Buongiorno Storythrillers! Continua il blog tour per presentarvi il libro di Michele Porcaro “La Lancia e la croce”, iniziato ieri con l’intervista del blog “Mille splendidi libri e non solo” che potete trovare qui. In questa seconda tappa faremo due chiacchiere con il protagonista del libro… Ricordate il soldato romano che colpì il costato di Gesu’ in croce per verificarne la morte? Vogliamo scoprire qualcosa di più su di lui? Maria Marchesoni ha provato ad intervistarlo per noi e lui ha accettato di rispondere alle nostre domande. Longino, questo il nome con cui i più ti conoscono, ci racconti qualcosa di te? Mi chiamo Quintus Cassius Longinus e secondo la tradizione sono nato ad Anxanum, per voi oggi Lanciano,in Abruzzo. Sono stato centurione della I centuria della III coorte della Legio X Fretensis. Una legione di antica fama, creata da Augusto per combattere contro Sesto Pompeo ed utilizzata per presidiare lo stretto di Messina, ovvero il “fretum Siculum” da cui derivò il nome. Vi sono entrato quasi da ragazzino. Ho sopportato tutto il duro percorso di addestramento, durato un anno, al termine del quale ho prestato il “sacramentum” diventando un legionario a tutti gli effetti. Divenni tesserarius, poi decano, poi optio, ed infine centurione. Non un centurione qualunque , ma il centurio tertius pilus prior, ovvero il centurione preposto al comando della prima centuria della terza coorte. Alla legione ho donato una buona parte della mia vita senza aver mai disobbedito ad ordine, insultato un superiore, anzi addestrando i soldati a me sottoposti con un rigido senso del dovere, quello che ha contraddistinto le legioni romane e per cui le ricordate ancora.. Valeva anche per voi il motto: arruolati e vedrai il mondo? Nel tuo caso,la Palestina. Posso dire che mi sono ritrovato in Palestina per punizione, in forza alla secunda Cohors Italica Civium Romanorum, una coorte ausiliaria, cioè delle forze aggiuntive ma complementari delle legioni. Ho pagato a caro prezzo il mio amore per il vino di Falerno ed il mulsum. Sono stato degradato anche se per compensare i lunghi anni di ottimo servizio,il mio superiore mi ha concesso di conservare il grado di centurione. Non posso lamentarmi, potevo essere congedato con disonore, ma per uno come me che aveva servito sotto Germanico in Siria, che aveva ricevuto doni da Tiberio, fu veramente un pessimo momento, uno di quelli da dimenticare, come dite voi. E poi cosa accadde? Hai vissuto e calcato le strade della Palestina in un periodo che per noi appassionati di storia è molto interessante. La popolazione del luogo aveva usi e costumi inconsueti ed era indomabile ed intrattabile .Non hanno mai sopportato noi romani e non hanno mai nascosto il rancore nei nostri confronti. Non siamo mai riusciti ad avere con loro relazioni ,né con le buone né con le cattive. La Palestina è un luogo afoso ed inospitale, dove il caldo e la siccità la fanno da padroni. Con il caldo le malattie proliferano ed anche io fui colpito da una infezione agli occhi che già si era manifestata anni addietro, molto fastidiosa. Insomma non facevo altro che rimpiangere la mia legione, dove sognavo di poter tornare presto. Il clima politico non era dei più tranquilli; il prefetto della Giudea, Ponzio Pilato non era un abile politico e come gli ho rinfacciato durante una discussione non era neppure in grado di gestire un gregge di agnelli, figuriamoci dei barbari. Inoltre la setta degli Zeloti, un gruppo politico religioso fautori dell’indipendenza politica del regno di Giudea e strenui difensori delle loro leggi, fomentava rivolte appena possibile. Noi soldati dovevamo intervenire prontamente in città. Una forza di polizia in movimento, spesso fatti oggetto di sassaiole. Un popolo ignorante che non comprendeva che noi portavamo la civiltà ,costruivamo palazzi, strade ,acquedotti. Quando hai sentito parlare per la prima volta di Gesù,che cosa hai pensato? Non in termini lusinghieri certamente. Era un cialtrone, un predicatore con un seguito di puttane e pescatori. Uno da tenere d’occhio, perché parlava di regni e raccoglieva un esercito di persone. Uno che si spostava per tutta la regione, tenendosi ben lontano da Gerusalemme ed ovviamente dal grosso delle truppe romane. Quando lo sentii dire che avrebbe distrutto il tempio e ricostruito in tre giorni, lo bollai come un folle. Successivamente