A cura di Sara Valentino

Il 15 aprile 1452, nasceva Leonardo da Vinci,ma se foste convinti che in realtà Leonardo venisse dal futuro, sareste giustificati. L’artista e scienziato toscano è probabilmente la persona più geniale mai esistita sulla Terra: in ogni campo in cui si è cimentato, dalla pittura alla scienza, dall’anatomia all’architettura, era anni se non secoli avanti ai suoi coetanei. Nessun altra figura di genio, che sia Einstein o Dante, può vantare una simile superiorità intellettuale in così tanti campi. Leonardo da Vinci sembra venire da altrove, comunicando pensieri e concetti che avrebbero richiesto secoli per diventare patrimonio dell’umanità.

L’AUTOMOBILE

L’auto a molla di Leonardo non va a benzina ma a molla, non inquina e fu ideata per stupire i potenti del tempo: è l’automobile a tre ruote progettata da Leonardo Da Vinci. Dopo 5 secoli è stata realizzata, funziona e ha percorso 30 metri. Ora è “posteggiata” a Firenze.2

Forse chiamarla “automobile” è un po’ pretenzioso, ma sta di fatto che Leonardo, in pieno Rinascimento, aveva progettato un dispositivo dotato di ruote in grado di percorrere alcuni metri di strada in completa autonomia. Studiata per stupire i notabili dell’epoca alle feste di corte, la bisnonna delle moderne automobili era mossa da una coppia di molle a spirale, del tutto simili a quelle utilizzate sulle macchinine giocattolo del secolo scorso. Era dotata di un rudimentale dispositivo, simile ai moderni differenziali, che permetteva di farla sterzare.

500 anni di mistero. Dopo oltre 5 secoli di mistero e di tentativi più o meno riusciti, gli studiosi di Leonardo sono finalmente riusciti a dare un significato agli schizzi del foglio 812r del Codice Atlantico e a realizzare tre prototipi del carro semovente immaginato dal genio fiorentino. La loro costruzione ha coinvolto esperti delle più varie discipline: ingegneri, progettisti e anche esperti di robotica, come l’americano Mark Rosheim che ha tradotto in un vero e proprio capolavoro di meccanica gli appunti di Leonardo.

Interpretare il genio. L'”automobile” di Leonardo era rimasta a lungo un enigma, soprattutto a causa della documentazione incompleta offerta dai disegni pervenuteci. Per questo i precedenti tentativi di ricostruzione erano falliti. Un’attenta analisi ha permesso di comprendere l’intuizione di Leonardo: le molle a balestra visibili nella parte superiore del disegno vinciano non costituiscono il motore, come si era a lungo creduto, ma servono a regolare il moto; la propulsione è invece garantita da una coppia di molle a spirale contenute in tamburi sotto il carro. I tre modelli sono stati ricostruiti con estrema fedeltà ai progetti originali: in fase progettuale sono stati utilizzati modelli 3D ricavati dagli schizzi, mentre in fase di realizzazione, il laboratorio scenografico Opera Laboratori Fiorentini ha utilizzato materiali e tecniche costruttive plausibili per l’epoca nella quale sono stati progettati.

 Fonte: http://www.focus.it/natura/l-auto-a-molla-di-leonardo

 

L’ELICOTTERO

3È probabilmente la sua invenzione più famosa e sorprendente -poco importa che non possa funzionare. Leonardo da Vinci ha concepito numerosissime macchine volanti, ma la vite aerea di Leonardo del 1489, sembra allo stesso tempo ovvia e onirica. Lo scopo di Leonardo era di dimostrare che l’aria era un fluido: se così fosse, allora avrebbe potuto letteralmente avvitarsi nell’aria, sollevandosi. Questo non è altro che il concetto della moderna elica. La macchina sarebbe stata azionata a mano da quattro uomini: purtroppo in realtà è troppo pesante per potersi sollevare in questo modo. Solo nel 2013 un elicottero a propulsione umana è riuscito a volare.

IL PARACADUTE4

In caso succedesse qualcosa a bordo di una vite aerea, meglio prendere delle precauzioni. Nel Codice Atlantico si trova un buffo disegnino di un omino appeso precariamente a un aggeggio a forma piramidale. Leonardo commenta che con questo dispositivo, chiunque avrebbe potuto saltare da qualsiasi altezza senza farsi male. E aveva ragione: quando è stato testato nel 2000, il paracadute di Leonardo è stato un successo totale, con una discesa ancora più morbida e stabile di quella di un paracadute moderno. L’unico problema è che il suo peso sarebbe stato pericoloso all’atterraggio.

