Quando l’intervento dei francesi (1494) consentì ai fiorentini di espellere i Medici dalla città e istituire la repubblica, Savonarola, che ebbe anche incarichi politici (un’ambasceria a Carlo VIII), adattò la sua predicazione profetica alla nuova realtà politica, propugnando la creazione a Firenze di un centro di rigenerazione morale e religiosa che avrebbe dovuto irradiare per tutto il mondo cristiano. Savonarola ebbe una funzione quasi dittatoriale di determinazione della nuova struttura della città, e interpretò l’intervento francese come realizzazione della vendetta e della punizione divina che aveva profetato. 7Alle riforme in direzione di democrazia e giustizia sociale si unì la forte propaganda morale del partito del frate, i piagnoni, che contrapposero la nuova realtà fiorentina alla corruzione della Roma papale. Il conflitto con papa Alessandro VI, che stava organizzando alleanze in funzione antifrancese, divise i fiorentini. Savonarola ignorò una convocazione a Roma, che lo chiamava a dar conto delle supposte rivelazioni divine, e il papa, sollecitato dal partito che a Firenze si opponeva al frate, iniziò un’inchiesta e lo sospese (1496) dall’ufficio di predicatore fino alla conclusione del processo. All’inizio Savonarola parve accettare la condizione di non toccare temi politici durante il processo (in effetti, una condizione impossibile da soddisfare); Alessandro VI alla fine lo scomunicò (1497), ma Savonarola negò ogni validità al provvedimento. La sua intransigenza gli alienava sempre più le simpatie dei cittadini, finché venne arrestato, dopo che un assalto al convento e contrasti con i frati francescani ebbero evidenziato il suo isolamento. Venne giudicato e condannato per eresia e scisma, e bruciato sul rogo, dopo l’impiccagione, con due confratelli, il 23 maggio del 1498.

(Fonte Citta’ Capitali)

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