iniziai a vederlo come un soggetto altamente pericoloso per Roma, per me era uno Zelota. Uno che dice di essere figlio del Dio dei Giudei, prima o poi avrebbe utilizzato questa presunta sua potenza per fomentare una ribellione contro il nemico, ed il nemico eravamo noi romani. Ma riconosco che era abile con le parole, con la mente pronta a ribattere tono su tono, mi sarebbe piaciuto vederlo tenere testa a Cicerone, sarebbe stato un bel duello verbale e devo confessare che se non fossi stato un soldato, uno abituato ad essere pratico ed a non sognare ad occhi aperti, mi sarei lasciato facilmente irretire. Si diceva che guarisse i malati e che avesse resuscitato uno dalla tomba…qualcuno che creda a queste sciocchezza ai miei tempi c’era ed immagino anche ai vostri. Quanto sono state importanti per te la giustizia e la verità? Ciò che ha guidato la mia esistenza è cambiato con il tempo. Dapprima ero un soldato. Ho imparato ad obbedire ed ho imparato ad insegnare agli altri la disciplina e l’obbedienza. Il vitis, il bastone di cui eravamo dotati noi centurioni, era diventato una estensione del mio braccio…mi piaceva usarlo, non mi facevo scrupoli in proposito né con reclute né con sottoposti. Ho perseguito la giustizia ,ho punito nel suo nome ed ho ucciso nel suo nome. Dopo…sono cambiato. Ho rinunciato a tutto per la verità. La verità fa male, apre anche gli occhi che vogliono restare chiusi. Ti costringe a guardarti con occhi nuovi. E nel momento in cui apri gli occhi si sgretola il tuo mondo e la giustizia che credevi di seguire. Oh so bene che cosa vorresti dire,che sia solo una questione religiosa, che aver seguito Gesù, mi ha fatto aprire gli occhi sul mio mondo. Ma chi mi ha fatto aprire gli occhi non è stato Gesu’…non subito almeno, ma gli stessi uomini con cui avevo vissuto fianco a fianco per tanti mesi. Quando un essere umano da il peggio di sé, per salvarsi politicamente e mantenere lo status quo, è fondamentale aprire gli occhi e scegliere, sapendo bene che qualunque scelta cambierà la tua vita e non potrai più tornare indietro. Sono stato onesto e retto in un momento particolare della mia esistenza, non potevo immaginare che cosa sarebbe accaduto né cosa sarei diventato, ma la scelta è stata unicamente mia e ne sono fiero. Sei esistito veramente o sei il parto della fantasia degli scrittori? La crocifissione consisteva nella esecuzione di una sentenza ed era così atroce ed infamante che i cittadini romani non vi potevano essere sottoposti. Trattandosi di una esecuzione, tenete presente che i due crocefissi con Gesù erano ladri, era ovvio che dei soldati presidiassero il luogo dell’azione se non altro a salvaguardia dell’ordine pubblico e per evitare che parenti ed amici salvassero i condannati. Che ci fossi io od un altro soldato, non ha poi rilevanza, il mio nome è stato trascritto ed è vissuto nei secoli, tanto è vero che mi state intervistando. Sai che cosa è accaduto alla tua lancia? L’ho consegnata a Claudia Procula, la moglie di Pilato, prima che mi aiutasse a fuggire dalla prigione dove ero stato rinchiuso. Lei stessa mi assicurò che l’avrebbe custodita e poi mandata in Italia. Sinceramente avevo cose più importanti di cui occuparmi, ogni tanto ho pensato a tutte le mie armi, alla mia corazza ed alle mie falere,al mio bell’elmo. Poco alla lancia, per me aveva una duplice valenza. Usandola ,colpendo il costato del condannato da cui scaturirono acqua e sangue sono guarito fisicamente dalla infezione agli occhi e contemporaneamente ho iniziato a guarire anche moralmente…ma questi sono argomenti che esulano dall’ambito storico. Per le poche notizie che ne ho, so che l’imperatore Costantino l’ha brandita prima della battaglia al ponte Milvio, dove sconfisse le truppe dell’usurpatore Massenzio. Mi piace pensare di aver contribuito in piccolissimo grado a questa vittoria, e forse è stato così perché Costantino fece riportare la lancia ad Anxanun, poi ne ho perse le tracce e, forse dalla sua scomparsa, è nata la leggenda…ma questa è una altra storia, magari la terremo in serbo per un’altra intervista. E’ stato bello rispondere alle vostre domande… Ave atque vale. Grazie mille per averci concesso questa intervista! A noi di TSD non resta che invitarvi a leggere le prossime tappe del blog tour de “La lancia e la croce“! Buona lettura!

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