IL ROBOT

Un cavaliere in armatura germanica, interamente meccanico: se gli androidi sognano pecore elettriche, Leonardo da Vinci sognava gli androidi, descritti in varie pagine del Codice Atlantico. Riscoperto nel 1957, l’automa è stato costruito solo nel 2002 dall’esperto di robotica della NASA Mark Rosheim.

5

Ancora più impressionante però è il leone meccanico, costruito a Firenze nel 1515 e inviato a Lione  per accogliere il re di Francia Francesco I. Secondo le cronache, il leone era perfettamente in grado di camminare, come dimostrato dalla sua ricostruzione.

LA MUTA DA IMMERSIONE

Uomini rana nel 1490: perchè no? Sempre nel Codice Atlantico viene descritto uno scafandro completo per le immersioni, dotato di giacca, pantaloni e maschera con occhiali. L’aria sarebbe arrivata da una campana aperta alla superficie, tramite tubi rinforzati con anelli metallici per resistere alla pressione dell’acqua; oppure mantenuta in “bombole” di cuoio. 6Una tecnologia che poteva avere risvolti militari, per sabotare flotte nemiche; o civili, per la manutenzione navale. Leonardo era un uomo pratico: tra tutti gli accessori c’era anche un contenitore per le urine, sì da permettere le operazioni anche per lunghi periodi, un po’ come per gli astronauti. Leonardo da Vinci progettò anche macchine sommergibili, le quali però non voleva divulgare, perchè ne temeva il potenziale militare: “E questo non pubblico o divolgo per le male nature delli omini, li quali userbono le assassinamenti nel fondo de’ mari col rompere i navili in fondo e sommergeli insieme colli omini che vi son dentro”.

IL CARROARMATO

Eppure il pacifista Leonardo sapeva anche inventare terrificanti macchine da guerra, come un carroarmato meccanico dotato di cannoni su tutti i lati, capace di muoversi e sparare in ogni direzione.7 Otto uomini all’interno avrebbero manovrato il carro, muovendolo a forza di braccia (a Leonardo venne in mente anche di usare dei cavalli, ma scartò l’idea temendo che impazzissero all’interno del marchingegno). Curiosamente per la precisa e geniale mente del toscano, il progetto originale ha un difetto per cui le ruote si sarebbero mosse in direzioni opposte, e quindi il carroarmato non sarebbe andato da nessuna parte.

 LA BICICLETTA

8

La bicicletta di Leonardo è famosa come o più della vite aerea. Più di quella, il design è semplice e irresistibilmente moderno: i pedali, il manubrio, il sellino, le proporzioni sembrano fotografate dal presente. Forse troppo. Infatti secondo alcuni si tratta probabilmente di un falso. Il disegno era comunque attribuito non a Leonardo in persona ma a un allievo, Gian Giacomo Capriotti, che l’avrebbe schizzata nel 1493, possibilmente ricopiandola da un disegno del maestro oggi perduto. Ma nella descrizione originale del foglio del Codice Atlantico si trovano solo due disegni geometrici di due cerchi. Il resto del disegno sembra aggiunto a matita di grafite -che non era conosciuta prima della morte di Leonardo

LA CALCOLATRICE

Il folio 36v del Codice Madrid riporta il progetto di un curioso insieme di ingranaggi, costituito da numerose rotelle simili tra loro. La descrizione, come spesso accade, è assai criptica, e quindi non è chiaro a cosa servisse davvero. Secondo una ricostruzione degli anni ’60 opera dell’ingegnere Roberto A. Guatelli, che lavorava per l’IBM allo scopo di creare repliche dei macchinari leonardeschi, si sarebbe trattato di una primitiva calcolatrice meccanica, inventata quasi 150 anni prima della “pascalina” di Blaise Pascal. Non apppena la replica venne esposta però, venne immediatamente attaccata. La macchina originale non avrebbe mai potuto funzionare, perchè l’attrito, con i materiali dell’epoca, sarebbe stato eccessivo. Inoltre Guatelli si prese alcune libertà di troppo nell’interpretare il marchingegno, che probabilmente era solo un ingranaggio moltiplicatore.9

Non esiste nessun modo per immettere un input nella macchina, nè ci sono numeri sulle rotelle nel manoscritto: se è una calcolatrice è piuttosto incompleta. Tuttavia, se questo oggetto è facilmente convertibile in una calcolatrice, dimostra che Leonardo Da Vinci è stato dannatamente vicino a inventare la prima macchina capace di calcolare. Forse troppo anche per lui.

Fonte: https://www.wired.it/play/cultura/2014/04/15/sei-invenzioni-di-leonardo-da-vinci-che-sembrano-venire-dal-futuro-piu-due-che-probabilmente-non-ha-fatto/

         

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *