L’INQUISIZIONE  Spagnola, pur essendo una derivazione diretta di quella medievale, ebbe caratteristiche e dinamiche proprie che la contraddistinsero. La Spagna era un paese particolare con una storia distinta dal resto dell’Europa. Fin dall’VIII secolo, a partire dalla prima jihad, o guerra santa, musulmana, la penisola iberica era stata ininterrottamente un teatro di guerra tra musulmani e cristiani. Man mano che le conquiste del regno di Aragona e dei principi cristiani si consolidavano, si poneva il problema della convivenza religiosa che, per tutto il Medio Evo, senza particolari problemi rispetto ad altri paesi europei (pensiamo, ad esempio, ai sanguinosi pogrom nelle città tedesche dopo la peste nera), riuscì a far convivere musulmani, cristiani ed ebrei. Ma già sul finire del XIV secolo la situazione per gli ebrei iniziò a peggiorare, quando a Barcellona e in altre città spagnole, nell’estate del 1391, un’ondata di antisemitismo sconvolse i quartieri ebraici per colpa di gruppi di facinorosi ed esaltati che costrinsero gli abitanti di fede ebraica a scegliere tra il battesimo o la morte, dando luogo, per la prima volta, al fenomeno generalizzato dei “conversos, i neoconvertiti con la forza. A Siviglia ci fu un massacro impressionante (alcune fonti parlano di 4000 morti). Lo stesso Papa Nicolò V, con la bolla Humani generis inimicusarrivò a condannare questi comportamenti, affermando che la razza e la discen­denza non potevano essere usati come pretesti per discriminare gli ebrei. Dopo questi fatti, non furono pochi quelli di loro che, nonostante il re d’Aragona fosse intervenuto decretando che un battesimo ottenuto con la forza non avesse valore e che, pertanto, potevano tornare alla loro religione, decisero di rimanere cattolici. Ci fu chi lo fece perché convinto che l’apostasia di cui si era macchiato gli impediva di al giudaismo. Altri per convenienza e timore, nella speranza di essere, in questo modo, al riparo da eventuali aggressioni future. In seno alla collettività spagnola venne così a crearsi questa componente sociale giudaico-cristiana, numericamente non indifferente, di famiglie e gruppi di individui che conducevano una vita ibrida, seguendo usi e costumi cristiani ed ebrei allo stesso tempo. Molti conversos, ad esempio, continuarono a vivere nei quartieri ebrei per mantenere i legami e tradizioni familiari, pur battezzando e allevando come cattolici i loro figli. Questo fu anche causa di non poche tensioni tra coloro che rimasero fedeli alla tradizione e religione giudaica e quelli che si fecero cattolici. La convivenza fra le diverse comunità religiose restò comunque difficile, soprattutto fra gli strati sociali più bassi. Infatti, nei territori del regno iberico, gli ebrei e i conversos, molto numerosi, a cui era consentito di effettuare prestiti a interesse, godevano di una particolare attenzione da parte dei sovrani. Numerosi erano i conversos che arrivarono a ricoprire ruoli di primaria importanza nell’economia e nella cultura, rivestendo anche prestigiose cariche ecclesiastiche. Questa situazione produsse a più d’una frizione, soprattutto fra la vecchia aristocrazia e i ceti mercantili cristiani. Cominciarono anche a circolare scritti antisemiti, in cui si diceva che i conversos facevano parte di un disegno degli ebrei preparato per infiltrarsi tra la nobiltà spagnola e la Chiesa cattolica e cospirare contro di loro. Lo stesso nome di “marrani” (porci) con cui venivano indicati gli ebrei e i conversos testimonia inequivocabilmente il clima antisemita generalizzato nel paese. Ad aggravare la situazione era l’evidenza che in molti casi i conversos avevano aderito alla fede cattolica per convenienza che erano rimasti intimamente giudaici.

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