dal mare di parole che compongono questa storia.
I colpi di scena sono in alcuni punti dei pugni nello stomaco che ti lasciano a bocca aperta, fino all’epilogo sorprendente ed emozionante.

Perché c’era la realtà e la menzogna, e in mezzo tu, nodo mai venuto al pettine. E in quello spazio hai vissuto, né distante né vicino, né sopra né sotto, ma accanto al tuo destino, fino a quando la vita e il destino ti hanno sbattuto in faccia la verità. Crudelmente.

Un romanzo da leggere in punta di piedi, con uno sguardo alle pagine e uno all’orizzonte, là “Dove aspetta la tempesta”.

Copertina flessibile: 336 pagine
Editore: Scrittura & Scritture (21 marzo 2019)
Collana: Voci
Lingua: Italiano
ISBN-10: 8885746101
ISBN-13: 978-8885746107
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